Home Notizie Interviste Niki di Landa...

Niki di Landa: «Per vincere nell’ ibrik? Un Indonesia naturale e poi ho messo tanto sentimento»

Con una determinazione e naturalezza che ha lasciato in molti stupiti, Niki di Landa ha conquistato il primo premio. Il caffè scelto è della microtorrefazione veronese Garage Coffee Bros. e viene dall’Indonesia. Insieme al trainer Simone Cattani e a Davide Cobelli nel ruolo di tostatore e mentore, Niki ha trovato la chiave giusta per imbastire un racconto privato, domestico, sul palco di una gara nazionale, esaltando il caffè e il metodo di estrazione.

Niki di Landa
Niki di landa al momento della proclamazione della vittoria al Sigep di Rimini

MILANO – Niki di Landa ha vinto la competizione italiana di Ibrik svelando il lato familiare e più intimo di questa bevanda. Grazie anche alle sue origini greche, e alla tradizione familiare, sul palco non ha solo mostrato tecnica e bravura, ma sentimento e grande affinità verso l’Ibrik.

Alla sua primissima esperienza nel mondo gare, Niki di Landa ha vinto portando una
preparazione che raccontasse davvero le sue abitudini e la sua storia, la sua famiglia e la sua terra. Con una determinazione e naturalezza che ha lasciato in molti stupiti. Il caffè scelto è della microtorrefazione veronese Garage Coffee Bros. e viene dall’Indonesia.
Insieme al trainer Simone Cattani e a Davide Cobelli nel ruolo di tostatore e mentore, Niki ha trovato la chiave giusta per imbastire un racconto privato, domestico, sul palco di una gara nazionale, esaltando il caffè e il metodo di estrazione.

Niki di Landa, come si è preparata alla gara? Che cosa voleva trasmettere ai giudici e a chi seguiva la competizione?

“Con una routine semplice, ma efficace. Una volta individuato il caffè e il “messaggio” che
volevamo portare sul palco del campionato nazionale abbiamo deciso di costruirvi intorno un discorso coerente, dalla scelta della mise en place fino alla musica: volevo portare le mie origini greche su un palco italiano e il feeling dello slow living.

Durante la prima fase della preparazione ci siamo focalizzati molto sulla memorizzazione dei movimenti, quali eseguire prima e quali dopo, quante volte mescolare, proprio come in una coreografia. Successivamente abbiamo messo il “sentimento”, tramite lo speech, che è stata forse la parte più semplice da costruire.

Era la mia prima gara in assoluto e volevo portare la tradizione personale dell’ibrik, di come a casa lo abbiamo sempre preparato usando un fornelletto a gas semplicissimo, come quelli da campeggio. La presentazione è stata anch’essa molto basica, per permettere la replicabilità anche in altri contesti o da non professionisti.

Volevo in poche parole dimostrare come ho sempre fatto l’ibrik e far capire che è un metodo semplice, ma al contempo con tante sfaccettature!”

Che tipo di caffè ha portato? Come l’hai valorizzato? Come e perché si sposa bene con l’ibrik, e con quale altro metodo di estrazione lo vedrebbe?

Niki di Landa: “Ho scelto un caffè di Garage Coffee Bros. che non fosse il solito caffè da gara. Anzi volevo un caffè con una sua personalità, magari difficile. È stato un rischio, è vero, ma se non c’è audacia e originalità non si fanno passi avanti e il palco di gara è un momento non solo di competizione ma di condivisione.

Ho portato quindi un caffè dell’Indonesia, proveniente da Sumatra, e la “novità” è il metodo di produzione: naturale. Sull’isola, infatti, è sempre stato utilizzato il metodo wet hulled per motivi legati al clima della zona. Anche il coltivatore, il signor Arianto, è un innovatore, uno che rischia ed ecco che ho capito che era il caffè che faceva al caso nostro.

Quando ho provato per la prima volta il caffè era semplicemente perfetto per l’ibrik:
dolce, corposo, un’acidità leggera e piacevole. Un caffè da gustare in un momento per sé,
con le giuste tempistiche. Senza fretta. Così come imponeva il leit motiv della mia gara.
Dopo la gara, ho provato a estrarre lo stesso caffè con la moka. Ho scelto proprio la moka per provare l’altro metodo di estrazione vicino alla tradizione: in casa mia la moka stava di fianco all’ibrik.

Ed anche in questo caso il risultato è stato sorprendente, piacevole ma con un’acidità
più spiccata.”

Può raccontarci nei dettagli la ricetta che hai portato in gara?

“È una ricetta semplice e replicabile. Come dovrebbe sempre essere nel caffè per incuriosire e avvicinare le persone. Sono partita col pesare 90 ml di acqua a temperatura ambiente. Acqua con 22TDS mg/lt al fine di mantenere il corpo pieno e rotondo del caffè. Un’acqua normale diciamo, che possiamo trovare facilmente. Ho poi macinato 9 grammi di caffè (la macinatura dell’ibrik è quella più fine).

Nell’ibrik di rame ho versato prima il caffè, poi l’acqua. Ho usato delle piccole fruste di
acciaio per rendere il composto più omogeneo e privo di grumi. Ho acceso il fornelletto a gas e in circa due minuti e trenta di estrazione ho raggiunto gli 85 °C.”