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SALUTE – Quattro tazze di caffè riducono il rischio di tumore

tumore

Chi beve più di quattro tazze di caffè al giorno riduce il rischio di morte per tumore. L’ultima benedizione alla “tazzulella” viene da una ricerca condotta dall’American Cancer Society. Il quale segnala come il consumo della bevanda abbasserebbe il pericolo, almeno per quanto riguarda il cancro della bocca e della faringe in maniera significativa. Fino al 49 per cento.

Tumore “sconfitto” dal caffè

Un effetto positivo, seppur non così significativo, potrebbe essere legato anche al consumo del decaffeinato, se si superano le due tazze al giorno. Ma va ricordato che le dosi negli Usa sono molto più abbondanti delle nostre.

Secondo la ricercatrice che ha condotto lo studio, Janet Hildebrand, l’effetto positivo dipende dal fatto che i caffè contiene una varietà di antiossidanti, polifenoli e altri composti attivi biologici che possono aiutare a proteggere dallo sviluppo o dalla progressione dei tumori.

La ricerca americana è solo l’ultima della serie

Già prima si era dimostrato che il consumo di elevate quantità di caffé poteva aiutare a prevenire il tumore del colon-retto. D’altro canto, solo poco tempo fa è apparsa su New England Journal of Medicine una ricerca che ha dimostrato come bere molto caffè non aumenti il rischio di morte.

Lo studio si basa sulle interviste a un campione di 229.119 uomini e 173.141 donne rilasciate al National Institutes of Health-AARP Diet and Health Study.

Gli intervistati erano soggetti sani

Senza precedenti tumori o patologie cardiovascolari o cerebrali, di età compresa tra i 50 e i 71 anni. Nel periodo di monitoraggio, durato da uno a 14 anni, sono stati riscontrati circa 52.000 decessi. Inoltre, si è visto che in corrispondenza con l’aumento del consumo di caffè diminuiva la mortalità totale.

Nello specifico, per quanto riguarda gli uomini, scendeva dell’1 per cento. Almeno tra chi consumava meno di 1 tazza di caffè al giorno; mentre del 6 per cento tra chi ne beveva uno e del 10 per cento tra chi beveva due o più tazze al giorno.

Per le donne, si arrivava al 14-15 per cento per 2 o più tazze di caffé al giorno.

Una curiosità

Lo stesso effetto si è visto anche per il decaffeinato. Come se non bastasse, il consumo di caffè è stato associato a una diminuzione del rischio di diabete. Nonché di malattie cardiovascolari.

Ma allora, il caffè può essere davvero un aiuto per la salute? E perché spesso, soprattutto a chi ha problemi cardiaci, si consiglia di limitarne il consumo?

«Prima di tutto bisogno chiarire che questi studi dimostrano un’associazione, e non un rapporto causa-effetto tra consumo di caffè e diminuzione dei rischi sull’organismo» spiega Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca all’Istituto Nazionale per gli Alimenti e la Nutrizione «in ogni caso, l’unico elemento da controllare nel caffé è la presenza di caffeina, che ha una serie di azioni sull’organismo e in particolare sul sistema cardiovascolare.

In genere, in ogni tazzina ci sono circa 80 milligrammi di caffeina e per il corpo sarebbe ottimale non superare la soglia di 4-5 milligrammi per chilo di peso al giorno di questa sostanza.

Questo significa che un uomo di ottanta chili potrebbe raggiungere quasi 400 milligrammi al giorno, cioè almeno quattro tazzine». Il consiglio è quello di tenersi intorno ai 300 milligrammi al giorno, però, senza dimenticare che la moka di casa, in genere, è più ricca di caffeina rispetto all’espresso del bar o delle macchinette domestiche.

Così facendo, la persona sana non dovrebbe avere problemi. Attenzione però: stiamo parlando di medie.

Le persone particolarmente sensibili alla caffeina, possono andare incontro a un aumento del battito cardiaco anche dopo un solo caffè.

L’importante è conoscere sé stessi e le proprie reazioni, ricordando che magari, se si soffre di pressione alta o di altri problemi cardiovascolari, è meglio limitarsi alla tazzina della mattina e a quella dopo il pranzo.

Per chi soffre di insonnia, poi, meglio evitare i caffè nel pomeriggio.

«Esiste però una possibile restrizione, che va sempre tenuta presente» aggiunge Ghiselli «chi soffre di gastrite in fase acuta o ha un’ulcera potrebbe avere fastidi bevendo caffè, perché questo aumenta la secrezione acida dello stomaco. In pratica questa è l’unica reale controindicazione.

Va ancora ricordato che gli effetti positivi vanno associati anche al consumo di decaffeinato, soprattutto ora che nella maggior parte dei casi viene ricavato da tipi di pianta che nascono senza caffeina».

Insomma, chi non riesce a partire la mattina senza una tazza di caffè e non può farne a meno nella pausa pranzo, può stare tranquillo. Con una sola controindicazione.

Secondo uno studio del Brigham and Women’s Hospital di Boston e della Harvard School of Public Health, consumare più di tre tazze al giorno aumenterebbe il rischio di glaucoma, forse per la presenza di elementi che potrebbero influire sulla pressione dell’occhio, il cui incremento è alla base della malattia.

Come sempre, quindi, la prima regola da seguire è quella del buon senso.

 

Fonte: il Secolo XIX