mercoledì 08 Dicembre 2021

La fotografia dei bar dopo il lockdown nell’obiettivo della sociologa Evelyn Poggiali

Una mostra che raccoglie i volti e gli spazi dove tutto sta lentamente ripartendo, tra sacrifici e nuove misure di sicurezza che si legge sulle mascherine e le distanze: i locali immortalati in questa nuova realtà di convivenza con il virus

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MILANO – Si chiama Evelyn Poggiali, l’autrice ci quella che vuole esser la fotografia di una parentesi che segnerà non solo il presente ma anche il futuro dei pubblici esercizi. Qualcosa che fissa nelle immagini i nuovi modi di entrare nei locali, di interagire tra le persone in quegli spazi che prima erano di semplice incontro e che oggi hanno rinunciato a parte della loro funzione sociale. Leggiamo del progetto sul sito ravennatoday.it.

La fotografia della Fase 2

La ripartenza di pub e ristoranti immortalata in uno scatto che ricorderà per sempre questo strano periodo che abbiamo vissuto. Evelyn Poggiali, conosciuta nel territorio come Evelyn Joyner Photovision, è una fotografa di Forlì laureata con lode in Sociologia. Il suo sguardo eclettico l’ha portata a documentare attraverso immagini la riapertura di ristoranti e pub nella primissima settimana della “Fase due”, recandosi personalmente in 12 locali della zona di Faenza, Forlì e Cesena.

Dopo un primo progetto sulla “Fase uno”, quella del lockdown, la fotografa ha voluto comprendere – attraverso il suo reportage fotografico e sociale – in quale modo i ristoratori si fossero riorganizzati per la riapertura delle attività e quale fosse l’approccio della clientela alla nuova fase di “liberta” post lockdown.

Le nuove facce della Fase 2

A Faenza il primo giorno di riapertura è stato positivo per la maggior parte dei ristoranti visitati

Con un buon flusso di prenotazioni anche se a rilento rispetto all’anno prima. La maggior parte delle persone che si sono approcciate ai locali erano clienti fidelizzati che hanno dato fiducia al loro locale preferito senza alcun timore.

Ma come si sono organizzati i ristoratori di Faenza con l’avvio della seconda fase? Secondo quanto documentato dalla fotografa ognuno dei 4 ristoranti faentini visitati ha cercato di fare la propria parte per impedire il ritorno del contagio. Per esempio il titolare del ristorante pizzeria “Chicchirichì”, Marco Bubani, ha approfittato della quarantena per riorganizzare gli spazi del locale ampliandosi con un’ampia veranda esterna.

La fotografia si estende sul territorio

Il wine bar “Ebe” ha sfruttato l’uso di menù scritti su lavagnette che i clienti possono consultare al tavolo e accurate le misure adottate nel rispetto delle normative vigenti. “La Birreria” ha posizionato degli adesivi sui tavoli in modo che i clienti possano capire come e dove posizionarsi al tavolo. I camerieri sono ligi nel disinfettare con cura i tavoli e le mani durante il servizio.

Il ristorante “La voglia Matta” di Francesco Vitucci ha invece aperto il giardino esterno sin dai primi giorni e alla cassa sono esposte tutte le misure da rispettare per il distanziamento sociale.

E come hanno reagito i clienti alla seconda fase?

Molti clienti che la fotografa ha coinvolto in brevi interviste sul campo si dicono contenti di ritornare a uscire ma non si sono lamentati del lockdown, anzi; hanno visto la quarantena come un’occasione di crescita e di spazio personale. Tantissimi clienti intervistati sono stati collaborativi, accogliendo positivamente la richiesta della fotografa di essere immortalati in un momento storico e unico nel suo genere.

“E’ da tempo che sentivo l’esigenza di coniugare la fotografia alla sociologia, e questo progetto mi ha permesso di farlo – spiega la giovane fotografa – L’idea nasce dal fatto che mi piace molto uscire e testare posti nuovi e io stessa sarei stata la prima cliente delle riaperture se non le avessi fotografate. A casa ho sempre sentito parlare di cucina essendo mio padre, Sisto Poggiali, un maître noto nel territorio.
Così, seguendo un suo spunto, ho deciso di organizzare questo progetto al meglio, muovendomi nel contattare i ristoratori nel weekend prima del 18 maggio. Il mio obbiettivo è quello di farmi conoscere come fotografa sul territorio e di riuscire a ottenere riconoscimenti anche fuori Italia, proponendomi a testate internazionali”.

Anche la fotografa si è “fidata” ad andare al ristorante: “Il reportage si è svolto da 18 maggio al 24 maggio. Le settimane successive ne ho subito approfittato per andare a pranzo o cena fuori. Non ho timore, e sono felice di poterlo condividere con voi”.

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