domenica 07 Agosto 2022

Venezia gialla, ma non basta ancora: tutti i locali storici di Piazza San Marco sono chiusi

Per il momento nessun locale riapre; per qualcuno, come lo storico Florian se ne parlerà tra marzo e aprile, per altri, come Lavena, non vi sono date. Si resta alla finestra ad attendere il ritorno del turismo, almeno di prossimità

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VENEZIA – La zona gialla ha dato nuova vita (oltre che colore) a molte città italiane, dove i bar e i locali hanno potuto riaprire finalmente ai clienti e riappropriarsi di alcuni riti messi in stand by dal Covid. Non tutti però sono rimasti coinvolti da questa lenta rinascita, come ad esempio molte caffetterie veneziane. Leggiamo i motivi dietro questa decisione dall’ansa.it.

Venezia gialla, ma non aperta

Venezia torna ad essere zona gialla, come il resto del Veneto, ma i caffè storici di Piazza San Marco restano con le serrande abbassate. Non basta l’apertura dei confini comunali, e nemmeno le rassicurazioni sulla prossima riapertura di Palazzo Ducale tra una decina di giorni.

“Il centro storico veneziano necessita non solo della possibilità di spostarsi all’interno della regione – spiega all’Ansa Claudio Vernier, titolare dello storico Caffè Al Todaro e presidente dell’Associazione Piazza San Marco – ma degli spostamenti tra regioni e dei visitatori europei”.

Alcuni negozi e gallerie sono sempre rimasti aperti in Piazza in questo periodo, spiega il presidente, per dare un segnale di resistenza:

“Ad esempio la galleria Ravagna, la gioielleria Tokatzian e Rolex sono sempre rimaste aperte – elenca Vernier – ma i caffè storici hanno necessità di incassare cifre considerevoli per giustificarne le aperture, e al momento mancano i presupposti”.

Per il momento nessun locale riapre; per qualcuno, come lo storico Florian se ne parlerà tra marzo e aprile, per altri, come Lavena, non vi sono date. Si resta alla finestra ad attendere il ritorno del turismo, almeno di prossimità.

“Abbiamo accolto con gioia la notizia della riapertura di Palazzo Ducale a Venezia e di tutti i musei civici – conclude Vernier – ma per attività che hanno spese e numerosi dipendenti, come i caffè storici, non è sufficiente, serve il ritorno del turismo”.

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