sabato 02 Marzo 2024
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Marco Bortolussi, Pininfarina, al Trieste Coffee Experts di Bazzara: “Ecco il ruolo del design nella sostenibilità”

L'esperto: "Siamo partiti chiedendoci cosa significhi fare design circolare e abbiamo tenuto a mente due aspetti: il tema della produzione, affiancato a quello del consumo e dell’utilizzo. Ci siamo poi dati il compito di lavorare su tre elementi: rallentare, ossia allungare la durata di vita del prodotto, ridurre, ossia ridurre la quantità delle risorse utilizzate, e il terzo è chiudere, ossia provare a rimettere in circolo i materiali utilizzati"

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Marco Bortolussi, sales & marketing manager user experience product design di Pininfarina, è intervenuto in occasione del Trieste Coffee Experts organizzato da Bazzara, raccontando il ruolo del design nei confronti della sostenibilità nella filiera del caffè tramite il progetto Akom realizzato dall’azienda per il congresso dell’IFA di Berlino nel 2022. Leggiamo di seguito la sua opinione.

Sostenibilità: l’imperativo del design

di Marco Bortolussi

TRIESTE – “La visione della divisione di Product & Experience Design di Pininfarina racconta la responsabilità che il design ha, insieme alle case di design e ai designer, nei confronti della sostenibilità nell’accingersi a disegnare un nuovo prodotto o un nuovo servizio.
Akom è un concetto, un progetto di ricerca interno a Pininfarina realizzato per la nostra partecipazione all’IFA di Berlino nel 2022.

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Con Akom abbiamo cercato di rispondere a due domande che di fatto hanno lo stesso obiettivo, la prima viene dall’alto, a livello istituzionale, sul tema della sostenibilità e la seconda viene dal basso, ovvero dal consumatore, e ci spinge a cercare e trovare delle soluzioni da questo punto di vista.

Di solito disegniamo per i nostri clienti, abbiamo un briefing e lo seguiamo; invece, con Akom ci siamo dati un obiettivo e abbiamo scritto un briefing per noi stessi, provando a vedere le cose da una prospettiva diversa.

Repa

Siamo partiti chiedendoci cosa significhi fare design circolare e abbiamo tenuto a mente due aspetti: il tema della produzione, affiancato a quello del consumo e dell’utilizzo. Ci siamo poi dati il compito di lavorare su tre elementi: rallentare, ossia allungare la durata di vita del prodotto, ridurre, ossia ridurre la quantità delle risorse utilizzate, e il terzo è chiudere, ossia provare a rimettere in circolo i materiali utilizzati”

Marco Bortolussi: rallentare

“Questo tema racchiude quattro sfide che presentano quattro tipi diversi di obsolescenza, la prima è di tipo estetico, e qui Pininfarina può sicuramente dare un contributo, parlando proprio dello stile di un prodotto; poi c’è un’obsolescenza di natura più tecnica che si può provare a contrastare attraverso la possibilità di avere degli upgrade oppure realizzando un prodotto facilmente riparabile; c’è poi l’obsolescenza di tipo funzionale, che è determinata dal fatto che un prodotto a un certo punto non risponde più a determinate esigenze e viene dismesso; infine abbiamo l’obsolescenza sociale, di natura più istituzionale, ad esempio l’accessibilità oggi è un obbligo sociale.

Ci siamo quindi chiesti dove Pininfarina può dare il suo contributo. Il primo tema è collegato all’attrattività e pertanto come punto di partenza abbiamo voluto cercare di lavorare da un design senza tempo e non soggetto mode, in modo che il prodotto possa continuare a risultare attrattivo nel tempo e quindi garantire una durata di vita più lunga possibile. Questo elemento è tuttavia soggetto a giudizi di tipo soggettivo; abbiamo dunque aggiunto un fattore legato al piacere di utilizzo, che abbiamo identificato in un’interazione fisica, nonostante un mondo che va verso il digitale, dove premiamo un pulsante e rimaniamo passivi attendendo che il caffè venga erogato.

Attraverso la fisicità abbiamo voluto restituire potere all’utilizzatore, dandogli la sensazione di contribuire in maniera attiva alla creazione del proprio caffè, permettendogli in maniera semplice di personalizzare il tempo di erogazione della bevanda ed enfatizzando il piacere di utilizzo attraverso l’integrazione di un feedback di tipo tattile all’interno della leva.

Rallentare infine prende anche il significato di riparabilità. A questo scopo, abbiamo svolto uno studio di pre-fattibilità per immaginare un prodotto facilmente aggiustabile, utilizzando per esempio il minor numero possibile di elementi plastici ed eliminando del tutto gli elementi incollati che renderebbero più complicata la riparazione del prodotto”.

Marco Bortolussi: ridurre

“Per ridurre ci sono due strade: ridurre i materiali di costruzione della macchina da caffè, un aspetto che chiaramente si può sempre efficientale ma fino a un certo punto, oppure immaginare un nuovo concetto di consumable.

In questo caso è stata progettata una capsula più capiente, capace di erogare fino a 25 caffè che, una volta esaurita, ha la possibilità di essere rimessa in circolo attraverso la restituzione della stessa al produttore, che può darle una nuova vita riempiendola nuovamente; questo ci introduce al passaggio successivo”.

Chiudere

“Immaginiamo che questa capsula, invece di essere utilizzata una volta, venga utilizzata quattro volte, ciò significa che arriverà ad erogare cento caffè; tuttavia, ciò presuppone inevitabilmente anche un cambiamento di business model che va necessariamente protetto: abbiamo brevettato quindi l’interfaccia tra la capsula e la macchina da caffè, rendendola un sistema chiuso, capace inoltre di garantire la qualità del caffè sigillando il contenitore in modo che non entri aria che potrebbe guastarne il contenuto.

Un altro fattore importante è evitare che il consumatore riempia la capsula autonomamente e quindi abbiamo creato un sistema di scambio di informazioni attraverso un QR code stampato sulla capsula e una lente istallata all’interno della macchina da caffè, la quale legge il numero di erogazioni ancora disponibili.

Finite queste erogazioni, la macchina smette di erogare caffè e, quindi, la capsula diventa inutilizzabile. Pertanto, anche se il consumatore prova a riempirla da solo con il caffè che ha in casa, il sistema non funziona, e ciò garantisce una sostenibilità anche dal punto di vista economico: la capsula va dismessa, rimessa in circolo e viene acquistata una capsula nuova.

La progettazione di Akom è stato un esercizio estremamente interessante, in quanto solitamente Pininfarina deve fare i conti con di un briefing realizzato insieme ai clienti; qui il briefing è stato appunto scritto internamente con l’intenzione di rispondere a un’esigenza più ampia, con l’intento di guardare al futuro sfruttando le proprie capacità.

L’idea è nata dal nostro heritage, che è sicuramente legato al mondo automotive, dove i grandi brand ogni anno creano una concept car, la portano al Salone di Ginevra, mostrando una visione, una capacità tecnica e l’abilità di guardare al futuro.

Allo stesso modo, Pininfarina ha voluto creare la propria “concept car” proprio nel mondo del caffè, perché è un mondo intimamente legato alla nostra azienda. Nel corso degli anni abbiamo infatti disegnato diverse macchine da caffè e riteniamo che sia un prodotto che parla di italianità, proprio come Pininfarina, che è un brand fortemente italiano.

L’obiettivo del progetto è proprio cercare di suggerire e ispirare una visione diversa, suggerendo che un consumo alternativo, guardando da una prospettiva diversa, è possibile”.

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