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Brasile, dice il re ’20 della Cup of Excellence: “Così ho coltivato il caffè con il punteggio più alto”

Luiz Ricardo: “La nostra è una proprietà interamente di famiglia, gestita insieme a mia madre, mio padre e noi tre figli. All’inizio, mio padre non ci ha spinti a rimanere sui campi, perché è una vita faticosa – ci saremmo dovuti alzare molto presto al mattino e andare a letto molto tardi ogni giorno, specialmente durante i periodi del raccolto, e farlo a lungo ti consuma"

Luiz Ricardo
I vincitori

MILANO – La Cup of Excellence del Brasile si è da poco conclusa e l’abbiamo affrontata dal punto di vista della direttrice Susie Spindler. Abbiamo intervistato anche il vincitore dell’edizione 2020 Luiz Ricardo Pimenta de Sousa, che ci ha restituito un quadro molto interessante di quella che è la vita di un coltivatore e di una famiglia che per generazioni ha portato avanti un discorso di qualità che oggi deve esser riconosciuto dal mercato.

Luiz Ricardo, com’è la vita del coltivatore ogni giorno?

“La nostra è una proprietà interamente di famiglia, gestita insieme a mia madre, mio padre e noi tre figli. All’inizio, mio padre non ci ha spinti a rimanere sui campi, perché è una vita faticosa – ci saremmo dovuti alzare molto presto al mattino e andare a letto molto tardi ogni giorno, specialmente durante i periodi del raccolto, e farlo a lungo ti consuma. Di conseguenza abbiamo deciso di studiare, portando conoscenza e tecnologia alla nostra produzione. Mio fratello è un tecnico agrario e io ho una laurea in scienze dell’alimentazione. Abbiamo sempre voluto portare avanti il lavoro di nostro padre perché sappiamo il potenziale della proprietà, ammirando la cura che vi riponeva. Attualmente, ci siamo divisi i compiti: mio fratello si dedica al raccolto, l’altro alla fase postuma, e un altro ancora alla fase finale di produzione. “

Quali sono le principali caratteristiche della vostra coltivazione?

Luiz Ricardo: “L’unità produttiva dove abbiamo coltivato il chicco vincente si trova a 859 metri di altezza, con un terreno argilloso che riceve la luce del sole per circa 6 ore al giorno. Il clima è temperato, l’umidità è piuttosto alta così come lo è a valle. Quest’anno è stato atipico per la quantità delle piogge – è piovuto molto e nel momento giusto.”

Ci sono anche altre coltivazioni oltre il caffè?

“Per preservare di un 20% la foresta, abbiamo alberi di avocado e abbiamo intenzione di piantarne di altri tipi in futuro.”

Luiz Ricardo: quali sono i tipi di caffè che producete e con quali metodi?

“All’inizio del raccolto conduciamo un test preliminare per capire quale sarebbe il metodo più adatto per ottenere il miglior risultato con la produzione. Abbiamo diverse metodologie che cambiamo ogni anno, a seconda delle condizioni climatiche e di ciascuna raccolta. Quest’anno, per la Cup of Excellence, abbiamo applicato il metodo lavato.”

Cos’è necessario sapere per esser un coltivatore professionista?

“Siamo soliti dire che più ascolti, meno sai. Le persone devono aprirsi all’apprendimento molto di più. Dobbiamo restare umili e alla ricerca di nuove informazioni, chiedere aiuto, allenarsi e imparare tutte le tecniche. E’ molto importante avere a disposizione un repertorio e cercare sempre di comprendere ogni aspetto dei processi produttivi, in aggiunta alle conoscenze del mercato, delle abitudini di consumo, per adattarvisi. Inoltre, è necessario voler condividere tutto questo con gli altri.”

Quando e perché avete deciso di diventare un farmer?

“I nostri nonni sono stati i pionieri della produzione e mio padre ha continuato su questa via. Noi siamo la terza generazione della nostra piantagione e combattiamo per un’agricoltura che porti più profitto e sia sostenibile.”

Quali sono le più grandi difficoltà nel vostro lavoro?

Luiz Ricardo: “La più grande è avere il giusto riscontro sul prodotto: esser capaci di stabilire un prezzo onesto basato sulla qualità, e aggiungere valore al nostro lavoro e dedizione. In più certamente, sono degli ostacoli anche le condizioni climatiche: tutto è incerto e può influenzare molto la produzione.”

E quali sono i rischi se niente cambia?

“Un rischio già presente è la mancanza di giovani nelle aree rurali. In passato, le persone volevano lavorare nei campi, ma la svalutazione dell’intero processo ha progressivamente scoraggiato le nuove generazioni. Fortunatamente sta arrivando un nuovo ciclo che riconosce il potenziale del nostro caffè e vuole trasformare il mercato. Vogliamo esser un esempio per i giovani, vogliamo mostrare loro che si può creare un caffè di alta qualità che possa esser riconosciuto per questo.”

Luiz Ricardo, come pensate di combattere i cambiamenti climatici e le malattie che mettono a rischio il futuro delle coltivazioni?

“Il cambiamento climatico è un tema molto importante a livello globale ed è quindi responsabilità di tutti. Con questo presupposto, cerchiamo di evitare il più possibile ogni minaccia all’ambiente di nostra proprietà. Abbiamo iniziato a coltivare gli avocado per curare il terreno e poi abbiamo intenzione di implementare sistemi a energia solare prossimamente.”

E’ la prima volta che provata a competere?

“Qualche anno fa mia madre ha spedito un campione, ma questa è stata la prima volta in cui ci siamo classificati.”

Cosa ha cambiato nel vostro lavoro e nella vostra vita?

“Da oggi il lavoro potrà solo aumentare. Abbiamo sempre voluto vincere, e ora che ci siamo riusciti resta il desiderio di rimanere primi. Vincere ci ha ricaricati, e ora vogliamo investire per dare al Brasile più visibilità. Secondo noi è merito tutto della nostra dedizione e del nostro amore. Mi metto nei panni di mio padre, che non aveva idea che avremmo continuato il suo lavoro e voglio prendere il nostro caso come un esempio per incoraggiare gli altri produttori.”

E cosa significa per un coltivatore esser riconosciuti con un giusto prezzo?

“Questa è la competizione più grande sugli specialty, quindi vincerla è il massimo a cui potevamo aspirare nella vita. Questo ci fa crescere e credere ancora di più nel nostro lavoro. E’ la valorizzazione di ciò che facciamo di fronte al mondo intero.”

In poche parole, Luiz Ricardo potrebbe convincere il consumatore italiano medio, che non è giusto pagare solo un euro per un buon caffè?

“Sappiamo che il modo migliore per mostrare al pubblico che il nostro caffè è di qualità, è facendoglielo assaggiare. Ma abbiamo un ruolo anche noi nel raccontare l’intero processo dietro la tazzina. Il consumatore deve capire che prima del risultato finale, quel flavour unico, c’è una lunga filiera, un lavoro di generazioni e di cura che ha attraversato gli anni. In più, il nostro caffè è dolce, pulito, con note aromatiche che richiamano la melassa e lo zucchero di canna. “