giovedì 22 Febbraio 2024
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Faema e Word Bicycle Relief: donate un milione di biciclette nell’Africa rurale

Studi condotti in Uganda, Tanzania e Sri Lanka su centinaia di famiglie hanno dimostrato che una bicicletta può aumentare il reddito delle famiglie anche del 35%. Ciò che una strada fa a livello macro per aumentare il trasporto, la bicicletta supporta a livello micro e può quindi essere uno dei mezzi migliori per sradicare la povertà nei paesi in via di sviluppo

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World Bicycle Relief, affiancata dal sostegno di Faema, intende raggiungere l’ambizioso obiettivo di donare un milione di biciclette nell’Africa rurale entro il 2025. Già a febbraio 2020 erano state consegnate 500mila biciclette in 21 Paesi diversi. Leggiamo di seguito l’articolo di Stefano Rodi per scoprire di più sull’iniziativa.

Il progetto di Word Bicycle Relief e Faema in Africa

MILANO – E’ l’obiettivo che vuole raggiungere entro il 2025 l’organizzazione Word Bicycle Relife, alla quale dall’Italia arriva il sostegno di Faema. Il 70% della popolazione vive in aree rurali con pochi collegamenti e le due ruote sono un mezzo che contribuisce a ridurre la povertà e a migliorare la qualità della vita.

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Una bicicletta può cambiare la vita, soprattutto dove questa è difficile, come in molti Paesi africani o nel Sudest asiatico. E World Bicycle Relief da 18 anni sta lavorando proprio per portare questo mezzo di trasporto in paesi in via di sviluppo di tutto il mondo. A febbraio 2020, erano state consegnate 500mila biciclette in 21 paesi diversi e l’obbiettivo è quello di raggiungere il numero di un milione entro il 2025.

Tra gli sponsor che hanno deciso di dare il loro contributo per raggiungere questo obiettivo in Italia c’è Faema che per il secondo anno consecutivo offre il suo contributo a questo progetto.

Il 70% della popolazione africana vive in remote aree rurali. Spesso senza strade, acqua o elettricità. Nel solo Sudafrica, più di 500mila persone percorrono più di 12 km al giorno solo per andare e tornare da scuola.

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Studi condotti in Uganda, Tanzania e Sri Lanka su centinaia di famiglie hanno dimostrato che una bicicletta può aumentare il reddito delle famiglie anche del 35%. Ciò che una strada fa a livello macro per aumentare il trasporto, la bicicletta supporta a livello micro e può quindi essere uno dei mezzi migliori per sradicare la povertà nei paesi in via di sviluppo.

Biciclette speciali

Per raggiungere questi obiettivi ci vogliono bici adatte per le strade, spesso sterrate, in cui verranno utilizzate. Il nome Buffalo, con cui vengono marchiate quelle distribuite da Wbr, non è stato dato a caso, visto la resistenza e la durata di questi modelli che pesano 23 chilogrammi, inclusi portapacchi posteriore e parafanghi e possono trasportare un carico che arriva al quintale di peso. Questa bicicletta viene realizzata in tre diverse strutture, tutte in Africa: una ad Harare, in Zimbabwe, una a Lusaka, in Zambia e una a Kisumu, in Kenya.

Africa biciclette
Le Buffalo sono modelli di biciclette adatte all’utilizzo su strade accidentate e utilizzabili per il trasporto di materiale pesante (immagine concessa)

Formazione dei meccanici

Per garantire la manutenzione delle biciclette, World Bicycle Relief ha implementato un programma di formazione, con corsi specifici per meccanici che vengono forniti di tutte l’attrezzatura necessaria. Fino a febbraio 2020 sono stati 2.300 i meccanici formati nelle loro comunità in Zambia, Zimbabwe, Kenya e Uganda.

Nel contesto di un’economia che più circolare di così non si potrebbe, il progetto di Wbr aiuta poi i meccanici ad avviare la propria attività in molti paesi dell’Africa subsahariana rurale.

buffalo meccanici
Un ciclista al lavoro con una Buffalo (immagine concessa)

Istruzione

Lanciato nel giugno 2009, il programma Bicycles for Educational Empowerment (BEEP) è un’iniziativa educativa in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dello Zambia, sostenuta da diverse Ong internazionali. Il suo obiettivo è fornire 50.000 biciclette a scolari e insegnanti nei distretti rurali dello Zambia per migliorare l’accesso all’istruzione riducendo i tempi di viaggio.

Il 70% di queste biciclette è assegnato agli studenti, mentre il 30% è destinato a insegnanti, leader della comunità e meccanici di biciclette. I primi rapporti sul programma mostrano un aumento della percentuale di bambini che completano la scuola: 88% nelle strutture “ciclabili” rispetto alla media nazionale del 60%.

bambino bicicletta
Un bambino a cavallo della bicicletta (immagine concessa)

Assistenza sanitaria

Dal 2006 al 2009, sempre in Zambia, World Bicycle Relief aveva coordinato un altro progetto per affrontare la crisi dell’Hiv/Aids, fornendo 23mila bici a volontari per l’assistenza domiciliare della comunità, educatori per la prevenzione delle malattie e famiglie vulnerabili.

Le biciclette fornite hanno consentito non solo di servire un maggior numero di persone, ma ha anche facilitato un maggiore livello di assistenza prestato a coloro che erano serviti, poiché i lavoratori hanno potuto avere visite più frequenti e avere anche un impatto più significativo nella loro interazione con i malati cronici.

Calamità naturali

In collaborazione con World Vision, Trek Bicycle e il governo locale, World Bicycle Relief ha fornito oltre 200mila biciclette in Sri Lanka a uomini, donne e bambini più bisognosi dopo lo tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano.

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Un uomo a lavoro (immagine concessa)

Il processo di selezione includeva esigenze economiche e commerciali di base, distanza dal lavoro e distanza dalle scuole. Un rapporto indipendente ha rilevato che quasi il 90% dei destinatari di biciclette ha utilizzato le proprie biciclette per guadagnarsi da vivere. World Bicycle Relief ha anche fornito biciclette alle organizzazioni di soccorso che lavoravano in Kenya per combattere la carestia del 2011.

Pedalate benefiche

Il sostegno di Faema al progetto è iniziato lo scorso anno durante il Giro d’Italia, grazie alla collaborazione con Tecnogym: tutti i visitatori dello stand trovavano le cyclette per pedalare a fine benefico.

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Un uomo a lavoro con la bicicletta (immagine concesssa)

L’azienda ha poi trasformato in una donazione la distanza coperta: 120.000 chilometri grazie alla fatica di circa 5mila ciclisti. Quest’anno invece il progetto è stato esteso su Strava, app nota a tutti i ciclisti che misura le distanze percorse. Di strada ne è stata fatta tanta: 7 milioni di chilometri, grazie a un gruppo di 30mila ciclisti.

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