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Il packaging italiano: il futuro nelle aziende come Ima, Nordmeccanica e Marchesini

Imballaggi riutilizzabili e degradabili, materiali più leggeri: sono solo alcune delle innovazioni che hanno investito un comparto che si stima supererà 1,3 trilioni di dollari entro il 2024. Le etichette intelligenti che non solo aiuteranno a tracciare e rintracciare i prodotti, ma forniranno una protezione anticontraffazione. Dall'Ima di Alberto Vacchi alla Nordmeccanica di Antonio Cerciello, dalla Marchesini di Maurizio Marchesini alla Cama di Paolo Bellante

MILANO – Il settore del packaging è di forte interesse per le aziende di tutto il mondo, Italia compresa: questo perché è un mercato legato a doppio filo con la crescente sensibilità al tema green da parte dei consumatori. Se la domanda chiede una maggiore attenzione anche ad un confezionamento rispettoso per l’ambiente, l’offerta deve rispondere in maniera adeguata. Ma le imprese italiane non si sono tirate indietro e gli esempi che si sono mossi in questo senso sono tanti. Leggiamo la notizia dal sito industriaitaliana.it, dall’articolo di Piero Formica.

Packaging in Italia, trainato dalle nuove esigenze di mercato

La performance di crescita della domanda globale nei principali settori dell’imballaggio appare superiore alla media non solo nel periodo più recente, ma anche in tutta l’esperienza storica del secolo in corso. Nella media del periodo 2001-2019, il tasso annuale di crescita misurato a prezzi costanti è stato pari al +3,8% nel settore della cura domestica e della persona, al +4,4% nel settore cibo e bevande, al +6,4% nel settore profumi e cosmetici e al +8,2% nel settore farmaceutico, a fronte di un benchmark di crescita del +3,3% per il totale del commercio mondiale di beni. La crescita a prezzi costanti, più dinamica della media, è associata anche ad una domanda più sofisticata nei principali settori dei beni di largo consumo confezionati*.

Alimentarsi, vestirsi, assumere farmaci e tutto quanto coinvolge l’industria del packaging è sottoposto all’imperativo della sostenibilità ambientale. Sono in gioco l’impiego di nuovi materiali che comportano profonde innovazioni dei processi produttivi. A sua volta, il packaging sostenibile evolve verso quello responsabile, che copre l’intera catena di valore: dalle materie prime impiegate alla quota di rifiuti del confezionamento riutilizzabili.

Ancora, nell’agenda delle innovazioni si fanno sempre più pressanti le richieste di estetica del packaging, ciò che coinvolge gli aspetti immateriali dei prodotti

La manifattura, nata e cresciuta nell’era analogica, ora si sta misurando con la digitalizzazione. La componentistica automotive in Veneto e in Emilia-Romagna, la meccatronica di Piacenza, Vicenza, Rovereto e dell’Alto Adige, la valle dei motori tra la Romagna e Parma, la Packaging Valley emiliana, cioè il distretto dei produttori di macchinari e attrezzature per l’imballaggio: questi sono alcuni tra i più indicativi esempi di comunità imprenditoriali che continuando a mietere successi si trovano a fronteggiare le innovazioni che cambiano la loro identità. Stiamo andando incontro a un futuro personalizzato, connesso e automatizzato. È una sfida a tutto campo. C’è da dare visibilità alla scienza e alla ricerca, parole ancora poche pronunciate nel nostro Paese, come ha messo in luce un’indagine condotta dalla società di consulenza Eikon. È chiamata ad aggiornarsi la mente imprenditoriale per accedere ad esperienze sconosciute che richiedono di inoltrarsi in territori alieni dove le industrie rappresentative delle nostre vocazioni territoriali sono obbligate a mutare per non perire.

Personalizzato, connesso, automatizzato: è il futuro dell’industria dal packaging

In questa gara per il mutamento, tra i protagonisti vediamo l’industria degli imballaggi e dei materiali da imballaggio. Nate e cresciute in quell’intreccio di comunità territoriali che ha preso il nome di Valley, le aziende formano un distretto focalizzato sulla progettazione e realizzazione dei componenti delle macchine e sull’assemblaggio di macchine automatiche per una vasta gamma di settori industriali, come l’alimentare (panificazione, pasticceria, bevande, tè) il tabacco, il farmaceutico e il chimico. Molte di esse sono rinomate a livello internazionale, e alcune sono leader mondiali supportate da catene di fornitori e subappaltatori che consegnano prontamente per realizzare le parti della macchina. Sia le grandi che le piccole forniscono al mercato una tecnologia aggiornata e all’avanguardia. I sistemi e le macchine sono realizzati su misura per soddisfare le domande specifiche dei loro clienti, utilizzando tecniche innovative, nuovi materiali di imballaggio o quant’altro i clienti possano richiedere. Ecco perché la loro agenda è piena di scadenze cruciali per l’innovazione.

Si stima che quest’industria supererà 1,3 trilioni di dollari entro il 2024

Un salto in alto che mette alla prova la Packaging Valley emiliana, oggi messa di fronte a tecnologie dirompenti in grado di trasformare il confezionamento di tanti prodotti in commercio. Gli esperti puntano il dito verso la fonte d’innovazione dei materiali più leggeri e delle etichette intelligenti che aiuteranno a tracciare e rintracciare i prodotti, fornire una protezione anticontraffazione, offrire migliori esperienze di vendita al dettaglio e coinvolgere i consumatori in nuovi modi. C’è in ballo la lotta alla plastica in difesa della sostenibilità ambientale, essendo eccessivo il ricorso alle materie plastiche che si fa in sede di imballaggio. Da qui la richiesta anche per via legislativa di imballaggi riutilizzabili e di prodotti degradabili. Un giorno, dicono gli esperti, si potrà “gettare una tazza di plastica nel giardino sapendo che si biodegraderà e fertilizzerà i fiori”. Il coronavirus fa poi intravedere un altro scenario. Secondo gli studi condotti dalla società McKinsey, “la domanda aumenterà notevolmente per il packaging di generi alimentari, prodotti sanitari, trasporti e per l’e-commerce. Allo stesso tempo, la domanda di imballaggi industriali, di lusso e di alcuni imballaggi per il trasporto B2B potrebbe diminuire. L’impatto sugli operatori del settore del packaging dipenderà dai loro portafogli e dalle loro esposizioni in diverse regioni, dagli usi finali degli imballaggi, dalla capacità di adattare al meglio il design del packaging alle esigenze dell’e-commerce, aderendo alle preferenze dei consumatori e presentando una sempre maggiore efficienza dei costi”.

Da Ima a Cama, passando per Nordmeccanica e Merchesini…

L’industria del packaging è la locomotiva manifatturiera di Bologna metropolitana. Nella cabina di comando, l’Ima di Alberto Vacchi, con un fatturato di circa 1,6 miliardi di euro nel 2019, si trova al secondo posto nella graduatoria delle dieci imprese familiari campioni di ricavi e acquisizioni. Una missione perseguita con investimenti nella formazione e con partecipazioni di minoranza in baby imprese molto innovative. Golia incontra Davide e trova in lui un alleato. Questa storia rovesciata racconta dell’Ima in veste di gigante che stringe alleanze internazionali con micro realtà d’imprenditoria avanzata nel campo delle simulazioni delle prestazioni di un impianto. In quanto leader mondiale nella produzione di apparecchiature farmaceutiche, Ima ha acquisito una quota di minoranza di Continuus Pharmaceuticals che sta commercializzando un nuovo processo di produzione integrata continua per fornire ai pazienti farmaci di alta qualità e a prezzi accessibili in tempi più rapidi. La visione di Continuus Pharmaceuticals è quella di trasformare il modo in cui i farmaci a basso peso molecolare vengono sviluppati, prodotti e consegnati ai pazienti.

Ma non c’è solo Ima nell’Olimpo dell’industria del packaging.

Marchesini, gruppo bolognese da oltre 40 anni sul mercato del packaging, progetta, produce e assembla macchine speciali e intere linee di confezionamento automatiche e robotizzate per il settore farmaceutico. Il Gruppo, guidato da Pietro Cassani, conta duemila dipendenti di cui 1.400 in Italia, con una presenza in 116 Paesi con una rete di 35 agenzie e 14 società estere controllate. Nel 2019 sono state acquisite Axomatic e V2 Engineering, che hanno allargato il business del confezionamento dei prodotti cosmetici, per ora secondario ma in forte crescita (10%), business su cui Marchesini ha iniziato a spingere tre anni fa con l’acquisizione di Dumek, storica azienda familiare bolognese specializzata nella progettazione e costruzione di macchine di processo e di condizionamento per il settore cosmetico.

Per il 2021 si prevede la costruzione del nuovo headquarter della divisione, che riunirà tutti i brand relativi al packaging dei cosmetici.

Nordmeccanica, che tra i clienti principali annovera aziende della filiera alimentare, è stata fondata nel 1978 a Piacenza. Rilevata nel 1998 da Antonio Cerciello, l’impresa ora realizza soprattutto macchine per la produzione di buste per gli alimenti confezionati, blister farmaceutici e tutta una serie di produzioni ad alta tecnologia, come quelle necessarie per riprodurre gli ologrammi sulle carte di credito e le banconote, le pellicole che proteggono i pannelli fotovoltaici, i sistemi di rinforzo di caschi e giubbotti antiproiettile. Si tratta di una delle principali aziende nel settore del packaging, una delle punte di diamante dell’industria italiana: nel 2019 il fatturato si è attestato a 110 milioni in linea con il piano industriale e in leggera crescita anno su anno, nonostante un generale calo della meccanica in Italia. Nordmeccanica d’altronde, dalla provincia piacentina, ha espanso il suo business a tutto il mondo, grazie a un export che pesa per il 95% del fatturato.

Cama, con sede a Garbagnate Monastero (Lecco), attualmente conta 230 dipendenti e vanta un fatturato di 87 milioni di euro. L’azienda è stata fondata nel 1981 da Paolo Bellante, già general manager per l’Italia di “Container corporation of America”, con il nome di Cama Group. Sei anni dopo nasce la seconda società del gruppo, Tema, che si occupa di robotica, e la sussidiaria francese. La società si espande rapidamente in tutto il mondo: la sussidiaria nel Regno Unito, una filiale tedesca, la seconda sede produttiva in US, l’ufficio commerciale in Cama Asia Pacific a Bangkok, Cama Australia, la terza sede produttiva Cama China a Shanghai (inaugurata da pochi giorni; il taglio del nastro è avvenuto il primo Luglio 2020) ed infine il progetto ambizioso dello spostamento nella nuova sede produttiva a Molteno Lecco.

I primi 4000 sqm sono già operativi ma l’occupazione di tutti i 35,000 avverrà entro la fine del 2021. Nel mondo sono operative più di 3mila macchine prodotte dal gruppo, che investe annualmente il 5% del fatturato in ricerca e sviluppo. Cama fa parte di PackPact, una rete di aziende della filiera dell’imballaggio che stanno sperimentando un approccio unitario al mercato globale, insieme a Tosa Group, Universal Pack, Makro Labelling, Ilpra, Ronchi e Clevertech. L’organizzazione mira a coordinare la penetrazione nei mercati esteri, integrando le competenze di ciascuna azienda in soluzioni complete e competitive. D’altra parte, le imprese aderenti fanno registrare una quota export sul fatturato in media superiore all’80%.
Nella fitta foresta della trasformazione digitale, dell’automazione e dell’Internet delle cose, queste realtà imprenditoriali cercano di individuare le tendenze future del loro comparto.

L’industria del packaging è anche una culla di accademie aziendali. Ne sono testimonianza l’Ima Academy e la Talent Garage della Marchesini, anch’essa impegnata nel packaging farmaceutico. Nel 1997 il settimanale inglese The Economist sosteneva che la moda aziendale di creare il proprio ateneo discendeva dalla frattura tra il modo di operare delle università accademiche (ricerca di base e formazione generale) e l’agire delle imprese (ricerca applicata e formazione specifica al lavoro).

Oggi, la frattura pare ricomporsi. Le scuole aziendali creano un ponte tra la sponda accademica e quella aziendale del fiume della conoscenza. Il ponte è attraversato da esperti che hanno conoscenza di una branca di apprendimento e da ideatori che, navigando nel mare dell’incertezza, preparano un mondo nuovo. Quando un esperto afferma che qualcosa è possibile, ha quasi certamente ragione; quando afferma che qualcosa è impossibile, probabilmente si sbaglia: così scriveva Arthur C. Clarke, il famoso scrittore di fantascienza. All’apparire del telefono, gli esperti sostennero che non sarebbe mai stato in grado, quell’apparecchio, di inviare parole distinguibili a distanza di diverse miglia. Ecco la ragione che sollecita la presenza di ideatori che, conducendo esperimenti non fondati sulle leggi conosciute, scoprono cose nuove.

Poiché il suo contenuto di conoscenza sta per diventare più prezioso delle cose fisiche prodotte, il gruppo delle macchine per il confezionamento sta attualmente cambiando da “industriale” a “cognitivo”, ed è per questo che il suo futuro dipende da imprenditori inventivi e da educatori responsabili di “innovazioni innovative”. Come sostenuto dall’economista americano William Baumol, la preparazione educativa dell’innovatore incrementale porta a padroneggiare i percorsi già disponibili di conoscenze e metodi scientifici. L’inventiva ha bisogno di un approccio non ortodosso all’educazione che favorisca l’esercizio a ruota libera dell’immaginazione.

Nelle parole di Baumol: <<Sappiamo poco della formazione per il compito critico di innovare in modo innovativo>>. Come all’alba del secondo millennio, questo è il momento di reinventare l’apprendimento con il pieno coinvolgimento dei pensatori rinascimentali. Così Steven Shapin, storico e sociologo della scienza all’Università di Harvard, ha definito coloro che concepiscono modi innovativi di comprendere l’educazione, rompendo i sentieri rivoluzionari e allontanandosi dall’ortodossia dell’insegnamento dominante. Innovare la formazione dei nostri distretti è un imperativo che fa pensare a un’educazione incentrata sul discente, uno “spazio delle idee” in cui il processo di ideazione porta a una conoscenza utile sia al mondo degli affari che alla società. La creazione di valore avviene nel crogiolo del dialogo, e poi attraverso l’interazione tra persone interdipendenti le cui idee adiacenti danno vita a attività imprenditoriali trasformative e tra loro correlate.

Al tempo della prima rivoluzione industriale, due accademici filo-imprenditoriali, Giovanni Aldini, docente di Filosofia Sperimentale all’Università di Bologna, e Luigi Valeriani, docente di Economia Pubblica nella stessa Università, visitarono le nuove scuole tecniche e professionali in Francia, Gran Bretagna, Germania e Belgio, apprendendo le migliori pratiche dell’offerta formativa tecnica in Europa. Il frutto del loro viaggio fu prima la gestazione e poi, intorno al 1844, la fondazione di una scuola tecnica che porta il loro nome. Essi propugnarono un mix di formazione “imparare facendo” in azienda e di formazione formale nella scuola per le innovative qualifiche meccaniche. Fu così che la Scuola Aldini-Valeriani agì da incubatore di tante nuove imprese, con un buon numero di studenti che successivamente scelsero di avviare una propria azienda non solo nel campo del packaging. Oggi, nel corso della Rivoluzione della Conoscenza, l’alleanza tra Arti, Intelligenza Artificiale e Robotica preannuncia il futuro del lavoro. Ideatori reali potranno danzare insieme a colleghi virtuali. Prolifereranno le opere d’arte originate dall’interazione tra l’IA e lo sviluppatore che l’ha programmata. Proprio nella Packaging Valley con profonde radici storiche, che si distingue a livello internazionale per la sua capacità di plasmare oltre che di andare incontro ai fabbisogni dei produttori di tutto il mondo, nasce il Liceo ‘Steam International’, una finestra rinascimentale aperta sul futuro. Scienza, Tecnologia, Ingegneria (Engineering, in inglese) e Matematica si sposano con le arti e viene alla luce Steam, il ‘vapore’ del Ventunesimo secolo che mette la conoscenza in azione. Grazie a questo connubio, la creatività potrà essere protagonista principale sulla scena dell’ingegneria e degli usi della tecnologia incentrati sull’uomo.