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Yemen, Muhsin Mohammed: “Lezione ai ragazzi sotto il caffè”

Muhsin Mohammed Al Ofairi
Le lezioni in mezzo ai campi

MILANO – Continuiamo la nostra esperienza in mezzo alle piantagioni che hanno permesso la creazione del caffè speciali della linea Lavazza 1895. Conoscendo direttamente la fonte di bevande così pregiate e alla portata del consumatore finale. Ancora una volta nello Yemen, dentro la vita del farmer Muhsin Mohammed Al Ofairi, che ha condiviso con i lettori la sua cultura della materia.

Muhsin Mohammed Al Ofairi, com’è la vita del coltivatore ogni giorno?

“Mi reco alla piantagione tutte le mattine, dove di solito potiamo gli alberi. Sono anche un insegnante e faccio lezione ai ragazzi sotto le piante del caffè, perché non c’è un vero e proprio edificio scolastico. Così capita anche che impariamo insieme mentre innaffio oppure mi occupo delle piante.”

Quali sono le principali caratteristiche della sua piantagione?
“Il clima è mite e la farm si trova ad un’altitudine tra 2000-2200 metri sul livello del mare. La mia proprietà si estende su diverse terrazze agricole”.

E’ tutto coltivato con le piante del caffè?
“Io tratto solo caffè e mais e ogni azienda segue un suo percorso.”

Quali sono le competenze necessarie a fare questo mestiere?
“Io adopero solo il letame, senza aggiungere agenti chimici. Certo lottiamo contro la bassa resa, ma la coltivazione naturale è la migliore pratica agricola possibile qui”.

Quando e perché ha deciso di diventare un agricoltore?
“Sono stato in mezzo alle piantagioni dai 7 anni in poi, aiutando mio padre durante i periodi di raccolto, ovvero tre mesi all’anno solamente.”

Muhsin Mohammed Al Ofairi

Quali sono le principali difficoltà del suo lavoro?
“L’improvvisa secchezza delle piante e del terreno. Nessuna guida o formazione per noi coltivatori. Strade dissestate al limite della praticabilità che mi costringono a impiegare un’ora di cammino per arrivare al campo nonostante l’effettiva distanza sia di appena un centinaio di metri in linea d’aria.”

Quali sono i rischi se non cambia qualcosa?

“Gli alberi continueranno a lottare contro tante malattie per cui non abbiamo neppure un nome. Questo porterà i coltivatori a dover affrontare condizioni molto dure, soprattutto dal punto di vista economico.”

Muhsin Mohammed Al Ofairi, come pensa di combattere il cambiamento climatico e le malattie che minacciano le colture?

“Non possiamo affermare con certezza che ci sia un cambio climatico. Non sappiamo come misurarlo. Ma coltivare è sempre un rischio e così anche questo fatto lo combatteremo come qualsiasi altro ostacolo, usando rimedi naturali.”

Come siete riusciti a collaborare con una grande azienda come Lavazza?
Muhsin Mohammed Al Ofairi: “Credo che sia per un caso fortunato e la volontà di Dio. Il mio lavoro costante ha aiutato ovviamente. Insieme a Qima Coffee, che ci ha messo in contatto con grandi aziende come Lavazza e ci ha insegnato delle buone pratiche di coltivazione.”

Che cosa è cambiato per lei e per il suo lavoro?
“Ha aumentato le entrate, aiutandoci a migliorare le nostre condizioni di vita e così di supportare meglio le nostre famiglie”.

In compagnia di un altro “studente”

Muhsin Mohammed Al Ofairi, può convincere in poche parole un consumatore italiano medio, che un euro a tazzina non è sufficiente?

“So quale gusto ha il mio caffè e per questo credo che sia ingiusto pagarlo così poco, data l’alta qualità. Io lavoro al fianco della mia famiglia tutto l’anno, e assumo durante i mesi del raccolto dei collaboratori. Poi devo assolutamente trovare un acquirente per il mio caffè che possa processarlo e portarlo all’estero, partendo da un Paese in piena guerra civile e in crisi umanitaria. Un euro, non paga niente di tutto questo lavoro”.