giovedì 20 Gennaio 2022

L’analisi: perché Coca-Cola è sempre più naturalmente attratta dal mondo del caffè

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MILANO – Il gesto di Cristiano Ronaldo, che mette da parte due bottigliette di Coca-Cola collocate in bella mostra davanti a lui, durante una conferenza stampa di Euro 2020, ha fatto il giro del mondo. Ed è costato in borsa alla multinazionale di Atlanta – peraltro munifico sponsor della rassegna continentale – la bellezza di 4 miliardi di dollari in una sola giornata. Anche se, in realtà, il titolo ha poi ampiamente recuperato in prosieguo di contrattazione chiudendo quella stessa seduta addirittura in rialzo dello 0,30%. E conseguendo dunque, a fine sessione, un guadagno di 1,3 miliardi.

Oltretutto, sostengono gli analisti, la caduta intraday sarebbe stata determinata da complesse problematiche di ordine finanziario, piuttosto che dal “vade retro” di CR7.

Sia come sia, il verbo salutista prende sempre più piede nel mondo di oggi. E i campioni dello sport, con la loro cura maniacale del proprio corpo, ne sono i gran sacerdoti.

Coca-Cola ha preso atto già da tempo del regresso delle bevande gassate e zuccherate. Che, beninteso, continuano a vendere alla grande. Coca-Cola è un marchio iconico e rimane tuttora nel gotha dei 10 brand più popolari del mondo.

Ma le sue bollicine non sono più frizzanti come un tempo.

Di qui una strategia di diversificazione, che parte da lontano. E che ha portato il colosso del beverage a ripensare i propri prodotti classici, ma anche a inventarne dei nuovi, rivolti a nuove categorie di consumatori.

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