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Cultura per i consumatori: “Nespresso lo fa con le Master Origin”, dice Marchesi

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MILANO – È da sfatare, il luogo comune che imprigiona le capsule nell’etichetta di un prodotto di minore qualità tra i metodi di consumo domestico. Nespresso non si tira mai indietro quando si tratta di superare questo falso mito, proponendo ogni volta una gamma studiata nel dettaglio. L’ultima creazione, frutto di coltivazioni attente sotto molti aspetti per raggiungere ottimi risultati, sono le 5 Master Origin.

Un omaggio proprio a quei coltivatori che, in lontani Paesi di produzione, si sono impegnati a applicare delle tecniche complesse al chicco.

Di questi veri e propri racconti del lavoro che sta dietro ogni capsula Nespresso, ha parlato Massimiliano Marchesi, brand ambassador del brand. Proprio in occasione del lancio di questa nuova linea, avvenuta il 28 settembre, presso l’Arco della Pace a Milano.

La storia di questi nuovi prodotti, nasce ancor prima dall’idea di sostituire i 4 purorigine, ovvero di unica provenienza. Ogni proposta Master Origin, ha conosciuto un metodo di lavorazione diversa: naturale per l’Ethiopia, welt hulling per l’Indonesia, monsonizzazione per l’India; per il Colombia, lavato con raccolta tardiva e, infine, per il Nicaragua, black honey. Tutti 100% Arabica, tranne l’India che è una miscela con Robusta.

Massimilano Marchesi: cosa c’è all’origine di questo lancio

“I monorigine, i single origin, al punto in cui la cultura del caffè e quindi il mercato sono arrivati, non sono più sufficienti. E’ ora di parlare di caffè anche non solo dal punto di vista dell’origine ma anche in termini di metodi di lavorazione, esattamente in linea con quello che accade con gli specialty.

Ecco che quindi si introducono termini come lavato, secco, black honey, wet huled e monsonato. Questi sono associati poi a ogni risultato e a un’espressione diversa in tazza. Volevamo insomma creare una varietà di consumo, che potesse andare oltre il primo impatto delle preferenze al palato. Certo, si può avere un caffè preferito, ma è bene anche sapere le ragioni che si nascondono dietro tale preferenza.

Durante la giornata, è possibile scegliere con consapevolezza delle soluzioni diverse. Come in tutti gli ambiti gastronomici, compreso il vino. Apprezzandone quindi non solo le diverse provenienze ma anche le possibili tecniche di lavorazione.”

Le due novità di gamma

“Sono due le new entry, ovvero il Nicaragua e l’Indonesia. Il primo ricalca un po’ il profilo aromatico di Dolsao du Brasil, perché si tratta di un black honey, estremamente dolce, con note che richiamano il miele e i biscotti. Perfetto quindi per chi vuole rinunciare allo zucchero nel caffè.

Poi l’Indonesia, caratterizzato dal wet hull, tipico della zona. L’essiccamento avviene senza il pergamino, per fronteggiare il clima molto umido. In questo modo si ottengono dei chicchi molto particolari, dal colore blu e che dal punto di vista aromatico presentano delle sfumature incredibili. Ha note fresche, quasi un po’ pungenti, che ricordano un legno di castagno.”

Proposte dolci

“E’ una scelta compiuta per sdoganare le abitudini molto italiane di gustare un caffè amaro. Questo è un caffè equilibrato, in tutte le sue 5 espressioni. Per me quando il caffè si presenta dolce, è sintomo di qualità.”

La sostenibilità: la Vertical Farm

“Nespresso promuove questo progetto chicco a chicco, che prevede non solo il riciclo dell’alluminio, ma anche del caffè esausto, che va a compostaggio in fertilizzante organico. Questo poi viene donato a delle piantagioni di riso del Pavese, che poi produrranno il riso venduto nei banchi alimentari, andando così a chiudere un circolo virtuoso.

Sostenibilità però per Nespresso non è solo questo. E’ soprattutto il programma AAA Sustainable Quality™che abbiamo attivato in diversi Paesi d’origine e che oggi coinvolge circa 75mila agricoltori. L’adesione a questo progetto è utile per l’azienda per garantire la sostenibilità dell’approvvigionamento del caffè di qualità. Che, paradossalmente, oggi non si trova spesso. Nel mondo c’è molto caffè, ma non di alta qualità. Quindi è essenziale per il nostro brand che il numero maggiore possibile di agricoltori aderiscano a questa iniziativa.

Dall’altra parte, l’azienda si occupa di sostenerli non solo nel migliorare le loro condizioni lavorativi e sociali. Ma apporta maggiori guadagni e produttività e prezzi corrisposti più alti.”

Il biologico?

“Abbiamo diversi produttori che producono biologico. Ma la certificazione del nostro programma va al di là del semplice biologico. Introduce infatti un valore qualitativo che nel biologico non per forza è compreso.  A noi interessa innanzitutto gli standard qualitativi elevati del prodotto.”

All’interno della giornata internazionale del caffè, come è stata riprodotta l’esperienza degustativa nelle boutique?

“Nelle boutique di Milano e Monza, tra il primo e il 3 ottobre, si sono tenute delle lezioni di caffè, basate su queste 5 proposte. E’ il nostro modo per fare cultura tra tutti i nostri clienti che vogliono apprendere i segreti delle tecniche di lavorazione e di degustazione. Agevoleremo l’esperienza gustativa con i descrittori che arricchiranno il percorso.”

Si possono anche realizzare lunghi in tazzina?

“Sì. Tutte e 5 le proposte possono essere erogate sia da espresso che da lungo, ma non da ristretto perché sarebbero dei sottoestratti. Però hanno un quantitativo di caffè e di macinatura che col nostro sistema permette l’erogazione dai 40 ai 100 millilitri.”

Il Master Origin preferito di Marchesi?

“Mi piace provarle tutte in diversi momenti della ragione. Ma forse, l’Ethiopia è il mio preferito. Sono stato anche sorpreso dall’Indonesia che ha delle sfumature aromatiche insospettate. Per chi ama esclusivamente degli espressi intensi, proporrei l’India e Indonesia, per andare incontro ai gusti più diffusi tra gli italiani, con un tocco di novità in più.

E’ importante che questi caffè siano spiegati e argomentati per valorizzare il lavoro che sta dietro il risultato finale. Noi partiamo senza dubbio dai momenti di consumo, dalle sfumature gustative e aromatiche. Parliamo di caffè non amari, parliamo di dolcezza: termini che tutti possono recepire nell’immediato. Poi, in questo modo, avviciniamo alla prova di degustazione, per spiegare il perché il caffè si presenta in un determinato modo.”