venerdì 21 Gennaio 2022

Sanapo, cultura del caffè in tv: “Un successo, specialty adesso fuori dalla nicchia”

Il coffee hunter: "Non mi aspettavo questo successo: avevo anzi un po' di timore per questa prima volta. Certo ci saranno anche pareri contrastanti, ma alla fine di tutto dico: va bene, se queste sono le critiche, sono felice comunque. Non c'è felicità senza invidia, dice il filosofo greco Eschilo."

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MILANO – Francesco Sanapo è riuscito a fare cultura del caffè anche durante la pausa festiva, portando la sua avventura in piantagione in televisione, sul canale del Gambero Rosso. Un Natale con più consapevolezza per una bevanda che in Italia consumiamo tutti, ma che solo in pochi conoscono per davvero. L’Uganda è entrata in casa nei giorni di festa, attraverso le immagini e le parole di un esperto conoscitore della materia (dai campi sino alla tazzina). Ma com’è andata questa incursione nei piccoli schermi?

Sanapo è riuscito nel suo intento di raggiungere anche l’iconica “Signora Maria” mentre armeggiava la moka formato famiglia a chiusura del pranzo natalizio? Lo abbiamo chiesto a lui, che ha tenuto il polso di quella che tutti ci si augura sia il primo step verso una comunicazione più inclusiva.

Sanapo, The Coffee Hunter ha conquistato il pubblico?

“E’ innanzitutto un traguardo che ho inseguito per tanto tempo: ci sono due modi per diffondere la cultura del buon caffè, ovvero attraverso le caffetterie (ne ho aperte tre) e poi con l’utilizzo dei media moderni come la televisione, i social, per comunicare alla gente. Da anni ci provavo: dalla creazione di barista&farmers dove portavo 10 baristi in piantagione. Abbiamo avuto una diffusione internazionale anche in piccole dosi, in diversi Paesi. Lo abbiamo trasmesso a ogni announcement del WBC.

Poi è nata l’idea di The Coffee Hunter, per raccontare il mio lavoro quotidiano, andando alla ricerca di specialty direttamente sul posto. Io voglio realmente incontrare le persone, sapere cosa fanno, come la pensano: lo specialty è risultato anche di questo, del come nasce e cresce. Oltre a questo, mi permette di raccontarlo in maniera ancora più potente. Ecco perché mi armo di valigie e parto verso i Paesi produttori.

Volevo far vedere alla gente ciò che cosa c’è dietro la tazzina. The Coffee Hunter finalmente riesce ad arrivare su Sky ed è stato un successo

Ho ricevuto numerosissimi messaggi da sconosciuti, tutti che ringraziavano per aver raccontato il caffè in maniera inedita, con una visione diversa dal solito, senza veicolare dei brand. Parliamo di prodotti, non di marchi. Nella narrazione vera e propria non ci sono pubblicità: non è quello lo spirito. Sono riuscito, pur con tanto sacrificio perché la strada più semplice era quello di sponsorizzare le aziende, a creare questo documentario e a portarlo in tv. Ho resistito e ce l’abbiamo fatto grazie alla fiducia del Gambero Rosso.

Sanapo: mandarlo in televisione mi ha permesso di raggiungere le persone. Mi consegneranno i dati verso fine mese, ma si parla di un buon numero di views

Non ho mai ricevuto messaggi dagli chef così tanto come adesso in seguito alla trasmissione televisiva. Sono persone che lavorano nell’industria dell’ospitalità e che però non si intendono di caffè: posso dire che ho aperto dieci messaggi tra un centinaio ed erano tutti da parte di chef, sommelier, bartender. Non la solita nicchia di coffeelovers quindi, che pure si è spesa con dei feedback interessanti: anche quelli che possono considerarsi dei competitor, hanno preso The Coffee Hunter come uno spunto che possa aiutare realmente il mondo dello specialty e della filiera.

Sono iniziative che portano bene alla missione comune. Io sono andato in tv e ho aperto la strada: spero che qualcun altro si impegni nello stesso racconto un po’ più nazional popolare, della bellezza del territorio che coltiva il caffè.

The Coffee Hunter è stato un successo e spero che non si interrompa: sto già organizzando gli altri due episodi in Colombia, andando in bicicletta, prendendo spunto da ciò che ho fatto nel mio viaggio di sensibilizzazione sulla percezione del caffè da Firenze a Lecce.

Io lotto per far diventare il caffè più “figo” e dargli la giusta attenzione. Tutto ciò che faccio, è per costruire un futuro dietro e davanti questa bevanda. Sia per le persone che ci lavorano al suo interno che per i consumatori.

A tutti i miei colleghi, amici, competitor dico che è arrivato il momento di alzare i prezzi del caffè. Abbiamo avuto problemi nella produzione nei vari Paesi che sono stati colpiti dal fenomeno della Niña, dalle ghiacciate: produrre il caffè oggi non è semplice e quindi i coltivatori devono affrontare costi e sfide maggiori.

Ai torrefattori dico: bisogna pensare di aumentare il prezzo anche a prescindere della qualità. Nel senso che anche il caffè non specialty deve avere un costo maggiore. Entriamo a gamba tesa su questo punto: con The Coffee Hunter volevo far capire che il caffè non è una semplice commodity.

Non mi aspettavo questo successo: avevo anzi un po’ di timore per questa prima volta.
Certo ci saranno anche pareri contrastanti, ma alla fine di tutto dico: va bene, anche se ci sono le critiche, sono felice comunque. Non c’è felicità senza invidia, dice il filosofo greco Eschilo.”

Per chi fosse curioso, lasciamo anche il trailer completo del documentario andato in onda

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