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Luigi Zecchini per i 100 anni: «Come una bottega si è trasformata un’azienda 4.0»

Zecchini
Luigi Zecchini

BOLOGNA – Filicori Zecchini, la storica torrefazione bolognese, si accinge a festeggiare il suo centenario, che ricorre il prossimo ottobre. Questa azienda familiare, espressione dell’eccellenza bolognese del caffè, guarda al futuro e all’innovazione senza dimenticare le sue radici artigiane e la sua identità, come spiega Luigi Zecchini in questa intervista al Resto del Carlino, a firma di Lorenzo Pedrini, che vi proponiamo di seguito

Bastano tre generazioni per mutare una bottega in un grande gruppo industriale?

«Nel nostro caso, sì. La prova sta in una vicenda imprenditoriale iniziata cent’anni fa nel 1919. Con la prima rivendita aperta dai nostri nonni nella centrale via Orefici, seguito dall’impianto di torrefazione di via Oberdan. E poi negli anni ’60 dalla trasformazione in industria vera e propria condotta stavolta dai nostri genitori. Poi, col passare dei decenni, siamo arrivati al primo stabilmento lungo la via Emilia e all’attuale grande sede di Osteria Grande».

Un’espansione sempre contassegnata dai preziosi chicchi di caffè.

«Il business di famiglia, in effetti, non è mai cambiato: dall’acquisto diretto della materia prima dai Paesi produttori alla torrefazione e alla vendita del caffè agli operatori del settore. Ad essere profondamente diverso, con l’avvicendarsi delle generazioni, è stato invece l’approccio manageriale».

Si spieghi meglio.

«Per essere chiari, quest’azienda ha avuto il merito di saper restare al passo coi tempi, senza mai derogare sull’alto livello del prodotto finale, e investendo con costanza, quando i tempi lo hanno richiesto, tanto sull’innovazione dei macchinari, quanto sulla formazione dei nostri clienti: un passaggio cruciale».

Quindi fate in modo che chi vi compra sia, come dire, ‘degno’ di rappresentarvi?

«Sì, in un certo senso è così. Proprio perché quanto commercializziamo, sia nella linea tradizionale che tramite il marchio Club Kavè, è in sostanza un semilavorato. Che per diventare bevanda ha bisogno di un know-how tecnico di un certo tipo da parte dei baristi e dei ristoratori, oltre che di macchine per il caffè che lo sappiano nobilitare».

Sulla tecnica, dicevamo, siete all’avanguardia.

«Possiamo dire di essere già entrati con successo nell’epoca 4.0, grazie a linee produttive capaci di dialogare tra loro e con la rete internet mentre trasformiamo i chicchi verdi e coriacei in arrivo da Brasile e Centro America nelle piccole pepite brune pronte per essere macinate».

Non avete perso l’anima emiliana delle origini, pur aprendovi ai mercati internazionali.

«A Bologna abbiamo il cuore e dalla pianura bolognese vengono tutti i dipendenti dello stabilmento principale Filicori Zecchini, venditori esclusi. Ma da almeno un decennio vendiamo anche fuori confine, per un quinto del fatturato annuo totale, con buoni risultati tanto nell’Europa Orientale, quanto negli Stati Uniti».

Lorenzo Pedrini