domenica 11 Gennaio 2026

Manilla e N1: quando specialty e cartoleria si uniscono in un unico format gestito da due donne

Lo specialty arriva soltanto dopo, perché si sposava bene con la filosofia di Manilla: consumo rilassato, momenti di bellezza: “Anche il caffè richiede tempo, attenzione al dettaglio, ricerca della materia prima e dell’estrazione”

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MILANO – Le caffetterie specialty hanno diverse forme: c’è chi ha unito fiori e caffè, c’è chi i libri, chi gli occhiali da sole: la storia di Manilla a Milano quindi, si inserisce in questo filone di concept ibridi che però si muovono sempre sullo stesso binario, la qualità.

Dalla Lettonia, Manilla nasce come cartoleria e poi si evolve in una sintonia con angolo specialty coffee

Ieva Lazdane e Emmy Popesco sono socie, la prima segue la parte della cartoleria, la seconda la caffetteria. Ma per capire meglio come tutto è partito, bisogna fare un passo indietro e osservare le origini di Manilla: Lazdane, da architetto di interni si sposta in Italia per creare qualcosa di proprio e così porta il primo franchising ibrido del format lettone ideato da Linda Lukstina, a Milano, città di suo marito.

Lo specialty arriva soltanto dopo, perché si sposava bene con la filosofia di Manilla: consumo rilassato, momenti di bellezza: “Anche il caffè richiede tempo, attenzione al dettaglio, ricerca della materia prima e dell’estrazione”.

Emmy ha fatto questa proposta di una caffetteria specialty coffee in un fortunato incontro, e dopo un anno e mezzo il sogno, si è fatto realtà. Emmy è nata in Francia e si è trasferita in Italia a 5 anni, crescendo a Milano e poi viaggiando per studiare nel mondo. Ora si trova a Singapore, ma Milano è rimasta nel cuore.

Una distanza siderale, colmata con naturalezza grazie ai 20 anni di amicizia e dalla condivisione di esperienze e passione per il caffè. Emmy confessa: “Non riesco ormai più a bere il caffè cattivo. A Singapore, questa bevanda è di un livello più alto, è considerata maggiormente, ed è qui che è iniziato il mio interesse per lo specialty coffee.

Con N1 abbiamo sviluppato il concetto di proporre un coffee corner dove vivere il rito del caffè con calma.”

Ieva ed Emmy, si sono così unite nella trasmissione di prodotti di qualità tra bakery e caffè. Da questo sogno ora si è arrivati in realtà.

Parliamo di caffè nel nuovo concept store

L’angolo caffetteria (foto concessa)

Sul menù una monorigine Etiopia Sidamo, più floreale, che sa di cioccolato e frutta secca, ben bilanciato. Poi un blend tra Colombia, Brasile e Perù che si equilibrano in tazza “Per non shockare publico non abituato al specialty coffee’’, – specifica team N1. Manilla si colloca comunque in una zona residenziale e quindi era essenziale per noi iniziare con una soluzione di origine specialty ma comprensibile al palato anche meno esperto.”

Tutti chicchi selezionati dalla torrefazione Caffè del Borgo con cui esiste una collaborazione, che rispecchiano i gusti, l’etica e la qualità di N1.

Il caffè Etiopia Sidamo è servito sia in espresso (a 1.80 euro) e sia in pour over, invece la miscela anche nelle versioni fredde e con il latte, anche d’avena. “Siamo molto consapevoli del prezzo che abbiamo fissato, dopo una lunga ricerca che ci ha fatto comprendere che quella cifra era giustificata”.

In un corner specialty coffee, non poteva mancare una macchina di caffè La Marzocco sul bancone, gestita da un barista senior con l’esperienza nel mondo di caffe’ dal tutto il mondo.

E gli spazi?

Dentro Manilla a Milano (foto concessa)

Racconta Lazdane: “Essendo innanzitutto un architetto di interni, avevamo un vantaggio sul riformulare gli spazi nel rispetto delle norme di somministrazione valide qui a Milano. Abbiamo valutato ogni centimetro e alla fine siamo riuscite a modificare solo il 30% del negozio. La parte più complicata da gestire sono stati i bagni e aggiungere l’angolo caffè. I clienti restano sorpresi da quanto siamo riuscite a sfruttare un ambiente piccolo di appena 40 metri quadri, dividendolo in due aree. Le vetrine aiutano a far percepire gli spazi più ampi e luminosi.”

Un aneddoto che sembra quasi destino: in precedenza nello stesso locale, c’era proprio un bar. Era un po’ già scritto: “Avevo lasciato invariati gli attacchi dell’acqua e scarico, la trifase. Come se ci fosse già in qualche angolo della mia mente la prospettiva di integrare la caffetteria.”

Ovviamente, per realizzare questo format, entrambe si sono appoggiate e confrontate con specialisti e professionisti, da costruttori di macchine agli stessi baristi, per comprendere come organizzare al meglio la zona bancone e assicurare un flow del servizio che fosse il più fluido possibile.

Il Nuovo concept store in via Bronzino 21 è nella sua versione ibrida ed è ancora agli inizi, ma si pensa già ai prossimi sviluppi: attualmente ci sono sei posti per sedersi al interno e delle panchine nei dehors ma “Valuteremo più avanti come ampliare ulteriormente il business”.

Una cosa è certa fin qui: In questo prezioso angolo di Milano, si è creato un team al femminile affiatato che funziona anche con tanta distanza geografica tra loro.

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