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Roma, nei bar della capitale il virus non fa rialzare il prezzo dell’espresso

Dopo gli aumenti al Nord, indagine in 7 locali in giro per la città: niente rincari, nessuna speculazione. I titolari - nonostante la grave crisi - sottolineano: «I nostri problemi non possono ricadere sui clienti»

Colosseo aumento prezzo espresso
Il Colosseo, simbolo di Roma

MILANO – L’argomento è molto caldo. L’aumento del prezzo dell’espresso in alcune caffetterie, soprattutto al nord, ha scatenato le critiche del Codacons. Si tratta di un tema molto complesso che non può certo essere affrontato con grida manzoniane. Ma entrando nel dettaglio della questione come ha fatto Istituto nazionale espresso italiano. Non dappertutto tuttavia i prezzi aumentano. Non nella capitale, per esempio. Come illustra l’inchiesta di Claudio Rinaldi per la pagina di Roma di corriere.it .

di Claudio Rinaldi
ROMA – Con la riapertura dei bar, il caffè è risultato un po’ più amaro perché alcune attività hanno ritoccato a rialzo i prezzi. Non a Roma però – almeno è quello che risulta dal viaggio del Corriere in sette bar di sette zone diverse della città – dove la tazzina del caffè è rimasta invariata.

«Alzare i prezzi è l’ultima cosa che farei, da noi quello al banco costa un euro dal 2013. Non cambiamo certo adesso», è il commento di Franco Cirulli, uno dei soci del Portofino in via Cola di Rienzo. I tavoli all’aperto si sono dimezzati, tutti i dipendenti hanno la mascherina, all’ingresso c’è un dispenser con il gel igienizzante. Spese in più dunque da fronteggiare che, secondo Cirulli, «non possono mica ricadere sui clienti. Dobbiamo invogliare la gente a venire, non il contrario».

Stesse risposte in un altro rione della Capitale, al bar dei Cocci del mercato di Testaccio. Qui si è deciso persino di azzerare il costo del servizio al tavolo: «Prima c’era un’aggiunta di 50 centesimi per chi si sedeva all’esterno. Ma è il momento di andare incontro e non contro il cliente», dice la responsabile Veronica Bocci.

Al Meccanismo Roma in piazza Trilussa a Trastevere si entra al massimo tre persone alla volta. Per terra ci sono gli indicatori per la distanza di sicurezza e la porta dell’uscita non è la stessa dell’entrata. Emanuele alla cassa, da dietro il plexiglass, è attento che tutti rispettino le regole, riprendendo anche i più indisciplinati: «Non possiamo rischiare, i vigili passano spesso e poi ne va della salute di tutti». Il caffè? «Un euro come sempre e si può pure pagare col bancomat».

A piazzale Clodio il Tribunale civile è ancora fermo, così le attività che vivono grazie al movimento che si crea ogni giorno attorno al Palazzo di Giustizia sono in difficoltà. Giulio Lovisi ha acquistato il Gran Caffè Clodio l’anno scorso: «Non avrei mai immaginato di ritrovarmi in questa situazione, se avessi saputo avrei fatto altre scelte. Ora mi sento abbandonato, ma non alzo i prezzi perché non posso far pagare ai clienti ciò che lo Stato avrebbe dovuto darci e non ci ha dato».

«Il caffè al bar è un lusso soprattutto adesso. È davvero un momentaccio per tutti, anche per chi spesso frequenta il bar. Tanti impiegati, gente normale: 90 centesimi per me è il giusto non di più», taglia corto David Candelaresi del Barrios Cafè all’angolo con via della Giuliana.

Hanno deciso di non modificare il listino dei prezzi anche altre due storiche attività: il bar Mondi a Ponte Milvio, dove tutto sembra essere organizzato con cura: tavoli a distanza di oltre un metro, gel igienizzante e panchine con i segni su dove ci si può sedere per mantenere la distanza. E Ciampini a piazza San Lorenzo in Lucina: «I clienti sono già pochi – osserva Vincenzo, il responsabile di sala -. Ce li vogliamo tenere stretti, alzando i prezzi andrebbero via».