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SVIZZERA – Se ne va il capo del gigante del cacao

Pur avendo messo a segno un balzo degli utili del 14,5%

Nonostante i risultati finanziari di tutto rispetto, ha deciso di rassegnare le dimissioni Juergen Steinemann, amministratore delegato di Barry Callebaut, società svizzera protagonista nel settore del cacao e cioccolato. L’abbandono è stato annunciato appena dopo la pubblicazione dei risultati annuali, che hanno visto l’utile salire del 14,5% a 255 milioni di franchi (212 mln euro), per un fatturato pari a 5,86 miliardi di franchi (4,87 mld euro).

Le vendite in volumi sono salite dell’11,8%. Determinante, nel raggiungimento di questo traguardo, è stata l’integrazione di Petra Foods, azienda di Singapore acquistata un anno e mezzo fa: senza il suo contributo i volumi sarebbero migliorati di poco meno del 3%, facendo appena meglio del mercato.

Steinemann, che si trova al timone di Barry Callebaut dal 2009, rimarrà nel consiglio di amministrazione e sarà proposto alla carica di vicepresidente. Niente rotture traumatiche, dunque: anzi, il passaggio di consegne diverrà esecutivo nell’agosto 2015 per preparare il terreno alla successione e individuare il nuovo capo azienda.

Se la società gode di buona salute, perché Steinemann ha deciso di lasciare? Egli, pur dicendosi soddisfatto dell’andamento economico, ha osservato che le prospettive a breve termine sono molto problematiche in un contesto nel quale il prezzo del cacao è alto. Già nell’ultimo esercizio le vendite in volumi sono calate dell’1,2% in Europa. Pur avendo conseguito un incremento tra il 7 e l’8% in Sudamerica e in Asia, l’area dei paesi emergenti potrebbe accusare un rallentamento.

Barry Callebaut è nata nel 1996 dalla fusione della belga Callebaut e della francese Cacao Barry. L’azionista di maggioranza è la famiglia tedesca Jacobs. Per crescere si è puntato innanzitutto sulla specializzazione sulla clientela professionale nella consegna di cacao, cioccolato e guarnizioni: tra i clienti figurano colossi come Nestlé, Unilever e Mondelez. Ciò ha comportato la cessione, avvenuta due anni fa, della fabbrica di Digione.

L’altra scommessa riguarda le nazioni emergenti, dove è in aumento il consumo di prodotti a base di cacao. Nei mesi scorsi è stato inaugurato un nuovo impianto produttivo in Indonesia, oltre ad alcune fabbriche in Turchia, Cile e India. E per finire, con la divisione Gourmet, Barry Callebaut conta di ottenere una marginalità di tutto rispetto.