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A Settimo Torinese presentato ieri 1895 Coffee Designers by Lavazza, capacità di reazione da leader mondiale dell’espresso

Torrefaziune Lavazza 1895 a Settimo Torinese
Una visione centrale della torrefazione Coffee Designers by Lavazza di Settimo Torinese

SETTIMO TORINESE (Torino) – Quando un’azienda apre la fabbrica svela il cuore e va in scena l’amore della proprietà, qui della Famiglia Lavazza, per il prodotto. E il rispetto per il consumatore, l’utente finale: che usa i prodotti ogni giorno. È quello che è andato in scena ieri nella nuova torrefazione esperienziale Lavazza.

Un impianto che vederlo capisci subito che è stato pensato, sin dalla progettazione, per essere palcoscenico di un teatro. Dove va in scena l’amore per il caffè dei Lavazza. Un rapporto iniziato nel 1895, l’anno magico che dà il nome all’impianto e alla filosofia del prodotto, e che continua tutt’ora con un successo che è mondiale.

Destinato a durare, come ha detto Giuseppe Lavazza martedì 20 durante la presentazione alle autorità del Piemonte, tra gli altri il sindaco di Torino Chiara Appendino, «almeno per i prossimi 200 anni». Poi si vedrà, evidentemente: per continuare ancora. All’insegna del nuovo «italian coffee style», che si è manifestato ieri qui.

Lavazza, capacità di reazione da leader

Quello seguito ieri, condotti da Michele Cannone, Lavazza Brand Away from home director, è stato un percorso che ha permesso di scoprire come le torrefazioni, gli stabilimenti di cottura del caffè, non siamo tutti uguali.

La storia, lo storytelling come usa adesso, è stata raccontata dal valoroso Michele Cannone, ieri nelle vesti di professore del caffè torrefatto all’italiana. Nostra specialità nazionale.

lavazza
Un altro degli allestimenti della fabbrica

Lavoro facile, in realtà, quello di Cannone perché la fabbrica nuova di Lavazza in via San Daniele 16 a Settimo Torinese, parla da sola. Basta guardarla da vicino come è stato concesso, senza filtri.

Tra l’altro, forse non a caso, l’impianto 1895 ha l’ingresso dal lato opposto a quello della fabbrica storica, tradizionale. Quindi: senza rinnegare nulla, nello stesso comprensorio produttivo, ma con intenti differenti. Molto differenti.

Ci sarebbe tantissimo da dire. Sintetizziamo. Macchine soltanto dell’ultima generazione, tutte a recupero d’energia, votate al risparmio. Impianti che tutti gli altri del ramo vedranno molto più avanti. Attrezzature tutte ecologiche. Così questa fabbrica, va da se, è autonoma per la fornitura d’energia.

E parla al futuro anche con gli strumenti di misura dei laboratori a vista, con tutti i segreti in vetrina. Come dire: qui nulla da nascondere. Apparecchiature come alla Nasa ma adattate alla valutazione, alla misurazione dei mille aspetti del caffè. Verde, in cottura, cotto, impacchettato. E anche assaggiato sul posto in una doppia zona bar monumentale.

Una cattedrale del caffè

Di più. Un circuito di Formula 1 dove le monoposto sono i chicchi di caffè che abbiamo visto correre nei tubi trasparenti dal magazzino alle tramogge ai serbatoi di stoccaggio alle impacchettatrici. I piloti erano tutti all’opera nella rigorosa divisa Coffee designers by Lavazza 1895. Sono i 20 addetti coordinati dal direttore di stabilimento Michele Galbiati. Con Francesca Dangelico, responsabile ricerca e sviluppo. Tutti con lo stesso impegno, stessa concentrazione, stessa dedizione dei piloti dei Gran Premi di Formula 1. Di cui, va detto, il Lavazza Group è anche sponsor attraverso la scuderia Williams.

Si entra nel nuovo universo Lavazza

In questo stabilimento ideale, eppure reale, pulsante, produttivo anche mentre si mostrava, Michele Cannone ha condotto un gruppetto di giornalisti, ben distanziati e mascherati, come usa adesso. Ha erudito i taccuini in questo paradiso del caffè. Lo stato dell’arte delle fabbriche del settore. Oggi di sicuro. Ma anche per il futuro: sarà difficile fare meglio. Perché, come in Formula 1 e nell’arte, i soldi non bastano. Serve, come è servita qui, la capacità di reazione da leader del Gruppo Lavazza.

Anzi, esaminando i dettagli e la sostanza, anche molto di più dello stato dell’arte. La fabbrica, la torrefazione in cui tutti i caffè prodotti nel mondo da adesso vorrebbero finire. Per rinascere e inebriare il mondo.

Se qualcuno dei presenti aveva ancora quale dubbio, gli era sfuggito qualche passaggio, ci ha pensato, a giro concluso, Stefania Zecchi con i suoi assaggi a convincerci tutti.

Assaggi coinvolgenti. Va da se: caffè superiori

Uno dei due spazi bar nello stabilimento 1895 by Lavazza di Settimo Torinese

Ma anche trattati con grande perizia in modo da offrire all’assaggio sapori buoni e netti. Come soltanto i grandissimi chef sanno fare. Una competenza che ha lasciato attoniti tutti, anche i più scafati.

E al bancone di un bar mai visto e neppure immaginato, uno dei due bar, davanti ad una monumentale Faema E71E, la soave competenza degli accompagnatori orchestrati da Stefania Zecchi, che si è definita semplice barista, anche se il suo compito in fabbrica è ben diverso, si è abbinata agli assaggi di piatti arrivati dal Ristorante Nuvola. Tutti, rigorosamente, a base di caffè, anche di verde che è difficilissimo da macinare. Un tripudio di squisitezze dedicate a sua maestà il caffè.

Anzi, i nuovi caffè speciali 1895 Coffee designers by Lavazza. L’intera gamma dei caffè prodotti qui, sette differenti, tre miscele, altrettante monorigini e un microlotto.

Le tazzine di caffè di qualità estratti con una Faema E71E

Il debutto è stato un Hypnotic fruit, una miscela di caffè specialty: Brasile 70% arabica naturale con sentori di cioccolato, mandorla e miele; Colombia 15% arabica lavata con fermentazione anaerobica che conferisce un sapore di prugna matura. Infine, per fare 100, Bolivia 15% di nuovo arabica naturale che conferisce il sentore, nettissimo se indirizzati da Zecchi, di albicocca. Ha precisato la specialista: questo caffè, dopo la macinatura, va bene per l’estrazione in espresso e moka.

È poi toccato al Petal storm, altro specialty blend: Brasile (60%), Kenia (20%) ed Equador (20%).

Gli altri assaggi ammanniti e spiegati nei dettagli più segreti da Stefania Zecchi? Tutti almeno sublimi. Sotto, in apposito articolo, trovate i dettagli di tutti.

In ogni caso: difficile scegliere il migliore, per lo meno quello che ci è piaciuto di più. Forse il Kilele dal Kenia estratto a freddo. Che ci ha portato in tazza, grazie a questa tecnica di estrazione lentissima, soltanto il meglio.

La conclusione più appagante.

Infine Opera prima microlotto dallo Yemen

Ma non possiamo chiudere senza citare almeno Opera prima, un microlotto Yemen singola origine, soltanto 600 kg, tutta la produzione di piccoli coltivatori indipendenti delle regioni di Ibb e Dhamar. Un super caffè scovato, come tutti gli altri specialty da Cristiano Portis che è anche Q Grader.

Della scuderia 1895 Coffee Designers By Lavazza è il più caro: 12,90 la confezione in grani da 125 grammi, 103,2 euro al chilo. Costoso? No dopo averne sentito e visto la storia.

Ancora meno caro se si considera che per l’estrazione in espresso ne bastano 7 grammi. Due conti e si scopre che per una tazzina bastano 72 centesimi di euro. Un affare per un’esperienza più unica che rara.

Gli altri prezzi sono tutti sul sito di e-commerce www.1895bylavazza.com, da 35 € al chilo in su.

Ce ne sono per tutti i gusti. Trattandosi sempre di caffè speciali, ancorché alcuni proposti sotto forma di miscela, i prezzi variano da 35 euro al chilo in su. Fino ai 103 euro del caffè Yemen.

Dopo questa prima serie di impressioni sullo stabilimento e i caffè speciali by Lavazza, avremo modo di riparlarne.