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L’Italia è leader per la green economy e il settore del caffè è in prima fila

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Le conclusioni dell'Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma

MILANO – Sostenibilità, ambiente, economia circolare, transizione verso la green economy: concetti sui quali i player dell’industria del caffè sono in prima linea, anche per rispondere alla crescente sensibilità dei consumatori italiani su questi temi, che porta a nuovi modelli di acquisto. Non a caso – secondo l’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma – le certificazioni UTZ e Fairtrade – dove il caffè è in prodotto chiave – sono quelle maggiormente conosciute dai consumatori italiani. Scopriamo di più in questo articolo della Redazione Economia del Corriere della Sera.

L’Italia è leader della green economy per molti degli indicatori che mappano le dimensioni della transizione verso la sostenibilità: terza nella UE-28 per emissioni atmosferiche di Co² equivalente per unità di prodotto; seconda sia per input energetici e di materia per unità di prodotto; seconda per superfici destinate all’agricoltura biologica.

Transizione eco che deve ulteriormente progredire per raggiungere gli obiettivi di medio periodo. E per ridurre le emissioni di gas serra imputabili alle attività produttive (oltre il 76%); anche perché gli investimenti green rappresentano un fattore decisivo per il successo delle imprese italiane: l’incremento del valore aggiunto per addetto nelle imprese altamente sostenibili è superiore del 10%.

Ma la promozione di comportamenti sostenibili e acquisti green rappresenta un volano fondamentale (alle famiglie sono ricondotte il 24% delle emissioni di gas serra). Il contesto è positivo: tra gli italiani è forte la sensibilità verso i temi ambientali. E la crescente attenzione alla sostenibilità genera consapevolezza del proprio ruolo. E porta alla definizione di nuovi modelli di acquisto. Sostenibilità che è sempre più ricercata dal consumatore e che nel largo consumo confezionato vale oggi 6,5 miliardi di euro. È questa la fotografica scattata dall’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma in collaborazione con Sin Life presentato a Marca 2020.

Quando un acquisto è davvero sostenibile e green?

Il rispetto per l’ambiente diviene così un importante criterio di acquisto: il 36% degli italiani, davanti allo scaffale, è portato a scegliere prodotti che limitano l’impatto generato sull’ecosistema. E il 61% si dice disposto a modificare le proprie abitudini di spesa pur di ridurre gli effetti e le ricadute ambientali. Ma quando un acquisto può dirsi veramente sostenibile? Per gli italiani la risposta risiede nelle caratteristiche del prodotto – per il 42% è sostenibile un prodotto che proviene da agricoltura biologica – ma anche in quelle della confezione. Il 37% individua una confezione fatta con materiali riciclati o a basso impatto ambientale l’attributo distintivo di un prodotto sostenibile. Importante anche l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili in fase di produzione (31%). E la garanzia di un giusto reddito ai lavoratori (24%).

UTZ e Fairtrade le certificazioni più conosciute dai consumatori

Quando la sostenibilità è collegata ad una certificazione il riconoscimento del consumatore è indiscutibile (+27% i prodotti con certificazione UTZ, +11% il Fairtrade, +8% i prodotti a marchio Friends of the Sea, +7% il biologico). Nella partita delle decisioni di acquisto in funzione della tutela ambientale, fondamentale il ruolo giocato dal packaging. 1 italiano su 3 sceglie cosa acquistare sulla base delle informazioni presenti in etichetta. Mentre il 27% e il 23% prende in considerazione il tipo di materiale utilizzato per l’imballaggio e le sue caratteristiche. La marca del distributore rappresenta un valido strumento e veicolo per stimolare l’individuazione di packaging sostenibili (a pensarla così è il 53% della filiera dei copacker che sono partner della MDD) e per sensibilizzare i consumatori sui temi della sostenibilità (48%).

1 azienda su 5 investe in tecnologia green

Nel 2019 1 azienda su 5, sottolinea Nomisma ha previsto di effettuare investimenti in tecnologie green. Non solo, il 56% delle imprese ha già adottato comportamenti per ridurre l’impatto ambientale. E il 13% ha investito in processi di economia circolare. Sono questi i primi ma decisi segnali del ruolo attivo che l’attenzione all’ambiente ricopre oggi nel sistema produttivo italiano, in cui solo il 18% delle imprese risulta già altamente sostenibile. Contro un 52% ancora non sostenibile. Salvaguardare l’ambiente è una priorità anche per i consumatori italiani. Considerato un tema da inserire nelle priorità dell’agenda politica dal 37% degli italiani – secondo solo a disoccupazione (56%) e fiscalità (39%) – preservare l’ecosistema è visto anche come un obiettivo raggiungibile tramite le piccole azioni quotidiane di molti (80%).