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La Marzocco apre le porte dell’Accademia dell’espresso: la cultura del caffè si rinnova

accademia dell'espresso
Marta Kokosar, General manager, all'ingresso dell'Accademia dell'espresso

MILANO – Una vecchia fabbrica che torna alla vita, dove la produttività trova un nuovo significato: qui si crea, ma cultura, quella del caffè. Il cuore della nuova Accademia dell’espresso, che ha aperto le porte al mondo degli addetti del settore, resta la cultura del chicco. Oltre le macchine, oltre il marchio La Marzocco: al suo interno, tutto è esperienza pura.

Accademia dell’espresso: dopo 5 anni tutto è pronto

In questa sua ultima versione, la struttura conserva la sua impronta iniziale in alcuni particolari simbolici come la volta ideata da Bambi nel 1960, quando l’accademia era ancora un’officina. O come l’angolo presieduto dalla statua di un leone, icona dell’azienda e simbolo del Rinascimento, conservato intatto all’interno dell’edificio rinnovato. Per non dimenticare il passato, da dove tutto ha avuto inizio.

All’entrata accoglie gli ospiti la general manager Marta Kokosar

Che in un inglese impeccabile fa gli onori di casa, da brava Cicerone guida i visitatori attraverso le varie stazioni in cui si articola l’Accademia. All’entrata, oltre la sua presenza, colpiscono la convivenza di elementi diversi che certo non ci si aspetterebbe all’interno di un classico museo: flipper, vecchi tavoli da lavoro e accessori vintage insieme nello spazio di pochi metri.

Marta Kokosar con alle spalle un vecchio tavolo da lavoro

E poi, a qualche passo dall’ingresso, il Bambi Bar: un modello vintage del locale progettato nel 1959, dove una barista si cimenta di fronte a tutti con pezzi classici. Una macchina La Marzocco Gs e, soprattutto, due miscele ricostruite secondo le ricette dell’epoca. Un blend per il sud di 60% arabica e 40% robusta. E un altro 95% arabica e 0.5% robusta per i palati del Nord.

In entrambi i casi, l’ordine perentorio è quello di degustarli con almeno due cucchiaini di zucchero. Impossibile farne a meno. E se lo dicono gli esperti, c’è davvero da seguire le indicazioni alla lettera.

Il museum cluster

Composto da tre aree ben distinte: quella di tecnologia e prodotto, quella della storia e cultura, infine quella dedicata alla materia prima.

A colpire per primo è il muro tecnologico: un particolare gioco di ingranaggi che, una volta azionato, simula in maniera creativa il processo produttivo delle macchine La Marzocco.

L’ipnotica opera d’arte che riproduce la produzione

Stefano della Pietra, designer delle macchine, strappa il pubblico al luna park tecnologico, addentrandosi negli aspetti più tecnici. Anche questi reinterpretati in un modo sui generis: appesi al muro, dei quadri all’interno dei quali sono stati smembrati i corpi delle macchine. Di cui si possono così apprezzare i più piccoli dettagli meccanici.

Una delle macchine destrutturate nel museo

E non solo: soltanto girandosi di qualche grado, le novità dell’azienda, spiegate da ologrammi.

L’ Accademia dell’espresso racchiude una linea temporale

La seconda parte della visita si sposta verso la storia, non solo dell’azienda, ma anche del contesto mondiale attorno a essa. Per seguirne gli sviluppi senza perdere il contatto con un quadro più ampio.

Le antiche macchine La Marzocco

Tutto ciò che caratterizza la linea temporale che parte dalle foto dell’azienda e continua con vecchi modelli di macchine, è modulabile, sostituibile e interattivo. Così com’è stato pensato l’archivio storico de La Marzocco, che presto, grazie alla collaborazione con l’Università di Napoli, sarà disponibile in versione digitalizzata. In questo modo, il pubblico potrà consultare i documenti antichi senza il rischio di danneggiarli.

A concludere questo viaggio nel tempo, l’iconico furgoncino di consegna, il Bambi Van. Che nelle sue forme vintage e i colori accesi, chiude il percorso della seconda area.

Il Bambi Van

Terzo step dell’ Accademia dell’espresso: il chicco

L’agronomo Massimo Battaglia introduce gli ospiti in un’area in cui come prima cosa si nota un messaggio allarmante, sulla minaccia del cambiamento climatico. Al quale risponde, dall’altra parte della stanza, un enorme riquadro composto dal coffee family tree: le ramificazioni di tutte le varietà di arabica decorano la parete.

E mentre la narrazione procede con l’esplorazione dei vari processi che trasformano il chicco (esposto in tutte le sue fasi, dal verde alla tostatura), lo sguardo cade nella foresta ricreata all’interno dell’ Accademia dell’espresso.

Un vero e proprio ecosistema curato per la coltivazione di qualche pianta di caffè. Al suo interno, il potere di far piovere con un solo tasto.

Per l’inaugurazione dell’ Accademia, oltre i corsi le macchine Ace

Una linea di attrezzature avanzate prodotte in numero limitato per celebrare l’apertura del centro di formazione. Dotate di una tecnologia che non può esser industrializzata. All’interno dell’Accademia, così come spiega l’espresso specialist Gianni Tratzi, solo caffè direttamente dal contatto con le associazioni che sostengono i Paesi produttori. Il programma di corsi partirà nella prossima primavera e attende chiunque avesse il desiderio di formarsi all’interno di un campus certificato Sca e Qci.