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Mercato del caffè a marzo: per gli arabica rincari a doppia cifra, robusta ai minimi decennali

Ico report
Il logo dell'Ico

MILANO – Il Coronavirus picchia duro anche sul mercato del caffè, sempre più volatile, a fronte delle indicazioni contraddittorie che giungono dal mondo della produzione e del commercio. Da un lato i timori fondati di un calo della domanda – soprattutto nell’out of home – dovuto alle misure di distanziamento sociale, che coinvolgono ormai – con vincoli e intensità diversa – la maggioranza dell’umanità.

E la prospettiva di una crisi economica globale destinata anch’essa incidere pesantemente sui consumi.

Dall’altro, la paura che l’emergenza sanitaria possa inceppare la catena di approvvigionamento del mercato. Sia a monte – difficoltà nel reperire manodopera agricola, soprattutto per la raccolta – che a valle – difficoltà logistiche, nella movimentazione e nei trasporti.

Un quadro di grande incertezza dunque che si riflette sugli indicatori statistici, che hanno evidenziato, nelle ultime settimane, forti oscillazioni e accresciuta volatilità. Lo dimostrano le cifre Ico del report di marzo. La media dell’indicatore composto è risalita a 109,05 centesimi, in netta ripresa (-6,9%) dai minimi di febbraio.

Forte la volatilità, che si attesa al 9,6%. L’indicatore giornaliero ha raggiunto un minimo mensile di 103,22 centesimi il 17 marzo. Sei sedute consecutive in territorio positivo lo hanno portato al massimo mensile di 117,41 centesimi, il 25 marzo. L’ultima parte del mese ha visto un parziale ridimensionamento.

A dare una scossa al mercato sono stati unicamente i prezzi degli arabica

La media mensile dei robusta infatti segna addirittura una flessione, con l’indicatore che tocca nuovi minimi decennali.

Più nel dettaglio: colombiani dolci, altri dolci e brasiliani naturali si rivalutano, nell’ordine, dell’8,6%, 9,5% e 10%, risalendo rispettivamente a 158,99, 148,33 e 112,87 centesimi. I robusta arretrano dello 0,9% scendendo a 67,46 centesimi: il livello più basso dal marzo del 2010. L’indicatore di New York cresce dell’8,8%; quello di Londra arretra del 2,8%.

Riepilogando le cifre dell’export di febbraio, di cui abbiamo già riferito la settimana scorsa, il report coglie l’occasione per fare il punto anche sulle criticità delle filiere nei principali paesi esportatori.

A cominciare dal Brasile, dove la stagione di raccolta dei robusta è già in corso, mentre quella degli arabica entrerà nel vivo a partire da giugno. La maggiore difficoltà nel reperire la manodopera agricola e nel gestire i trasporti potrebbe rallentare la commercializzazione del nuovo raccolto riducendo la disponibilità in un momento in cui il livello delle scorte è già basso.

In Vietnam, il governo ha introdotto misure di distanziamento sociale che non avranno conseguenze su questo raccolto, ormai concluso, ma potrebbero incidere sulla logistica. I prezzi interni continuano a scendere scoraggiando le vendite dei produttori.

In Colombia è in corso, dal 25 marzo scorso, un lockdown di 19 giorni. Ad aprile inizia tipicamente il raccolto mitaca. E le limitazioni di movimento, come l’impossibilità di reclutare lavoratori stagionali stranieri (soprattutto dal Venezuela), rischiano di complicare notevolmente il suo svolgimento normale.

Problemi anche sul fronte dei trasporti, causa la minore disponibilità di container, che potrebbe aver inciso sul calo delle esportazioni a febbraio.

Produzione ed export dell’Indonesia sono in forte ripresa quest’anno, ma gli imbarchi, anche in questo caso, potrebbero rallentare a causa delle misure restrittive rese necessarie dal Covid-19.

In Honduras, la produzione è prevista per quest’anno in 7,3 milioni di sacchi, più o meno in linea con quella dell’anno scorso, ma al di sotto del dato record del 2017/18. Le operazioni di raccolta sono concluse. Si teme ora che il coprifuoco imposto dal governo possa incidere negativamente sull’attività dei porti.

Confermata la stima sui consumi

L’Ico stima tuttora i consumi mondiali, per il 2019/20, in 169,337 milioni di sacchi. Va da sé che il calo dei consumi nel fuori casa e il rallentamento della crescita economica mondiale potrebbero riscuotere un pesante tributo in questi tempi così incerti e travagliati.