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In Svizzera, Masaba Coffee: per una filiera sostenibile e senza le capsule d’alluminio

Il fondatore: "Sostenibilità è un concetto importante per Masaba, e parte integrante del nostro dna. Trattandosi di una parola inflazionata, è importante declinarla in maniera specifica. Masaba parte da un progetto sostenibile, attraverso il quale ai contadini viene accuratamente insegnata la coltivazione del caffè in tutte le sue fasi. Questo permette di ottenere un prodotto di elevata qualità e, di conseguenza, un reddito maggiore"

Jean-Claude Luvini, fondatore di Masaba Coffee
Jean-Claude Luvini, fondatore di Masaba Coffee

LUGANO (Svizzera) – Mentre sono ancora tantissimi che scelgono di produrre capsule per cavalcare l’onda del monoporzionato (intanto che si cercano alternative più ecosostenibili), i vicini di casa in Svizzera non ci pensano proprio: questa è la scelta e quindi la storia di un’azienda che tra i suoi punti di forza ha messo avanti la sostenibilità. Leggiamo di Masaba Coffee dal sito cdt.ch attraverso le parole del suo stesso fondatore.

Masaba Coffee attiva dal 2010 spiega come si fa il caffè anche senza le capsule

Fare l’imprenditore è spesso una scelta di vita. In molti sostengono che imprenditori si nasce – e non si diventa – in quanto significa mettersi in gioco anche, e soprattutto, personalmente. Sono quasi infinite in letteratura le definizioni di imprenditorialità (o imprenditore), ma quasi in tutte ritroviamo due parole chiave: rischio e sfida.

In questa rubrica, denominata “Ticino, terra d’imprenditori”, cerchiamo d raccontarvi questo; sfide che gli imprenditori del Cantone hanno e dovranno affrontare. Negli anni recenti la sostenibilità (in tutte le sue forme) è diventata parte integrante delle nostre storie e delle nostre notizie, ed è su questo che vogliamo concentrare le storie degli imprenditori intervistati. Storie di imprenditorialità e sostenibilità, esperienze e percorsi di persone che hanno deciso di rischiare e hanno vinto le proprie sfide o che, semplicemente, ne hanno trovate di nuove.

Il secondo imprenditore di questa edizione è Jean-Claude Luvini, fondatore di Masaba Coffee, azienda produttrice di caffè attiva dal 2010 grazie ad un progetto di sviluppo in Uganda. Il format prevede 8 domande puntuali sull’imprenditorialità in Ticino e sulle nuove sfide legate alla sostenibilità. Come è nata Masaba Coffee e qual è la sua missione aziendale?

“Masaba Coffee nasce dall’incrocio di due storie”

Continua il fondatore: “La prima è legata all’associazione per la cooperazione fra il Ticino e l’Uganda, che ha aiutato i contadini ugandesi. La seconda è la mia storia personale tra Africa e Ticino: sono figlio di padre sudafricano e madre ticinese. Casualmente, durante un viaggio nel 2010 ho conosciuto l’Associazione. Da allora mi sono impegnato per importare e diffondere il caffè Masaba in Svizzera. Il termine Masaba ha un significato molto importante: è la parola con la quale la popolazione ugandese denomina il vulcano. Si potrebbe paragonare al nostro concetto di Zeus. Masaba è il padre ancestrale da cui, secondo la mitologia locale, deriva la vita. Sta a indicare il cuore dell’africa, il concetto di origine o sorgente, quindi anche del Nilo.”

Quali sono state le principali sfide nell’avviamento di Masaba Coffee?

“Acquisire competenze nell’ambito in cui ho iniziato la mia attività è stata la prima sfida. Ho studiato filosofia e in seguito cooperazione e sviluppo internazionale. Mi mancavano pertanto le competenze legate alla vendita e le conoscenze dell’industria del caffè; a dire il vero, ero prevalentemente un bevitore di tè e non avevo conoscenze di alcun tipo per quanto concerne l’imprenditorialità.

La seconda sfida è stata quella di riuscire ad inserirmi in un mercato saturo, occupato da torrefazioni storiche con un grande know-how e una clientela fedele. Nel mondo del caffè si tende a costruire relazioni forti con i propri clienti, perciò inserirsi in questo settore ha richiesto molta perseveranza. Oggi siamo 6 collaboratori stipendiati e cooperiamo con molte persone esterne.”

Pianificare è un aspetto fondamentale per ogni imprenditore. Lei come lo affronta?

“Non sono un grande pianificatore ma ho imparato con l’esperienza. Dopo aver provato più strade, dai mercatini di Zurigo a contatti insoddisfacenti con la grande distribuzione, passando dal porta a porta nei bar di Lugano, ho avuto la sensazione di aver percorso 10 anni di apprendistato.

Per il futuro abbiamo definito una strategia chiara, che però è in controtendenza con quello che fanno le altre torrefazioni. Stiamo lavorando per decentralizzare la nostra produzione, collaborando con varie Fondazioni a livello nazionale. Abbiamo creato una torrefazione con la più grande fondazione del Canton Argovia e, a breve, partirà un progetto con la Fondazione Diamante e il Canvetto Luganese. L’idea è di portare Masaba in altri cantoni, di lavorare con persone parzialmente disabili e riuscire a far conoscere il nostro brand attraverso la collaborazione con le Fondazioni.”

La sostenibilità è molto importante per Masaba Coffee?

“Sostenibilità è un concetto importante per Masaba, e parte integrante del nostro dna. Trattandosi di una parola inflazionata, è importante declinarla in maniera specifica. Masaba parte da un progetto sostenibile, attraverso il quale ai contadini viene accuratamente insegnata la coltivazione del caffè in tutte le sue fasi. Questo permette di ottenere un prodotto di elevata qualità e, di conseguenza, un reddito maggiore. I contadini sono seguiti, anche con servizi di micro credito e micro finanza, per aiutarli a gestire al meglio le loro risorse.

All’interno di Masaba, sostenibilità significa anche creare integrazioni professionali. Questo è un aspetto importante che non avevo pianificato, ma che, grazie a misure di enti quali “Integrazione per tutti”, ho implementato assumendo unicamente persone che beneficiavano del sostegno della cassa disoccupazione o invalidità.

Il Cantone sostiene le aziende che effettuano l’integrazione professionale, e Masaba ha beneficiato di questi incentivi. Quello che prevale, però, è il piacere di inserire persone nel mondo lavorativo e offrir loro una mansione che corrisponda ai loro talenti. Secondo il concetto di “Unique Ability” sviluppato da Dan Sullivan, ogni individuo ha un talento specifico che gli permette di performare in maniera eccellente e spontanea. In Masaba cerchiamo di applicare questo concetto che riteniamo molto bello.

Abbiamo parlato della sostenibilità sociale di Masaba, legata ai contadini in Uganda e ai collaboratori in Ticino, non dimentichiamo però la sostenibilità ambientale. Questa entra in gioco nella misura in cui il caffè è un bene che viene da lontano. Cresce in quel che si chiama la “cintura del caffè” tra i due tropici, lontano da noi, e richiede un grande dispendio di risorse e combustibile per arrivare qui.

Oggi è dunque importante cercare di minimizzare il suo impatto. Dobbiamo ricordare che l’umanità non ne conosceva l’esistenza fino al XV secolo. Si tratta di un bene superfluo che è il più commercializzato dopo il petrolio, e al quale però non vogliamo rinunciare. Cosa possiamo fare? Dobbiamo evitare di consumare il caffè in capsule, in quanto l’utilizzo di alluminio, plastica altri materiali utilizzati lo rende ancor meno sostenibile. Masaba si impegna per convogliare i propri clienti verso un consumo di caffè in grani. Le capsule sono comode, ma in Svizzera ci stiamo orientando verso metodi più ecologici per il consumo del caffè, quale la Moka o il caffè filtrato.”

Il 2020 è stato caratterizzato dall’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19. Come ha influito sulle vostre attività?

“Ha influito in modo importante, dato che un terzo delle vendite di Masaba è orientato alla ristorazione. La chiusura prolungata di questo settore ha creato una sensazione di stallo molto complicata da gestire anche a livello psicologico. D’altronde, la pandemia ci ha spinto a un esercizio utile anche nel lungo termine, ovvero quello di portare il caffè ai privati. I privati erano i nostri primi clienti ai mercatini di Natale o del fine settimana, però sono sempre rimasti una minoranza.

Lo shop online era solo una vetrina. Adesso ci stiamo ingegnando per incrementare la vendita online. Questo permette di creare dei legami più forti con quei piccoli e medi clienti e, grazie al passaparola, stiamo incrementando questo segmento. Credo dunque che il Covid-19 abbia prodotto, malgrado tutto, dei benefici e ci abbia resi più forti.”

Quali sono i vostri obiettivi nei prossimi anni?

“Un progetto importante è quello di tostare il caffè Masaba con la collaborazione di due o più Fondazioni. Utilizziamo tostatrici piccole e artigianali, coinvolgendo lo staff delle fondazioni, ma anche persone portatrici di handicap per il processo di imballaggio. È veramente una sfida non semplice, perché non è consuetudine decentralizzare la produzione. Ci sono difficoltà nel far arrivare il caffè crudo in diversi punti della Svizzera, insegnare a questi collaboratori i flussi lavorativi e garantire continuità. Nonostante le difficoltà e le sfide, credo in questo progetto che ci distinguerà da tutte le altre torrefazioni in Svizzera.”

C’è un progetto che ha seguito e che le sta particolarmente a cuore?

“Un progetto di cui sono particolarmente fiero e che mi ha anche emozionato è il libro dedicato alla filiera del caffè, illustrato e creato per i bambini. Questo progetto è nato spontaneamente dall’idea di una docente di scuola elementare ticinese. Abbiamo collaborato con la Fontana Print, e grazie a un Crowdfounding dell’ente Regionale di Sviluppo, è stato possibile ricevere il credito per finanziare questo libro. Si è trattato di uno sforzo congiunto, fortemente in sintonia con i valori di Masaba. Abbiamo raccontato il viaggio del caffè, in un modo colorato in grado di aiutare i bambini a capire la provenienza di questo prodotto.

Un altro progetto spontaneo e speciale è stato portato avanti dalla sartoria della prigione “La Stampa” di Lugano. Su loro iniziativa sono stati recuperati gli imballaggi di Masaba Coffee, presso i bar che ne fanno uso. Il materiale è stato pulito e cucito, in modo da realizzare delle belle borse, che ora stiamo proponendo. Il fatto di usare del materiale solitamente reputato “di scarto”, e riutilizzarlo per creare qualcosa di nuovo, è un concetto molto diffuso in Africa e molto in linea con i valori di Masaba, legati alla sostenibilità e all’ecologia.”

Quali saranno le maggiori sfide che il vostro settore dovrà affrontare nel corto e medio termine? La sostenibilità può essere un elemento principale?

“Il consumo crescente di caffè rischia di non essere sostenibile. Ci sono paesi grandi come l’India e la Cina, culturalmente legati al tè, che ora stanno scoprendo il caffè. Questo fenomeno, seppur apprezzabile dal punto di vista imprenditoriale, sta creando una forte domanda di caffè, e ciò potrebbe avere delle ripercussioni sulla coltivazione del prodotto. Si sta andando verso monoculture di caffè che a lungo termine faranno fatica a rimanere sostenibile. Corriamo il rischio ecologico, e anche economico, di causare un forte aumento dei prezzi, cosa che non necessariamente andrà a favore dei contadini.”