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L’INFLAZIONE CALCOLATA CON IL PREZZO DI CIALDE E CAPSULE – L’Istat: il carovita è fermo tre mesi. Tra i beni per misurare la spesa ci sono anche cialde e capsule. L’indice dei prezzi si è ridotto di un terzo

MILANO – Il vizio entra nel paniere. Come ogni anno l?Istat aggiorna la lista dei beni tenuti sottocchio per misurare l?inflazione che, per inciso, anche a gennaio continua la sua frenata. E come ogni anno il saldo fra new entry e cancellazioni ci consegna una fotografia dei nuovi consumi degli italiani.

Per dire, nel 1954 era entrata la brillantina, nell’86 il cardigan, nel 1991 (con un certo ritardo) il personal computer. Adesso la lista dell’Istituto nazionale di statistica si arricchisce con la sigaretta elettronica, il caffè in cialde o capsule e anche la macchinetta per prepararlo.

Entrano pure l?abbonamento ai quotidiani on line , le gomme termiche, il test di gravidanza e il sacchetto biologico per i rifiuti. Mentre dopo anni di onorato servizio diciamo addio al tailleur , sostituito da un più generico abito femminile. E anche alla «riparazione di apparecchi audiovisivi e informatici», che evidentemente non usa più, anche perché costa sempre di più.

Ma come si decide cosa far entrare e cosa far uscire dal paniere? Vengono semplicemente aggiunti i prodotti che vedono crescere le loro vendite e cancellati quelli che stanno scomparendo dagli scaffali dei negozi. Inevitabilmente l’aggiornamento arriva con un po’ di ritardo, in genere un paio di anni.

Ma la partita vera si gioca dopo, con la famosa ponderazione, cioè la scelta del peso da dare ai singoli prodotti o categorie nel calcolo dell’inflazione. Anche quest’anno le associazioni dei consumatori parlano di pesi falsati rispetto alla spesa reale.

Il Codacons, in particolare, contesta il calo delle spese per «abitazione, acqua ed elettricità», la «solita discesa del peso» delle assicurazioni e anche dei parcheggi e dei pedaggi, nonostante l?ultimo ed ennesimo ritocco delle tariffe di inizio anno. Tutte variabili che, sempre secondo il Codacons, possono «falsare il calcolo dell’inflazione» con «ripercussioni sulla rivalutazione di pensioni e stipendi» e quindi sul reale potere d’acquisto delle persone.

L’ultimo dato, diffuso proprio ieri dall’Istat, registra un’inflazione ferma a gennaio allo 0,7% su base annua. Lo stesso valore rilevato sia a dicembre sia a novembre. È il valore più basso dal 2009, un terzo di quello segnato appena un anno fa. Ma non è una notizia positiva. Anzi.Se negli anni 70 l?incubo si chiamava inflazione ai giorni nostri il pericolo è la deflazione, cioè la diminuzione del livello generale dei prezzi che arriva quando si indebolisce la domanda di beni e servizi.

Una spirale pericolosissima, che ha messo in ginocchio il Giappone all’inizio del Duemila. È uno spettro che riguarda non solo l’Italia ma che si aggira per l’intera Europa. Come uscirne? Pochi giorni fa il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto che «se dovesse mai esservi deflazione, la risposta arriverebbe utilizzando tutti gli strumenti disponibili».

In casa nostra si moltiplicano gli appelli a sostenere la domanda. «Non ci stancheremo mai di ripetere che il punto centrale per la crescita è ridare fiato ai consumi restituendo potere d?acquisto alle famiglie», dice il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli. Ma per farlo bisogna tagliare le tasse. Non proprio uno scherzo in un momento come questo.

Fonte: Corriere.it