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Kawaguchi ritorna con il libro «Basta un caffè per essere felici» (e viaggiare nel tempo)

Con brevi digressioni sulla storia dei clienti della caffetteria, siamo già calati nei loro panni quotidiani. Si alternano una coppia di amici, una di innamorati, un marito e una moglie e ogni racconto viene incorniciato dai veri protagonisti: i gestori del locale magico. E, soprattutto, le donne

kawaguchi
La copertina del libro

MILANO – Toshikazu Kawaguchi non ha smesso di farci viaggiare con la sua ricetta perfetta per una narrazione da battito accelerato: dopo il successo con Garzanti di “Finché il caffè è caldo“, l’avventura giapponese passa al suo secondo capitolo, “Basta un caffè per essere felici”. Sembra una banalità a dirsi, ma con la penna dell’autore del Sol Levante, il fantastico ancora una volta diventa credibile.

Kawaguchi ci invita a prendere un caffè

Una tazza che abbiamo già visto va oltre le regole temporali di questo mondo ed è in grado, con il suo calore, di trasportare gli avventori avanti o indietro il proprio presente. Il motore che spinge tutti è l’amore: uno perduto, che non può esser recuperato ma sicuramente rinnovato. Nessuno può cambiare quello che è accaduto, ma chiunque può imparare una nuova lezione.

I personaggi che si muovono sulla sedia magica sono diversi da quelli che abbiamo conosciuto nel primo libro di Kawaguchi, ma non ce ne fanno sentire la mancanza con i loro rimpianti, i loro segreti e le loro verità. Con brevi digressioni sulla storia dei clienti della caffetteria, siamo già calati nei loro panni quotidiani. Si alternano una coppia di amici, una di innamorati, un marito e una moglie e ogni racconto viene incorniciato dai veri protagonisti: i gestori del locale magico. E, soprattutto, le donne.

La chiave del viaggio è femmina

Quello che emerge ancora più potente in questo secondo romanzo è l’esclusiva capacità delle donne al bancone di traghettare gli spiriti avanti e indietro nel tempo. Un’abilità che è ereditaria e si trasmette con il sangue, da mamma a figlia: a volte può sembrare una maledizione, ma ha sempre un ruolo cruciale per arrivare a un lieto fine.

Un finale che si esprime nello sbocciare della primavera, momento che riconcilia gli animi inquieti di chi decide di affrontare i fantasmi del passato e del futuro, sempre stretti attorno al sacro rituale del caffè (syphon o dripper, l’importante è che sia caldo), che riesce a superare anche la morte.

Basta un caffè per essere felici

Toshikazu Kawaguchi

Garzanti

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