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QUARTA CAFFÈ – IL REPORTAGE DI COMUNICAFFÈ

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La Torrefazione del Presidente degli operatori del settore merita due stelle e un applauso: un’industria con 100 addetti nel Sud d’Italia e in Puglia è come una tigre bianca. Ma per il 3° riconoscimento, quello che merita un viaggio, Quarta sta lavorando sodo: dovremo tornare, e molto presto

LECCE – Gli ispettori della Michelin segnalerebbero con 2 stelle: merita una deviazione per chi si trovi a visitare i tesori del Salento. Perché, anche un’industria di successo come quella fondata dal Cavaliere del Lavoro Gaetano Quarta, fa parte del patrimonio sia economico sia culturale di Lecce. Ad attendere Comunicaffè troviamo i figli Fabiana e Antonio Quarta con il responsabile analisi produzioni Stefano Rosselli.

Don – Per i leccesi il Quarta fondatore era Don Nino. Il padre di Fabiana e Antonio fondò una di quelle aziende che oggi contribuiscono al successo della qualità made in Italy in tutto il mondo. Oggi la guida dell’azienda, che impiega oltre 100 dipendenti, è affidata al figlio Antonio, laurea in economia e commercio alla Luiss di Roma e Amministratore unico, affiancato dalla sorella Fabiana, laurea in economia e direttore Amministrativo e responsabile analisi produzioni.

 

Presidente italiano – Antonio Quarta è stato anche confermato al secondo mandato come Presidente dell’Associazione Italiana Torreffatori. E “Italiana” è la firma di Quarta: prima l’associazione era “Nazionale”.

“Ma quale nazione, oggi che c’è l’Europa: piuttosto distinguiamoci come italiani”, esordì Quarta alla prima riunione per superare di slancio non pochi mugugni dei “Nazionalisti”.

L’allarme – La nostra visita non è solo un momento privato per Antonio Quarta. Nella vesti di Presidente dell’Associazione non può non trattare i problemi e le difficoltà che ci sono per le aziende nazionali nel mercato italiano.

Con un grido di allarme: il Presidente ricorda come “la cultura del caffè italiano rischi realmente di essere persa e venduta all’estero a delle realtà industriali lontane dalla storia del caffè espresso italiano. In questo momento il mercato del nostro Paese sta diventando terra di conquista straniera, anche grazie agli errori di molte aziende italiane”.

“Nessuna qualità – prosegue infervorandosi Quarta ­- ma soltanto la realtà di prodotti che non hanno nulla del vero caffè italiano. Le scelte strategiche e di marketing delle grandi multinazionali stanno trasformando il settore in prodotti estremamente costosi, come le capsule, addirittura pericolose per l’ambiente e con costi al kg pazzeschi”.

Conclude Quarta, che singolarmente su questo argomento non raccoglie i consensi plebiscitari di tutte le altre sue iniziative anche di rottura con il passato: “Troppe volte in Italia non abbiamo la capacità di valorizzare il nostro patrimonio culturale e ci lasciamo illudere dal miraggio di novità straniere che danneggiano quel patrimonio culturale con cui il nostro Paese ha costruito la sua storia e il suo benessere”.

Doppio ruolo – Amministratore e Presidente, senza orari, tantissima passione. È proprio questa passione che don Nino ha trasmesso – con il dna?, di sicuro con l’esempio – ai figli a mantenere viva la filosofia del caffè Quarta.

Che è sì caffè, ma non è un torrefatto come tutti gli altri. Chi torna a casa in Puglia dall’emigrazione per lavoro o studio non riparte mai senza qualche chilo di Quarta nella valigia.

E anche il campione Francesco Sanapo, sempre alla ricerca delle monorigini più buone del mondo, quando torna nella sua Specchia da Firenze dove ora ha la casa e il cuore, non manca mai di passare da Quarta. Ufficialmente per fare il punto della situazione, in realtà per fare scorta dell’unico caffè che per i pugliesi sia tale.

Segreto – Così questa azienda modernissima, dove tutto è pulito come e più che in una camera operatoria e dove, apparentemente, segreti non ce ne sono, noi siamo entrati dappertutto, in realtà cela un segreto.

Ce ne siamo accorti appena entrati. Qui il caffè è un culto, come in un museo dove gli oggetti ricordano come nasce una storia, una tecnica, una svolta dell’umanità – pensiamo al fuoco, per esempio, o al già preistorico transistor – e come questa, con il lavoro, diventa successo nella modernità industriale dei nostri giorni.

Perché alla Quarta non si lavora soltanto per i bilanci. Ed è riuscita nel miracolo, ecco il segreto, di diventare una grande industria pur mantenendo l’ambiente accogliente e familiare che solo una realtà artigianale è capace di trasmettere al visitatore, anche al più pignolo.

Ecologia sociale – Una azienda è una realtà importante anche per il territorio in cui opera. Quarta Caffè è tra le prime in Italia a investire nelle nuove macchine senza mai scordare l’ambiente. Basti dire che oltre il 50 per cento del fabbisogno è garantito dalla produzione propria di energia solare ed eolica. E siamo soltanto all’inizio, ci ha detto il sempre concretissimo Quarta. Perché la scelta dei materiali eco compatibili nella torrefazione del Presidente della categoria è una regola. Il tutto vale la certificazione Qualità ISO 9001 e Ambiente ISO 14001.

Comunicazione – Quarta è maestro anche in una materia che potrebbe non riguardarlo: la comunicazione, la scuola, la Cultura. Per questo sta facendo allestire una sala conferenze pubblica. Per dare sede degna ai progetti di collaborazione con le scuole che sono una realtà consolidata da tempo proprio per trasmettere la Cultura del Caffè anche ai più giovani. E individuare – ma questo Quarta non lo dice – qualche giovane sveglio e già appassionato di caffè. La concorrenza si batte anche così. Usando la teoria che ha reso famoso il generale prussiano Carl Von Klausewitz: “La miglior strategia è l’attacco”, traduzione bellica del confuciano “Fatti trovare sempre pronto”, ripresa mezzo millenio dopo anche da Gesù nella parabola delle Vergini in attesa. Eppure, il comunicatore Quarta si scorda sempre di ricordare i suoi impegni sociali in giro per il mondo, come la costruzione di un moderno ambulatorio e di una scuola in Congo. Numerose sono le borse di studio assegnate ogni anno agli studenti più meritevoli.

Competente – Conclusa la parte politica, Quarta ci affida al dottor Stefano Rosselli, laurea in scienze naturali e più di 30 anni di esperienza. Uno che il caffè lo conosce davvero bene, dalla biologia al prodotto confezionato.

È lui il cicerone che ci apre tutte le porte e ci fa capire, con la stessa passione aziendale, il metodo di lavorazione alla Quarta Caffè. Si intuisce subito come la cultura del caffè diventa scienza del caffè nelle mani esperte di chi conosce così bene il prodotto.

Passo dopo passo, partendo dai sacchi del crudo, arriviamo piacevolmente accompagnati al caffè Quarta confezionato. Ogni singolo momento della lavorazione è curato nei minimi dettagli, quasi a farne un unicum perfettamente coordinato.

 

Stabilimento – Silos, capannoni con centinaia di sacchi di crudo e tubi con aria compressa per il trasporto che collegano capannoni, container e macchinari modernissimi. Con una sala regia computerizzata, dove viene coordinato e controllato tutto il processo di lavorazione.

Immersi nei profumi dei chicchi appena tostati, si passa da un reparto all’altro, con un ordine tipico della Svizzera. Ma così volle il terrone don Nino. A lui, uomo del Sud vero, non piaceva vedere chicchi di caffè per terra, perché l’ordine e la precisione facevano parte della sua metodologia, della sua filosofia di vita.

I maestri torrefattori seguono con attenzione il delicato processo di tostatura, che permette al caffè di fare la differenza tra un prodotto industriale generico e uno artigianale particolare.

Questi sono costi che fanno parte della forma mentis dei Quarta: un investimento sulla qualità del prodotto. E, come sempre, è un piacere scambiare due parole con chi il caffè lo sa fare veramente seguendolo nel suo processo finale di preparazione: il maestro della torrefazione.

 

 

 

La doppia Q di Fabiana – La qualità alla Quarta Caffè è una scelta obbligata e, del resto, lo aveva intuito anche il grande vecchio, che aveva pensato a un laboratorio analisi dove certificare il prodotto.

Progetto che è stato preso in consegna dalla figlia, la dottoressa Fabiana, con la passione vivissima degli insegnamenti del padre: agli studi di economia ha aggiunto così le certificazioni annuali necessarie per trattare con professionalità i processi di controllo della qualità del caffè.

Mentre le due sorelle gemelle lavorano come docenti a scuola, Fabiana ha creato il laboratorio analisi: ulteriore investimento dei Quarta sulla qualità. Una doppia Q, Quarta e Qualità, da garantire e certificare. Ogni campione di caffè viene minuziosamente studiato e controllato direttamente dalla dottoressa Quarta.

Tutto catalogato e registrato con (ancora) precisione svizzera. E se, per caso, un ordine non dovesse rispettare il campione corrispondente, il carico viene rispedito al mittente. La qualità non deve essere compromessa per nessuna ragione !

Questo è il messaggio di Fabiana.

È sempre lei a seguire tutti i giorni le Borse internazionali di New York e di Londra, affiancata da una collega di lunga esperienza. Fabiana ci ha trasmesso direttamente l’entusiasmo del papà, che non abbiamo avuto la fortuna di conoscere, ma che abbiamo capito essere stato un uomo davvero unico.

 

 

 

 

 

 

Quarta caffè oggi – Don Gaetano Quarta continua a vivere oggi con la sua creazione, con l’entusiasmo di tutti i dipendenti, di Fabiana e Antonio, e con un prodotto straordinario della cultura italiana.

La tradizione e la storia della Quarta Caffè contribuiscono pienamente, così, al successo italiano nel mondo e alle bellezze barocche di Lecce e della Puglia intera. Quarta Caffè era una tappa obbligatoria, appunto.

Quarta caffè domani – Su certi progetti del futuro il Presidente preferisce stare sulle generali. Ma per quello che abbiamo visto gli attribuiamo già la terza stella Michelin o la terza tazzina, se preferite altra guida. E quindi, prestissimo, torneremo. Non soltanto per assaggiare una tazza del grande caffè di Antonio Quarta.