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Le Lazzarelle: la torrefazione al femminile non si ferma nemmeno con la pandemia

Le lavoratrici, 56 quelle che si sono avvicendate nella produzione in questi 10 anni, sono state formate come esperte in tecniche di torrefazione e tostatura; si sono occupate fin dall’inizio – nel 2010 – della gestione dei magazzini, della pulizia, della cura e della manutenzione di macchine e locali

le lazzarelle
Una delle donne della torrefazione Le Lazzarelle

POZZUOLI (Napoli) – Sono tante le aziende che, dopo un primo momento di shock dato dalla paura del contagio, si sono rimesse in moto nel rispetto delle norme governative. Sicurezza al primo posto, ma anche la volontà di non restare paralizzati e impotenti di fronte a questa emergenza sanitaria che sta tenendo immobili i cittadini italiani. Un settore che è riuscito a trovare il modo di continuare la propria attività è la torrefazione: sono tanti che ancora garantiscono consegna a domicilio e l’acquisto online. Un modello virtuoso è rappresentato dalla storia de Le Lazzarelle: impresa torrefattrice tutta al femminile che da lunedì riparte a pieno regime. E che da sempre è in prima linea per sostenere il tessuto sociale. Leggiamo i dettagli dal sito gnewsonline.it, l’articolo di Fiorenza Elisabetta Aini.

Le Lazzarelle: le donne che da 10 anni gestiscono la torrefazione impiantata nella casa circondariale femminile di Pozzuoli

Donne che si sono prese “una pausa per capire cosa stesse accadendo” tutto intorno a loro, nel mondo fuori e dentro. Nel tempo sconosciuto che il Coronavirus ha reso inizialmente incomprensibile per donne e uomini, che ha costellato di ostacoli il percorso di ciascuno, che ha sparigliato le carte e le ha distribuite alla cieca. Come hanno detto molto bene loro: “Come tutti i cambiamenti c’è voluto un tempo di adattamento e abbiamo preferito il silenzio in queste settimane per riflettere su cosa fare”.

Le Lazzarelle si descrivono “donne libere, abbiamo scelto di impegnarci attivamente in una impresa tutta femminile che valorizzi i saperi artigianali e generi inclusione sociale”

Ora sono ritornate in campo e hanno ripreso in mano quel ‘miracolo’ che dieci anni fa crearono, avviando una iniziativa imprenditoriale nel carcere di Pozzuoli, grazie al progetto Chicco Solidale finanziato dall’Assessorato alla Politiche sociali della Regione Campania, riuscendo a impiegare dieci detenute nella gestione della torrefazione. Le lavoratrici, 56 quelle che si sono avvicendate nella produzione in questi 10 anni, sono state formate come esperte in tecniche di torrefazione e tostatura; si sono occupate fin dall’inizio – nel 2010 – della gestione dei magazzini, della pulizia, della cura e della manutenzione di macchine e locali. Con il supporto delle associazioni Il Pioppo e Giancarlo Siani, insieme alla cooperativa partner del progetto Officine.ecs.

La produzione, la tostatura e il confezionamento di chicchi di ottima qualità

Provenienti da Brasile, Costa Rica, Colombia, Guatemala, India e Uganda , hanno richiesto un serio e costante impegno lavorativo per poter mettere in commercio, nei circuiti tradizionali e in quelli dell’economia equa e solidale, confezioni di caffè con il nome di Lazzarelle. Ora si riparte, come hanno spiegato: “Da lunedì saremo nuovamente operative anche con le nostre spedizioni e siamo riuscite ad avere un accordo con i nostri corrieri: per tutto il periodo di questa emergenza, le nostre spedizioni avranno un prezzo unico, quali che siano le quantità, di 4,90 euro”.

Hanno sanificato la torrefazione, indossato camici, guanti e mascherine e riavviato la produzione, per i clienti certo. Ma “anche per dare una prospettiva economica alle nostre Lazzarelle e sostenerle. Perché se la situazione che viviamo fuori è dura, in carcere lo è ancora di più”.

Per ordinare: info@caffelazzarelle.org