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Lavazza in India comprava soltanto caffè ora pure caffetterie e vending

 La catena Barista, la più popolare del Paese passerà in mani italiane E pure la distribuzione in un mercato immenso che tassa molto l’importato

massimo bonello Lavazza
Slogan Lavazza per i mercati esteri

MILANO – Alla vigilia di Natale una grande notizia Lavazza e per il mondo del caffè non soltanto italiano arriva da Chennai in India, quella che molti ricordano più come Madras.

Ebbene Lavazza è pronta ad acquistare dalla Nri, marchio di proprietà dell’uomo d’affari Mr C Sivasankaran, la catena di caffetterie indiane Barista.

Si tratta della catena più popolare del Subcontinente indiano ed è per questo soprannominata dai locali la Starbucks dell’India. Barista possiede oggi 150 caffetterie nelle principali metropoli indiane.

Fino al 2004 la catena era detenuta da un altro finanziere, Amit Turner (65,4%), e per il resto dal colosso Tata, attivo praticamente in tutti i settori, dal caffè alle automobili alle navi.

27 MILIONI DI EURO

Sivasankaran era entato in Barista acquistando subito la maggioranza rilevando la quota di Amit Turner sulla base di 27 milioni di euro (160 crore, 1.600 milioni di rupie indiane) nell’aprile del 2004.

Alla fine dello stesso anno, in dicembre, Tata aveva ceduto la sua quota. Da allora C Sivasankaran aveva investito molto nell’azienda e già nel bilancio 2005 aveva portato in positivo l’Ebidta (il margine operativo prima di interessi e tasse).

Come detto Barista vale oggi 150 caffetterie ma è già pianificata un’espansione a 240 entro la fine del 2007: progetto che a questo punto dovrebbe essere rilevato da Lavazza con tutta l’azienda.

C’E ANCHE IL DETTAGLIO

Ma non è tutto perché l’acquisizione da parte del numero 1 del caffè in Italia includerà il commercio al dettaglio del caffè in tutta l’India con il marchio Nri, un ramo d’azienda sempre posseduto dallo stesso finanziere che ha deciso di monetizzare, tutta o in parte anche questa sua attività collegata ad un settore non più ritenuto strategico per la società sempre più orientata sul fronte delle telecomunicazioni, settore che in India sta attraversando uno sviluppo enorme, a due cifre, inimmaginabile dall’Italia perché partiva da posizioni di enorme arretratezza.

Secondo le fonti verificate dalla redazione economica del quotidiano Times of India, che aveva segnalato l’avvio delle trattative già lo scorso 1 agosto, Lavazza ha completato nelle ultime ore la due diligence, la classica valutazione patrimoniale delle due società cui è interessata e le relative procedure legali.

Compiute le quali indietro non si torna, in genere. Da rilevare un aspetto fondamentale. In India, che è tra i grandi produttori di caffè, le tasse sul torrefatto d’importazione sono molto alte, tali da raffreddare molti.

Non Illy, per esempio, che ha appena aperto una sede dell’Università del caffè a Bangalore, ma tanti altri sì.

Ebbene: ora Lavazza potrebbe vedere caffè tostato secondo protocolli rigidamente italiani ma in India. Ma questa è una storia tutta da costruire e ci vorrà tempo.

CHE COSA E’ IN VENDITA

L’acquisto del 100% di entrambi i rami d’azienda sarebbe l’obiettivo della società torinese ma Sterling Infotech, attuale proprietaria, che ha sede a Chennai, nello stato meridionale del Tamil Nadu, maggiore produttore di caffè dell’India, vorrebbe tenere una partecipazione azionaria, cedendo sì la maggioranza ai nuovi arrivati ma poco oltre il 50%.

La trattativa è in corso su questo aspetto, decisivo anche per la definizione del prezzo finale.

Lavazza, che sembra decisa a non mollare, potrebbe anche finire per optare per una associazione in partecipazione con il gruppo Sterling Infotech di Sivasankaran.

A QUALE PREZZO

Ma il tavolo della trattativa è ancora più complessa perché c’è in ballo anche un’altra azienda, la Fresh & Honest Coffee, sempre riconducibile allo stesso finanziere.

E anche si questo caso di tratterebbe di un boccone ghiottissimo per Torino perché la società è specializzata nel vending, sia nella costruzione sia nella gestione di macchine per la vendita di caffè e bevande calde.

Indicare un prezzo, stanti le molte variabili in gioco, non è facile: neppure da Torino sono usciti commenti sulla vicenda. Come detto l’acquisto del 67,5% di Barista da risanare costò 27 milioni di euro nel 2004 e i ricavi 2006 della stessa catena barista con Fresh & Honest Coffee sono stimati attorno al medesimo importo.

Fresh & Honest gestisce direttamente o attraverso terzi che li hanno acquistati, 3.000 grandi distributori automatici di caffè e bevande calde piazzati in zone strategiche del Paese e all’interno di grandi aziende.

Non entrerebbe invece nella valutazione il fatturato della vendita al dettaglio del caffè, poco redditizia anche in India, ma importante per la catena di distribuzione e le torrefazioni già in funzione.

In questo caso un’operazione molto simile a quella condotta da Segafredo-Zanetti con Sara Lee per Stati Uniti e Canada nel novembre dello scorso anno: lo stesso giorno in cui Lavazza presentò a Milano il calendario 2006.

PERCHE’ LAVAZZA

Il motivo della scelta di Lavazza come interlocutore l’ha spiegata una persona impegnata nella trattativa: “Pur avendo avuto altre buone proposte da altrettanti investitori, ha pesato il valore del marchio Lavazza nel settore del caffè internazionale: un’azienda in mano ad una sola famiglia con un modello di affari molto simile al nostro”.

“Soprattutto c’è stata una importante offerta da parte del fondo d’investimento PE, ma Sterling Infotech aveva in mento qualcuno che assomigliasse soltanto a Lavazza, anche per restare in gioco in un settore che non è strategico per il gruppo ma è molto promettente.

In gioco c’è stato anche, e con un offerta consistente, e con un profilo d’azienda valido il gruppo Cafe Coffee day. Ma anche in questo caso i contatti si erano fermati alla prima fase, quella preliminare.

Al punto che Sterling Infotech ha già dato mandato alla sua consociata Standard Chartered di informarli che la vendita è cosa fatta.

(ieri una rupia indiana valeva 0,01693 euro)