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Riccardo Illy afferma: “Non bisogna penalizzare i lavoratori più vecchi”

Riccardo Illy si pone contro ad un sistema che penalizza i lavoratori più anziani. La risposta non sta nel favorire una categoria piuttosto che un'altra. La soluzione passa attraverso gli investimenti privati

polo del gusto Riccardo Illy
Riccardo Illy, l'intervista sul Polo del gusto

MILANO- In questi giorni l’azienda Illy si è fatta sentire già una volta per le sue scelte imprenditoriali. Stavolta a pronunciarsi è proprio Riccardo Illy. In un’intervista, dichiara dei punti importanti su cui dovrebbe insistere la progettazione aziendale.

Riccardo Illy è pro l’abbassamento delle tasse alle imprese e più risorse all’Università

Ecco riportate, le parole incisive del membro della famiglia fondatrice di Illy.

Non vorrei che il governo proponesse un gioco a somma zero, in cui si vuole incentivare l’occupazione giovanile penalizzando le altre fasce d’età.”

Come aumentare l’occupazione, anche giovanile

“Passa da maggiori risorse al sistema delle Università” per avere più competenze da spendere sul mercato del lavoro e da “una decisa diminuzione della tassazione delle imprese.”

Si dovrebbe portare l’aliquota Ires al 20%.

“come sta avvenendo un po’ ovunque”.

Perché giudica sbagliati nuovi incentivi per assumere i giovani?

«Perché mi sembra poco giustificabile, da un punto di vista etico ed economico, mettere in concorrenza lavoratori di età diverse. Esiste già un’incentivazione implicita ad assumere giovani; con i nuovi contratti il dipendente anziano costa di più.

Molte imprese – non certo noi – usano già tutti gli strumenti disponibili per ringiovanire le fila aziendali. In genere la motivazione è che il giovane lavoratore è più aggiornato, più motivato, più preparato. Ma spesso il vero motivo è che il giovane costa semplicemente meno”.

Nuovi incentivi alla loro assunzione non servirebbero?

“Temo non sortirebbero grandissimi effetti. L’incentivo, come dicevo, esiste già. In più si rischierebbe di aggiungere nuova complessità e burocrazia”.

E allora come si combatte la disoccupazione tra i giovani?

“Come indica l’Istat la disoccupazione giovanile non è omogenea: tra i laureati è a un livello basso, fisiologico. Il punto è che le imprese assumono chi ha una qualifica utile. E la media dei laureati in Italia è la metà di quella dei Paesi occidentali”.

Puntare sul sistema universitario, finanziandolo

“Anziché tagliare come si è fatto negli ultimi 20 anni, con l’eccezione di Renzi e Gentiloni, forse una misura utile è dare più risorse al sistema universitario; dare una decisa sterzata sulla percentuale di laureati che dobbiamo avere nel Paese.

Soprattutto con l’avvento dell’industria 4.0, dell’intelligenza artificiale, della robotica. Non è certo di una manodopera poco qualificata che si ha bisogno nel manifatturiero.

Il punto di Riccardo Illy

” In Italia c’è un problema di occupazione generale, non solo giovanile. E per aumentare l’occupazione bisogna aumentare la domanda, che sta crescendo in maniera insufficiente, e occorrono più investimenti privati da parte delle imprese. Queste sono ancora sotto i livelli pre crisi dei 2007″.

In questo caso quale potrebbe essere l’incentivo per convincere le imprese ad accelerare il passo?

“Va dato merito agli ultimi governi di aver già ridotto il carico tributario per le imprese, ma servono ulteriori tagli. Io sto a Trieste, mi basta fare un paio di chilometri per vedere, in Slovenia, imprese che pagano il 25% senza Irap. Da noi si potrebbe portare l’Ires al 20%, livello a cui tendono quasi tutti i Paesi. Ciò comporterebbe due effetti: più investimenti oppure maggiori dividendi; ma in tal caso lo sconto fatto alle imprese si recupererebbe da chi paga l’imposta per tali guadagni extra. Sarebbe comunque il modo migliore di aumentare l’occupazione, giovanile e non solo».