giovedì 08 Gennaio 2026

Andrea Illy a Bloomberg: “Perplessità sull’Eudr, quasi tutto il caffè è già esente da deforestazione”

L’Eudr è una norma a forte impatto – spiega Illy – poiché introduce delle regole, anziché degli incentivi. Non condivido la stima dell’UE secondo la quale il 7% del caffè sarebbe coltivato in aree deforestate. Nei miei calcoli siamo invece prossimi allo zero. La coltura del caffè è gravemente minacciata dal cambiamento climatico. Fortunatamente, l’agricoltura rigenerativa si sta dimostrando efficace, non soltanto rispetto alla resilienza climatica, ma anche in termini economici e di qualità. Il trend di decommoditizzazione in atto da tempo fa sì che il segmento gourmet costituisca oggi il 12% del mercato. Confermata la roadmap che prevede la quotazione in borsa entro il 2026

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MILANO – Eudr, agricoltura rigenerativa. trend di consumo e progetti di quotazione al centro di un’intervista ad Andrea Illy, presidente di illycaffè, che è stato ospite di The Pulse, una trasmissione di Bloomberg, condotta dalla giornalista Francine Lacqua. Riportiamo alcuni dei passaggi salienti. L’Eudr è una norma a forte impatto – ha esordito Illy – poiché introduce delle regole, anziché degli incentivi.

Regole alle quali i paesi produttori hanno difficoltà a uniformarsi, poiché non sempre essi sono dotati delle tecnologie necessarie per realizzare la georeferenziazione e raggiungere la piena tracciabilità, come richiesto dall’UE, oltretutto in tempi molto brevi.

Ma penso che con tanto lavoro e con il sostegno degli investimenti privati la maggior parte dei paesi ce la farà.

E ciò è un fatto positivo, perché sarà possibile certificare che tutto il caffè importato nell’UE non è coltivato in aree deforestate, anche se la mia personale opinione è che sia già così. Non condivido la stima dell’UE secondo la quale il 7% del caffè sarebbe coltivato in aree deforestate. Nei miei calcoli siamo invece prossimi allo zero.

Come Andrea Illy giustifica questa diversa valutazione?

È difficile fare dei calcoli precisi, perché molte delle aree di produzione dell’Africa non sono tracciate. I dati rilevati dai satelliti non sono sempre pienamente attendibili e vanno dunque integrati con rilievi sul campo, cosa che si sta ora facendo.

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