domenica 03 Luglio 2022

Bari, tazzina d’espresso al bar arriva a 1,20€: “Il caffè deve essere accessibile”

Aldo di Jèrôme Argiro: "Ci siamo adeguati all'aumento della materia prima e delle utenze e di conseguenza abbiamo aumentato, da due mesi, di dieci centesimi il costo del caffè. I clienti non l'hanno presa bene ma purtroppo l'aumento ha riguardato gran parte del nostro listino e anche i dolcetti costano dieci centesimi in più".

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MILANO – L’aumento del costo di una tazzina di caffè al bar sembra aver raggiunto persino Bari. I baristi baresi hanno spiegato l’origine di questo fenomeno affermando di essersi adeguati all’aumento della materia prima e, di conseguenza, all’incremento del prezzo del caffè. Alcuni, tuttavia, non cedono e decidono di non aumentare i prezzi. Leggiamo di seguito l’articolo di Marianna Colasanto per il quotidiano La Repubblica.

L’aumento dei prezzi a Bari

BARI – A Bari pagare un caffè più di un euro può sembrare oltraggioso ma sembra che presto dovremmo abituarci a pagarlo, al banco, dieci o venti centesimi in più. A spiegare le ragioni di questo rincaro sono i baristi baresi, alcuni dei quali hanno fatto da apri pista all’ennesimo aumento a cui si andrà incontro e che probabilmente adotterà la maggior parte delle caffetterie.

“Ci siamo adeguati all’aumento della materia prima e delle utenze e di conseguenza abbiamo aumentato, da due mesi, di dieci centesimi il costo del caffè – dichiara il 42enne Aldo di Jèrôme Argiro -. I clienti non l’hanno presa bene ma purtroppo l’aumento ha riguardato gran parte del nostro listino e anche i dolcetti costano dieci centesimi in più”.

Stesso discorso vale per Jèrôme Chocolat in Corso Cavour. Chi ci ha confermato i medesimi rincari applicati nell’altro punto vendita, ha preferito non dichiarare il proprio nome, ma ci ha mostrato il listino prezzi completo, da cui si evincono i dieci centesimi in più per il caffè.

Un aumento inevitabile

E la monetina tintinna anche fuori dal centro. Nel rione Poggiofranco, il 47enne Gaetano Abbondanza, del Bar Moderno in Viale Papa Pio XII dichiara: “l’aumento è stato applicato perché è aumentato il costo di acqua ed elettricità, che risale all’inizio dell’anno e non ha nulla a che fare con l’attuale conflitto – ci tiene a precisare il barista e continua – ma è l’unico incremento nel listino.”
“La maggior parte dei nostri clienti si è abituata a questo prezzo, altri meno: c’è chi lascia ancora un euro e non sempre ce la sentiamo di pretendere i dieci centesimi”.

C’è poi chi si è mosso in anticipo e alzando l’asticella, come nel caso del bar Veronero in via Piccinni, il cui caffè costa un euro e venti, già da luglio, ovvero da quando “ci sono stati i primi aumenti della materia prima”, dice il barista.

Anche in questo caso, parte dei loro clienti ha storto il naso. “Ne abbiamo persi alcuni – afferma il barista – ma altri sono ritornati perché apprezzano la qualità del nostro caffè che non ritrovano in altri bar”.

E ci sono poi i bar che resistono, che pur accusando il colpo del caro bollette, ancora mantengono il costo del caffè a un euro. Preferiscono non indispettire la loro clientela ma piuttosto coccolarla e allo stesso tempo salvaguardare gli affari.

Una bevanda accessibile a tutti

“Il caffè è una bevanda nazionalpopolare e deve essere accessibile – dichiara Il 50enne Antonio Papagna del Caffè Vergnano in Via Piccinni – ed è allo stesso tempo un “trascinatore”: chi prende il caffè spesso prende anche un pasticcino o delle brioche, al banco e da portar via ed è lì che ritrovo il mio guadagno, sebbene oramai il caffè è arrivato a costare sei euro al chilo.”

“Ma il caffè deve essere di qualità – precisa Antonio – e i clienti si accorgono quando non lo è: alcuni baristi che definisco incoscienti, cercano di trarre profitto dalla tazzina, mischiando le miscele, allungandole con chicchi a basso costo”.

Ma ciò che consuma molto energia in un bar è proprio la macchinetta del caffè a cui si associa l’aumento del prodotto e le bollette che devono sostenere i baristi, arrivano a cifre vertiginose.

“Saremo prima o poi tutti costretti a far pagare il caffè un euro e venti – dice la 41enne Fabiana Mercurio del Bar Viola in corso Sonnino a Madonnella – qui costa ancora un euro ma se dovessi aumentarlo, probabilmente, la mia clientela non gradirebbe e potrebbe rinunciare al caffè al bar e lo prenderebbe solo a casa.”

“In più – prosegue – può sembrare una sciocchezza ma non lo è: dare novanta centesimi come resto per il caffè a un euro e dieci, comporta riempire di spiccioli i clienti, che potrebbero ulteriormente indispettirsi”.

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