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Roastelier by Nescafé un format destinato inevitabilmente a fare scuola anche nel nostro paese

Sappiamo quanto il mercato di casa nostra sia diverso e peculiare. Ma sappiamo anche che la nuova (a)normalità durerà ancora per un bel po’. E le scene pre-Covid dei bar stipati di gente come una vettura della metropolitana all’ora di punta non torneranno più. Perlomeno nel prossimo futuro. Per sopravvivere e crescere gli esercenti dovranno puntare molto di meno sul numero di clienti e atti di consumo e molto di più, rispetto al passato, sul valore aggiunto

roasterlier by nescafé
Un barista in azione

MILANO – C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico nell’aria. È l’aroma del caffè fresco di tostatura, tipico dei bar torrefazione di una volta, oggi sempre meno comuni. Roastelier by Nescafé è la proposta di Nestlé Professional per riportare la tostatura al centro del punto vendita. Con un sistema che gravita attorno a una tostatrice a letto fluido di piccole dimensioni, nella quale non si utilizza il caffè verde, bensì un semilavorato (detto “Prime Roast”), fornito in pacchetti da mezzo chilogrammo, che è già sottoposto a un primo passaggio di tostatura, quello che comprende le fasi più complesso e delicate.

Il barista ne finalizza la torrefazione, scegliendo tra una serie di profili preimpostati, e miscela – all’occorrenza – le diverse varietà, creando il proprio personale blend. Semplice, rapido e suggestivo. Perché la tostatura avviene davanti gli occhi del cliente, creando una coinvolgente esperienza multisensoriale. Come nelle torrefazioni artigianali di una volta. Ma dietro ci sono invece soluzioni all’avanguardia e una sofisticata implementazione messa a punto dal comparto R&D di Nestlé Professional, che vanta un’expertise avanzatissima nei sistemi per l’industria del beverage. Ad accompagnare il tutto: formazione, consulenza e fornitura di attrezzature complementari.

Il caffè nel silos

Un pacchetto completo insomma per premiumizzare l’offerta ed elevare la coffee experience del locale accrescendone il valore aggiunto e giustificando così prezzi e margini superiori rispetto a quelli risicati dell’esercizio tradizionale.

Cosa non è Roastelier?

Roastelier – diciamolo subito, a scanso di equivoci – non trasforma il barista in un microroaster. L’arte alchemica della torrefazione – come avrebbe detto il buon Gianni Frasi – non si impara in pochi giorni. È un percorso Jedi, di crescita e conoscenza, che dura un’intera vita. Non ci si improvvisa maestri torrefattori. Ma non tutti hanno il tempo, i soldi, la voglia e la passione per affrontare questo percorso. Roastelier consente di ricreare la magia della tostatura in loco con una soluzione chiavi in mano. L’idea, in sé, non è del tutto nuova. Vari fabbricanti hanno messo a punto, in questi ultimi anni, macchinette tostatrici per uso domestico, semplici e versatili. L’inglese Ikawa, ad esempio, ha lanciato, qualche anno fa, la prima micro tostatrice digitale. La torrefazione può essere preimpostata con una app oppure impostata “manualmente”, se si è utenti esperti.

Roastelier ha il vantaggio però di offrire un ecosistema completo e il supporto del numero uno al mondo nel settore del caffè. L’utilizzo della macchina è elementare e intuitivo, ma il sistema offre un certo margine di personalizzazione, che aumenta al crescere della curva di apprendimento.

Roasting

A questo punto sorge spontanea una domanda. Perché Nestlé, che invaso il mondo di caffè istantaneo e capsule monodose, punta ora sulla tostatura “fresca” del caffè? Che rispetto a porzionato e solubile è agli antipodi. Come abbiamo osservato altre volte su queste colonne, il mercato del caffè è sempre più complesso e ibridizzato. I big sono consapevoli che la leadership globale dipende anche dalla capacità di presidiare tutti i segmenti e tutte le nicchie di questo mercato. E di farli naturalmente interagire in una strategia integrata. Da anni Nestlé, Jab e la stessa Lavazza fanno campagna acquisti anche in ambito third wave. Nestlé, ad esempio, ha rilevato tre anni fa una partecipazione maggioritaria in Blue Bottle, una catena americana di caffetterie “snob”, che, guarda caso, fa proprio della freschezza del caffè servito nei locali, tostato al massimo nelle 24 ore precedenti, uno dei propri mantra.

Roastelier realizza in un certo senso la quadratura del cerchio. Fa tostare il caffè al barista mantenendo nel contempo il controllo dell’intera filiera, sino alla tazzina. Un’idea a dir poco geniale.

Funzionerà in Italia?

Sappiamo quanto il mercato di casa nostra sia diverso e peculiare. Ma sappiamo anche che la nuova (a)normalità durerà ancora per un bel po’. E le scene pre-Covid dei bar stipati di gente come una vettura della metropolitana all’ora di punta non torneranno più. Perlomeno nel prossimo futuro. Per sopravvivere e crescere gli esercenti dovranno puntare molto di meno sul numero di clienti e atti di consumo e molto di più, rispetto al passato, sul valore aggiunto.

Roastelier offre una risposta a queste esigenze nuove. E potrebbe fare scuola

I torrefattori storceranno giustamente il naso di fronte a questo atipico sistema di torrefazione. Così come i baristi storcono il naso quando vedono una macchina espresso superautomatica, che non sarà mai all’altezza di una manuale utilizzata ad arte. Ma proprio le superautomatiche sono quelle che vanno per la maggiore, specie nelle grandi catene. Potremo farci un’idea del tutto solo più avanti. Perché al di là dello storytelling, dell’experience e del teatro, il giudice ultimo sono le nostre papille gustative.