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A Vicenza, 50 baristi uniti per alzare il prezzo dell’espresso: critiche da tutti

Molti gestori hanno scelto di portare un caffè a 1,30 euro e un cappuccino a 1,80. Strategia non condivisa, per ora, da altri centri. Del resto, c’è anche chi, proprio a Vicenza, lunedì 18 maggio, ha lasciato sul bancone 20 euro per un caffè come gesto di solidarietà

vicenza 50 baristi
Vicenza con i locali pieni prima del Covid

VICENZA – Da lunedì 18 maggio, il rito della tazzina ha riconquistato il suo posto nella quotidianità degli italiani, che ora possono sorseggiarla seduti ai tavoli – a debita distanza e con mascherina pronta all’uso -. Non è passata neppure una settimana intera da quanto tutto questo è diventato realtà, che già il Codacons ha segnalato un aumento dei prezzi al bar non apprezzata dagli stessi consumatori. Peccato che il tema del rincaro del prezzo dell’espresso è di vecchia data: discusso da tutti gli operatori del settore sicuramente ben prima dalla pandemia. E che, ancora adesso, diventa una questione su cui le persone non riescono proprio ad accettare un aumento dei costi. Per questo la decisione presa da 50 baristi di Venezia, di vendere la tazzina al di sopra dell’euro, ha registrato delle reazioni seccate. Leggiamo la notizia da corrieredelveneto.corriere.it.

50 baristi a Vicenza uniti per alzare i prezzi

Come si sono «risvegliati» i piccoli centri e le città venete? Con una distesa festosa di tavolini all’aperto che nel corso della giornata si sono affollati via via. Così in piazza Bra a Verona, così nelle piazze del centro di Padova, Treviso e Vicenza.

Radicalmente diverso il panorama in piazza San Marco dove gli storici Caffé, dal Florian al Quadri, non hanno aperto i battenti

«E per chi? – dice la veneziana Cristina Giussani, presidente di Confesercenti – per i piccioni e i gabbiani?». Il convitato di pietra del primo giorno di piena normalità è proprio il turismo. I convitati di pietra, in questo caso, sono 5 milioni, tanti sono i turisti svaniti nel nulla. Lo rileva Coldiretti che aggiunge «a pagare il conto più salato è l’alimentare».

Lunedì 18 maggio in Piazza il fashmob di protesta di un centinaio di negozianti e partite Iva del gruppo «Ri-viva san Marco». Per sollecitare le misure promesse dal Governo in aiuto delle categorie economiche lagunari già provate dall’acqua alta.

Il rialzo dei prezzi

Tanti dipendenti di attività riaperte sono ancora in cassa integrazione perché la domanda, appunto, è «timida». Così arriva il primo caso di significativo (e simbolico) rialzo dei prezzi. Succede a Vicenza, dove una cinquantina di gestori di bar hanno scelto di portare un caffè a 1,30 euro e un cappuccino a 1,80. Strategia non condivisa, per ora, da altri centri. Del resto, c’è anche chi, proprio a Vicenza, lunedì ha lasciato sul bancone 20 euro per un caffè come gesto di solidarietà.

La frase che riecheggia è «tenga il resto»

A fare il pienone, lunedì, senz’altro i saloni estetici e gli acconciatori. Un barbiere, a Mestre, ha iniziato (e non è certo stato il solo) con 14 ore filate a sforbiciare e la prospettiva di prenotazioni sold out fino al 21 giugno. Dal barbiere di piazza Ancilotto a Treviso, fra i primi clienti c’era il vescovo. Ressa (telefonica) per strappare una seduta taglio-colore dal parrucchiere.

Con l’eccezione, a Padova, di molti saloni gestiti da cittadini cinesi ancora chiusi, pare per la sanificazione da completare. All’Arcella ha aperto uno su 4. Nella Venezia orfana di turisti, i negozi aprono al rallentatore, tornano le gondole, ma solo quelle del servizio traghetto. Per cercare il segnale più luminoso di speranza meglio andare a Jesolo dove le «bagnanti zero» del 2020 sono state mamma e figlia provenienti da Zoldo (Belluno) che, col cagnolino di famiglia, sono scese, come ogni anno, all’Hotel Villa Sorriso. L’accoglienza è stata calorosa visto che l’unico cliente in questi mesi è stato un uomo con la moglie ricoverata al Covid-hospital. La vita riprende a scorrere e le mascherine, con un fotografo nei paraggi, sono pronte per essere alzate nelle tavolate appena rarefatte di ragazzi in piazza delle Erbe a Padova.

In otto, spritz di giubilo alla mano. In quanti, alla fine hanno aperto?

Secondo Confesercenti l’85-90% dei negozi, il 70% dei bar, l’80-90% dei mercati ma solo il 30% dei ristoranti che si preparano per il fine settimana. Crescono anche i passeggeri sui mezzi pubblici. L’assessore regionale Elisa De Berti spiega che da lunedì c’è un +10% di offerta sui treni per specifiche richieste degli utenti. Fra 10 giorni, un altro 20% arrivando all’80% dell’offerta.

Sui bus la competenza non è regionale ma ci sono aumenti di flusso. Le norme regionali alzano quasi al 50% la capienza: non più 9 persone (anziché 97) ma 40. «La domanda è variabile, – dice De Berti – le abitudini cambiano. Si dovrà ritarare la programmazione».

La reazione dei consumatori alla scelta dei 50 baristi

Durante la trasmissione che ogni giorno va in onda su Rai 2, Agorà, la notizia della decisione condivisa dai 50 baristi sul rincaro dei prezzi ha fatto discutere. Raccontata da uno di questi titolari alla conduttrice, è stato piuttosto criticato dai partecipanti al programma.

Comprensibile o no questa continua opposizione a una questione che, così come ben sanno gli addetti ai lavori, dovrebbe cambiare a prescindere dallo stato di emergenza?

Il video e l’intervento del gestore, al seguente link, al punto 1.24.15