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lunedì 17 Giugno 2024
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Bar e ristoranti: nel primo trimestre a Roma mille richieste di chiusura e liquidazione

Una situazione che a mappa di leopardo si è registrata in diversi quadranti della città. Dal centro alla periferia: nell'elegante quartiere Eur, a sud della Capitale fino. Alla popolosa via Tiburtina fino al quadrante più centrale, tra San Giovanni e il centro storico. A pesare sulle nuove chiusure la vicinanza agli uffici, alle palestre, alle scuole, ai cinema. Cioè tutte quelle attività che hanno avuto un lento e complesso riavvio post Covid. Ma ora a preoccupare è il futuro

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ROMA – I pubblici esercizi, lentamente, si riprendono dalla crisi provocata dall’arrivo del Covid: a dirlo sono i dati raccolti negli ultimi due mesi, relativi agli incassi di bar e ristoranti della Capitale, che registrano una piccola risalita. Certo nel bilancio ci sono anche i tanti che non ce l’hanno fatta e hanno dovuto chiudere affossati da debiti e spese a fronte di zero entrate. L’ultimo trimestre racconta una storia composta da mille attività che hanno avviato la procedura della liquidazione a Roma. Leggiamo il quadro della situazione dall’articolo di Flaminia Savelli per il Messaggero, riportato su dagospia.it.

Ristorazione che rinasce, nonostante la batosta

«Questo è il momento più duro e anche il più delicato perché da qui si deciderà come riprenderà uno dei settori economici più importanti per la città» commenta Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti Lazio. All’associazione di categoria, gli ex titolari delle società ora in liquidazione si sono rivolti per essere accompagnati durante la procedura burocratica. Le storie, dietro i bar e i pub che stanno chiudendo, sono analoghe. «Con i pochi aiuti che hanno ricevuto dallo Stato – precisa Pica – la maggior parte non è riuscita a saldare i conti. Quando abbiamo ricominciato a riaprire, non hanno guadagnato abbastanza per recuperare».

La mappa delle chiusure

Una situazione che a mappa di leopardo si è registrata in diversi quadranti della città. Dal centro alla periferia: nell’elegante quartiere Eur, a sud della Capitale fino. Alla popolosa via Tiburtina fino al quadrante più centrale, tra San Giovanni e il centro storico. A pesare sulle nuove chiusure la vicinanza agli uffici, alle palestre, alle scuole, ai cinema. Cioè tutte quelle attività che hanno avuto un lento e complesso riavvio post Covid. Ma ora a preoccupare è il futuro.

Perché licenze, società e locali sono in vendita a costi bassissimi: tra i 50 e i 70 mila euro. Molto al di sotto dunque del prezzo di mercato in tempi non troppo lontani ma che precedono la pandemia. Il timore è che la criminalità organizzata possa approfittarne. Acquistarle dunque e ripulire così il denaro sporco. Le prime avvisaglie sono già arrivate. Lo scorso anno, era il 25 luglio, la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma ha disposto il sequestro di tre società riferibili a un clan di camorra.

Un’operazione nel corso della quale era emerso che, proprio nei mesi del lockdown, il clan aveva provveduto ad acquistare altre tre aziende, pagando sempre in contanti, tutte titolari di licenze per locali di prestigio nel centro di Roma. Un’inchiesta partita da alcuni locali di Trastevere e chi si era poi allargata a Prati e al Centro storico.

Poche settimane fa invece – il 14 luglio – gli uomini della Squadra Mobile hanno sgominato una banda di usurai: nel mirino erano finiti negozianti dal quartiere Laurentino, a viale Marconi al Portuense. Stretti dalla morsa dei cravattari che chiedevano tassi di interessi fino al 480%. Gli allarmi nella Capitale sono già scattati, a più riprese e in diversi settori del tessuto economico. «Ci aspettiamo un controllo mirato – prosegue Pica – sulle società che voglio acquistare le attività in vendita».

La task force per difendere la ristorazione

La pesante crisi economica da una parte, il rischio di infiltrazioni criminali dall’altra. In mezzo baristi e titolari dei locali: «Abbiamo già segnalato la questione alla Prefettura – conclude il presidente di Confesercenti – ora ci aspettiamo una risposta concreta. Una task force composta da polizia, carabinieri e uomini della guardia di Finanza a vigilare sulle transazioni e sui futuri gestori dei locali della Capitale».

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