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«Caffè apripista di un modello collaborativo dal campo alla tazzina», dice Giuseppe Lavazza

Petrini: "Per la prima volta, i saperi di coloro che trasformano il prodotto agricolo, sono strettamente legati con la conoscenza di chi lavora sulla terra. Abbiamo bisogno di passare da una società basata sulla competitività a una fondata sulla cooperazione, nel diritto di tutti di stare al mondo. Questo è un passaggio non solo gastronomico, ma anche politico e sociale."

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TORINO – La coalizione al caffè stretta tra Lavazza e Slow Food inquadrata da una webcam aperta sul mondo. Perché per ripartire è essenziale fare rete, condividere idee e  strumenti per metterle in pratica. A illustrare questa volontà comune, Giuseppe Lavazza, vicepresidente Lavazza, insieme a Carlin Petrini, presidente di Slow Food, nell’evento di presentazione, all’interno di Terra Madre Salone del Gusto, della Coffee Coalition, definita anche da un manifesto programmatico. Presentatore e moderatore è stato il direttore del quotidiano La Stampa, Massimo Giannini.

Lavazza e Slow Food riuniscono tutti protagonisti della filiera

Insieme per un caffè pulito, buono e giusto: questo l’obiettivo di questa partnership nata per dare formazione e supporto agli agricoltori e a tutti i protagonisti della catena di produzione.

Nella Nuvola Lavazza a Torino, durante la Giornata mondiale della Terra, si riflette sulla civiltà, sull’ambiente, sul futuro (si spera, diverso e migliore).

Il cibo, l’agricoltura, sono le frontiere su cui metter in discussione il nostro modo di essere. Il caffè, una delle più importanti commodity del sistema produttivo ed economico mondiale, è alla base dello sviluppo di diverse filiere che a loro volta mettono in moto i diritti connessi di chi lavora e di chi consuma al loro interno.

Esordisce Petrini: “L’iniziativa prende il via proprio da Torino, la città in cui si è svolto dal 2004 l’appuntamento importante di Terra Madre. Per troppo tempo la dimensione agricola è stata divisa da quella produttiva e distributiva. Al punto che molta della cultura del caffè è a molti sconosciuta. A questo scopo, Lavazza con Ferran Adrià han creato una summa della bevanda, attraverso tutti i componenti della filiera, dai contadini ai trasformatori, fino ai baristi e cittadini responsabili. Che determinano attraverso i loro acquisti anche scelte politiche.

La coalizione può esser la linea di Terra Madre nel 2022, diventerà un nuovo paradigma per affrontare la cultura alimentare. Non si può pensarla separatamente da quella ambientale, dai diritti di chi lavora. Questa coalizione dev’essere anche il superamento dell’ingiustizia che esiste tra i coltivatori e i fruitori nella stessa catena.

Per la prima volta, i saperi di coloro che trasformano il prodotto agricolo, sono strettamente legati con la conoscenza di chi lavora sulla terra. Abbiamo bisogno di passare da una società basata sulla competitività a una fondata sulla cooperazione, nel diritto di tutti di stare al mondo. Questo è un passaggio non solo gastronomico, ma anche politico e sociale.”

Giuseppe Lavazza: sono pronte le aziende a questo passaggio?

“Siamo un’azienda molto fortunata, che ha lavorato insieme a Slow Food dalle origini, un grande stimolo in tutte le direzioni verso strade nuove. La collaborazione è il tema principale da metter sul tavolo oggi più che nel passato.

I temi politici, sociali, economici, sono stati affrontati seriamente in questi anni, cercando di dar vita ad operazioni concrete. Le varie tappe del Salone hanno segnato momenti di avvicinamento tra il mondo della produzione nei campi e quello della lavorazione industriale, del consumo e della distribuzione. In tutti questi anni si è lavorato sui problemi che la globalità ci mette di fronte: dal cambiamento climatico alle disuguaglianze, alle questioni di genere e generazionali.

Nei Paesi meno sviluppati questi fenomeni determinano lo spostamento dalle campagne alle città, ad esempio. Su tutto questo, si è innestato anche il tema della pandemia.

Ora abbiamo la necessità di affrontare un nuovo pericolo che ha rallentato tutti i processi messi in campo in precedenza, complicando l’orizzonte. Da qui abbiamo scelto di collaborare oggi ancora più che in passato. E’ indispensabile creare un’arena in cui tutti gli operatori della filiera siano in grado di dare il loro contributo per un miglioramento complessivo del sistema.

Per creare prosperità lungo la filiera. Siamo qua per garantire una ricchezza diffusa e consentire a tutti di partecipare concretamente. La prosperità deve esser per tutti, altrimenti ne va della salute del prodotto: per noi avere una catena forte, inclusiva, che dà speranza alle nuove generazioni, che evolve rapidamente e in maniera attrattiva, che tutela la biodiversità e l’ambiente in cui si innesta, è essenziale. Non è un’attività accessoria, ma è nel dna Lavazza.

Oggi la competitività non si basa più sul prezzo, sulla riduzione di una serie di fattori pregiati. Dobbiamo esser sostenibili, cercare di limitare gli scarti, ma non basta. Oggi la competitività è fatta anche di valori. Le aziende devono esser le prime a trasmettere i valori della cooperazione, dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Per mettere in rete gli operatori e farli aderire a un codice che si esprime nel manifesto della Coffee Coalition.

So che sarà un nuovo modello, totalmente innovativo. Il caffè di nuovo è apripista. Siamo grati a Slow Food per aver creduto nelle capacità per far nascere un nuovo progetto, dritti verso l’obiettivo di 2030 (che Lavazza Group ha indicato come primo carbon free; n.d.C.) che speriamo di coronare con successo.”

La parola a due coltivatori, che a distanza hanno raccontato in video la loro esperienza legata a Slow Food e Lavazza

Ha firmato il manifesto della Coffee Coalition, Osvaldo Zucchino, dal Guatemala nel Chiquimala, produttore della Finca El Gigante. Ha aderito per aiutare a creare un caffè “bueno, limpio e justo”.  E così Stephany Escamilla Fermat, dal Messico a Veracruz, che ha aderito al programma per promuovere l’economia locale, la giusta retribuzione e la produzione con metodi agroecologici.

Giuseppe Lavazza: qual è la missione dell’azienda in un contesto competitivo che per ora è rappresentata da altri player con strategie di marketing aggressive?

“Pensiamo che il grande pubblico oggi è sensibile anche alle questioni di cuore oltre che a quelle di tasca. Nel mercato competitivo c’è una fascia di utenti che continuano comunque a osservare il prezzo, certo. E la nostra azienda vuole servire questo mercato portando però anche quei valori che rappresentano l’offerta rivolta all’anima del pubblico che guarda al caffè.

La digitalizzazione dei media dà una grossa mano ad arricchire di contenuti valoriale la nostra proposta e a introdurre tutti gli elementi della nostra strategia di sostenibilità che mettiamo in atto attraverso la Fondazione. Così come tutti gli sforzi di Lavazza per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite per il 2030.

Oggi un’azienda si regge sulla sua reputazione, sulla sua credibilità. Oggi bisogna esser attendibili: l’opportunismo è sempre in agguato. E le imprese devono uscire dal cono di ombra qualora le loro intenzioni non siano seguite da azioni concrete.

Si mettono l’impegno e la faccia: siamo partiti ad affrontare questi temi all’inizio degli anni 2000. In un momento in cui il mercato era devastato da una crisi del prezzo: lì abbiamo capito che i due mondi facevano parte di uno stesso ambiente. In cui il successo dell’uno non poteva diventare la miseria dell’altro. Abbiamo tenuto spesso e volentieri ciò che facevamo un po’ in disparte, senza fare comunicazione su qualcosa che non era ancora concreto.

Dopo vent’anni abbiamo capito che è un terreno sensibile per gli stakeholder esterni e interni: per i nostri collaboratori è un propellente, attrae professionisti di livello. E’ un modo di vivere, di lavorare, che le persone sentono in qualche modo più loro. E’ un progetto a cui si aderisce dal punto di vista personale. Questo si vede anche dal lato dei consumi.

Parliamo agli appassionati affinché comprendano l’importanza di tutte queste cose. E così accetteranno anche di pagare il prodotto un po’ di più perché ne comprendono il valore. Questo secondo me, è il futuro.”

Petrini: la Coffee Coalition si inserisce nel più vasto programma di Terra Madre verso il 2022. Dal punto di vista della sensibilità politica, c’è un cambio di passo su questi temi?

“Do una valutazione rispetto alle scelte del mondo politico. Da un lato, a parole, si avverte l’esigenza di un cambio di passo, ma nei fatti la realtà è molto più complessa. I due contadini ci hanno detto sotto traccia, che esiste il problema del cambio climatico che generà delle sofferenze nel mondo agricolo di proporzioni enormi.

La pandemia ci ha indicato che la non difesa della biodiversità, la paghiamo con la salute. Ma ciò che ci attende dal cambio climatico sarà ancora più devastante. Chi ha intercettato tutto questo? Negli ultimi due anni per fortuna è nato un movimento dei giovani tra 15 e i 18 anni che ci dicono che se non si cambia, il loro futuro sarà minacciato. Un gruppo che non ha ancora incidenza politica  e né in termini di consumo: ma è solo questione di tempo.

Parlare a loro, significa parlare al futuro. Sono convinto che questa massa critica inciderà fortemente sulle scelte politiche. Attenzione a due cose: da un lato, il principio di collaborazione e dialogo tra le componenti della filiera; dall’altro, evitare operazioni di green washing. La parola sostenibilità addirittura ha ormai quasi perso valore.

La differenza la faranno la buona pratica e le alleanze. La Coffee Coalition e Lavazza fanno questo ragionamento: noi siamo partecipi di una comunità che dialoga e garantisce a tutti pari dignità. Questo è un elemento distintivo rispetto a una logica di pretta promozione. Questo farà la differenza. Ho molta fiducia in questo scambio. Ricordiamoci che il mondo è uno solo.”

L’intervento si conclude con gli auguri di Ferran Adrià arrivano a suggellare questa Coffee Coalition.

E’ possibile aderire alla rete della Slow Food Coalition, al seguente link.