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In Svizzera il caffè non è più un bene essenziale: stop allo stoccaggio dal 2022

Attualmente sono tenute da parte 15.300 tonnellate di caffè, cioè l’equivalente di tre mesi di consumo nazionale di caffè. Per i cittadini svizzeri, la fine dell’accumulo di caffè potrebbe portare a una riduzione del suo prezzo in quanto potrebbe venire a cadere la tassa per finanziare la pratica

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Novità dalla Svizzera

SVIZZERA – Molti di quelli che non riescono a partire carichi di primo mattino senza la loro tazza di espresso, non sarebbero d’accordo con la decisione della Svizzera di considerare ufficialmente il caffè come bevanda non essenziale per la sopravvivenza. Una specie di eresia per molto coffee-addicted che durante la giornata non contano neppure più quanta caffeina hanno messo in corpo, ma che per la terra della puntualità fa parte di quei prodotti non indispensabili: si termina qui col farne delle scorte per i tempi di magra. Leggiamo i dettagli di questa scelta, da ilgiornaledelcaffè.it.

Svizzera: il governo ha annunciato l’intenzione di smettere di accumulare scorte di emergenza di caffè

Un bene dichiarato “non essenziale” alla sopravvivenza umana. L’ufficio elvetico responsabile prevede che nella lista delle scorte indispensabili, stilata durante l’epoca della guerra mondiale, debba esserci una presenza obbligatoria di scorte di caffè per almeno 3 mesi. Nella lista si trovano alimenti come zucchero, riso, oli da cucina e grassi. Mercoledì scorso, ufficiali del Paese hanno fatto sapere che è in corso una rivalutazione dei beni essenziali in caso di emergenza.

Il caffé non sarebbe più un “oggetto vitale” per la Svizzera, dunque

“Ha poche calorie e non contribuisce al fabbisogno nutrizionale richiesto”, ha scritto l’Economic supply procurement (Eaf). Una decisione definitiva sulla questione del caffè sarà presa in novembre: in caso passasse l’idea, la Svizzera smetterà di accumulare caffé dal 2022.

Paese dipendente dall’importazione di merci, la Svizzera ha mantenuto la sua politica dell’accumulo di scorte d’emergenza anche dopo la fine della seconda guerra mondiale come “misura precauzionale”. Le aziende che producono caffé sono obbligate a stoccare la merce. Nel nostro caso, sono 15 le ditte tra cui Nestlé obbligate a conservare “chicchi d’emergenza”.

“Se una crisi imprevista impedisse al mercato di soddisfare la domanda di beni di prima necessità, avere delle riserve da utilizzare è uno strumento prezioso per l’approvvigionamento economico del Paese”, afferma il governo.

Attualmente sono tenute da parte 15.300 tonnellate di caffè, cioè l’equivalente di tre mesi di consumo nazionale di caffè. Per i cittadini svizzeri, la fine dell’accumulo di caffè potrebbe portare a una riduzione del suo prezzo in quanto potrebbe venire a cadere la tassa per finanziare la pratica.

Se gli svizzeri hanno deciso di diminuire le scorte di caffé, appassionati della bevanda di tutta Europa ne hanno sottolineato l’importanza sui social media

“Si tratta di una mossa imprudente da parte dei nostri vicini svizzeri”, scrive un utente Twitter austriaco. L’utente tedesco Greg McNevin ha semplicemente cancellato la Svizzera dalla sua lista di potenziali paesi da visitare in caso di apocalisse, lasciando aperte solamente le opzioni Islanda, Nuova Zelanda e Australia.

Il londinese Ally Suart ha fatto notare che le sue nuove responsabilità genitoriali gli impediscano di fare a meno del caffé. Un bene diventato ora assolutamente vitale.