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A Shanghai c’è il boom di aperture di locali e ristoranti dallo scorso mese di giugno

Da giugno è stato un boom di aperture di locali e ristoranti. In primo piano le opzioni vegetariane, i mocktail e le birre artigianali. Ma ci sono anche 43 stelle Michelin

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Lo skyline di Shanghai

SHANGHAI – Shanghai, ormai diventata un riferimento nel mondo del lusso e dell’ospitalità, riparte alla grande, dandoci una speranza per il futuro della nuova normalità. Con i numeri dei contagi che si contano sulle dita di una mano – il tracciamento è continuo e capillare – le università, le fabbriche, i locali, i parchi di divertimento (Shanghai Disney Resort in primis) hanno riaperto i battenti. La città si è preparata a festeggiare Halloween con vari eventi per tutte le età, si organizzano concerti, serate house e dj set. Guardandola dalla nostra parte del mondo sembra di essere tornati indietro nel tempo. Speriamo sia un ritorno al futuro.

Shanghai un altro modo di vivere la pandemia

Anche perché dopo mesi di stop (oltre due per la megalopoli) e limitazioni, l’ospitalità qui può già contare sul rimbalzo. Durante la prima settimana di ottobre, festa nazionale, in Cina si sono sposate 600mila coppie, e 637 milioni di persone hanno ripreso a viaggiare nel Paese. Una vera boccata d’ossigeno per le industrie dell’ospitalità, della ristorazione e del banqueting.

L’online sicuramente è un canale che si è ulteriormente rafforzato, ma ormai ogni esperienza d’acquisto tende a essere multicanale. Intanto tutti aspettano il Single’s Day dell’11 novembre: un evento che qui assume proporzioni monstre (39,5 miliardi di dollari di vendite lo scorso anno) da quando nel 2009 è passato online con Alibaba. E pensare che era stato inventato agli inizi degli anni ‘90 da alcuni studenti dell’Università di Nanchino per celebrare l’acquisto “coccola”, impulsivo e terapeutico, ma anche le uscite a cena nonostante – e anzi proprio in quanto – single. Gli oltre 100mila ristoranti della città, ma anche bar e club, si preparano ad accoglierli con serate a tema.

L’imbarazzo della scelta in effetti c’è

Anche perché l’estate ha visto un boom di lanci di locali che erano stati rimandati a causa della pandemia. Tra le aperture più interessati, il mitico ristorante dim sum di Hong Kong, Tim Ho Wan, noto per essere “la stella Michelin meno cara del mondo”, che ha aperto un locale al quarto piano del Jingan Kerry Centre.

E a proposito di stelle, la “rossa” per il 2021 sancisce definitivamente la qualità dell’offerta cittadina, assegnando a Shanghai ben 43 macarons

Con 32 una stella, 10 due stelle (tra le quali la new entry Da Vittorio) e un tre stelle confermato, Ultraviolet, il ristorante aperto nel 2012 dallo chef francese Paul Pairet con un solo tavolo: anche questa, in fondo, una tendenza che potrebbe trovare altri adepti in futuro.

La nuova ondata di aperture tende ad affermare i trend per il prossimo decennio, come l’artigianalità e il veganesimo. Un esempio? DuLi, ristorante dall’“attitudine californiana e sapori cinesi” con menu interamente a base di vegetali, aperto a fine luglio dall’olandese Thijs Bosma, ispirato dalla cucina vegetariana di Chengdu. O il birrificio creativo danese Mikkeller che ha debuttato in città con un bar con shop a giugno nel quartiere trendy di Jing’an.

In ascesa anche i Mocktail, i cocktail analcolici, con vari locali che propongono versioni sofisticate a base di Seedlip, distillato a gradazione alcolica zero. Il futuro sembrerebbe proprio dover passare anche da qui.