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Tazzina più cara: la scelta di alcuni baristi di Vicenza impugnata da Codacons

«È gravissimo che i gestori si accordino per alzare tutti insieme e nella stessa misura i listini al dettaglio - tuona Rienzi, Codacons- perché rappresenta un evidente danno per i consumatori. Privati della possibilità di scegliere dove acquistare a prezzi più convenienti. Capiamo le difficoltà degli esercenti, ma non è scaricando illegalmente sui cittadini i maggiori costi e i minori guadagni legati al covid che si potrà tornare alla normalità»

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Com'è il quadro per i pubblici esercizi

VICENZA – In questi giorni sta facendo scalpore la decisione di alcuni baristi di Vicenza, che si sono uniti nel rincaro del prezzo della tazzina e di altri prodotti nei loro locali. Una decisione un po’ dovuta al momento di difficoltà economica, un po’ perché, come spesso si è letto su queste pagine, l’euro per l’espresso è un prezzo che andava alzato fià da molto tempo a sostegno dell’intera filiera e della qualità. A difesa del consumatore però, il Codacons ha intrapreso un’azione contro i gestori vicentini. Leggiamo la notizia di Giulia Armeni da ilgiornaledivicenza.it.

Tazzina della discordia tra operatori e consumatori

Caffè amaro. E indigesto, almeno per il Codacons. L’associazione per la difesa dei  consumatori ha infatti impugnato la decisione dei baristi vicentini di aumentare il prezzo della tazzina ad 1 euro e 30 presentando un esposto all’antitrust. Ad annunciarlo, all’indomani della notizia dei rialzi apparsi nei listini di numerosi locali della città, è il presidente Carlo Rienzi, per il quale l’operazione si configura, «a tutti gli effetti, come un cartello anti-concorrenza, vietato dalle leggi italiane e comunitarie».

Una controffensiva

Sferrata dopo la scelta di alcuni locali (si parla di 50, comunque qualche decina) di apportare variazioni ai menù nell’ordine dei 10-20 centesimi, sull’espresso ma anche su cappuccino, brioche e molto altro.

Una libera iniziativa se compiuta in modo individuale, un meccanismo non lecito – perché in grado di influenzare il mercato – se frutto di un “patto”, come lo definisce il Codacons

Va precisato che, a detta del comitato Guia (Gruppo unito indipendente attività commerciali), tutto sarebbe nato su una chat ma nella forma del confronto amichevole e non dell’alleanza d’impresa. A valutare la vicenda sarà, a questo punto, l’autorità per la concorrenza, che per i cartelli prevede multe salate.

«È gravissimo che i gestori si accordino per alzare tutti insieme e nella stessa misura i listini al dettaglio – tuona Rienzi. – perché rappresenta un evidente danno per i consumatori. Privati della possibilità di scegliere dove acquistare a prezzi più convenienti. Capiamo le difficoltà degli esercenti, ma non è scaricando illegalmente sui cittadini i maggiori costi e i minori guadagni legati al covid che si potrà tornare alla normalità».