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Barbara Chiassai nella terza parte del convegno di Rimini sul prezzo dell’espresso

Parole chiave dell'intervento di Barbara Chiassai restano: formazione, qualità, consapevolezza del consumatore. Perché, il prezzo della tazzina fisso a un euro, potrà aumentare solo con l'azione congiunta degli operatori dietro al bancone dei bar

barbara chiassai
Barbara Chiassai

RIMINI – Ad alimentare la discussione rispetto al prezzo dell’espresso nei bar italiani, ha continuato dopo Luca Ramoni, Barbara Chiassai, Quality manager di Essse Caffè. Presente in duplice veste a Vision plaza: amministratore delegato dell’istituto espresso italiano (Iei) e membro del consiglio direttivo del consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale.

Barbara Chiassai: cos’è il consorzio?

Barbara Chiassai: “Magari conosciamo tutti i patrimoni tutelati dall’Unesco. Ci ricordiamo però più degli ambienti, delle zone e dei prodotti. L’idea è quella di portare il caffè espresso tradizionale, una cultura che ci vede da Nord a Sud tutti quanti rappresentati, riconosciuto come culturalmente un patrimonio italiano.

Una cosa che mi piace pensare è che sia una bevanda che ci unisce tutti. Al di là di cosa facciamo nel settore, di chi rappresentiamo e quale attore noi siamo all’interno di una filiera così lunga. Quindi, patrimonio dell’Unesco vuol dire poter esser tutti quanti rappresentati, e avere l’espresso tradizionale riconosciuto come bene culturale.

Perché, seppur in maniera diversa da Nord a Sud esista una tradizione che non si vuole azzerare, tutti quanti ci riconosciamo nell’avere l’espresso nel nostro dna. Un espresso di qualità poi, sarebbe ancora meglio. Concordo fortemente sul fatto che ci troviamo a dover pensare ancora a come insegnare al barista il modo di preparare il caffè.

Così come ai consumatori, di capire come riconoscere quando il caffè è fatto bene. E quindi sapere che il barista non ha sbagliato. In quanto quest’ultimo può comprare miscele di qualità sul mercato, perché ce ne sono come ce ne sono anche di basso livello, solo se ha la giusta formazione. E perché no, io propongo che il barista abbia la forza di dire: siccome sono sicuro della qualità del mio prodotto, voglio alzare il prezzo. Perché è troppo poco un euro.

E’ vero che il caffè è ciò che ci unisce, anche nell’esser d’accordo sull’euro, però se per quella cifra la bevanda è fatta male, forse neppure dovremmo pagarlo. Quando faccio formazione dico sempre: ma se un barista ha sbagliato in un’operazione molto semplice, a partire proprio dalla crema che tutti sappiano vedere, perché devo pagare anche solo quell’euro? Potrò chiedere di esser rimborsata?

Allo stesso modo, se io dall’altra parte sono certa di preparare un caffè di qualità, perché non posso farlo pagare un euro e venti? Voglio anche sostenere il livello della qualità che ti sto offrendo, in quanto barista formato. E solo se sono preparato sono poi in grado di convincere un consumatore del fatto che deve tornare nel mio bar e per notare la differenza degli altri vicino a me. Forse è arrivato veramente il momento di fare più di sistema. Il consorzio è proprio questo. Per una volta, agiamo in maniera unita. Che almeno l’Italia sia unita sotto la bandiera dell’espresso italiano. Questo è ciò a cui più auspichiamo. ”

Un’Italia unita sotto la bandiera dell’espresso italiano, ma anche a quello a uno e venti, a uno e cinquanta o in uno di minor qualità a un euro?

Risponde alla provocazione, Barbara Chiassai: “Se parliamo dal punto di vista gastronomico, io posso andare ad acquistare o a mangiare uno stesso prodotto che nel mio immaginario mi aspetto in un determinato modo, ma che poi posso trovare più o meno buono. Non è detto che sarà sempre allo stesso prezzo, anzi. Non esiste un costo imposto per un primo, un secondo o un’insalata quando vado in locale. Guarda caso i prezzi sono tutti diversi.

Questo vuol dire che, se qualcuno mi fa pagare un’insalata a 6 euro e 50/7, mi aspetto di trovare qualcosa in più rispetto a quella da tre euro. Sono disposta a pagare così tanto? Sì, se c’è dentro la qualità. Devo sostenere quella qualità. E’ difficile, ma devo dirti che per un caffè, tornando al nostro prodotto principe, ho una miscela, sono amministratore delegato dello Iei, ed è certificato come espresso italiano. Ha fatto un passo in più.

Ho un barista che ha fatto formazione approvata in uno dei nostri enti. Riesco a dare valore aggiunto a ogni tazzina. E quindi lo devo far percepire. Forse è arrivato veramente il momento: ci abbiamo messo così tanto ad arrivare all’euro, e magari è l’ora di muoversi più in fretta per cercare di aumentarlo ulteriormente. “