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Illy pronta per l’ operazione Piazza Affari ma con il “Polo del gusto” non con il caffè

Il Presidente Riccardo Illy annuncia le future mosse dell'azienda: prossima l'acquisizione nei prodotti da forno con un nuovo partner finanziario

illy

MILANO – Novità importanti in vista per il gruppo illy. Le ha scoperte il quotidiano La Repubblica. Vi proponiamo l’articolo.

Il gruppo Illy sta un cucinando un piatto unico: il “Polo delle eccellenze del gusto“. Una newco che arriverà a cottura il prossimo anno. L’obiettivo è di mettere dentro una unica pentola tutte le attività extra- caffè

Illy Caffè punta a nuove alleanze puntando

Si punta ad una crescita di medio- lungo termine ed anche a una quotazione in Borsa. Ha il sapore del cacao criollo venezuelano, delle confetture piemontesi. Ma anche dei vini di Toscana e del tè francese, il riassetto societario delle aziende fuori dalla tazzine della famiglia triestina; da più di 80 anni sinonimo del caffè espresso di qualità.

Il Presidente Illy spiega le strategie aziendali

«Stiamo studiando qualche modifica all’ architettura societaria per proiettare l’ azienda verso il futuro. Ci si pone in prospettiva, per agevolare l’ingresso alle nuove leve della quarta generazione in azienda», spiega Riccardo Illy.

Il presidente della holding di famiglia e da circa un anno alla guida del cioccolato finissimo Domori. La sede e impianto di trasformazione a None, in provincia di Torino, e cuore nella piantagione di cacao San Josè in Venezuela.

«Il nostro Polo delle eccellenze del gusto – dice Riccardo Illy – è ancora piccolo in termini di volumi di fatturato .Almeno rispetto al business del caffè. Tuttavia ha ampi margini di sviluppo. Tutte le società stanno crescendo bene. Anche Domori, l’ unica che faticava a raggiungere l’ utile, si sta avvicinando al pareggio di bilancio».

Il Polo del gusto di Illy vale circa 45 milioni di euro

Comprende oltre al cioccolato Domori, più di 100 ettari di tenute a Montalcino che producono le uve per i vini Mastrojanni. A cui potrebbe aggiungersi il Barolo con un’ acquisizione in Piemonte.

Poi le partecipazioni nelle maison de tè (al 70% del capitale) Damman Frères, nelle marmellate Agrimontana (al 40%).

Ha anche recentemente stretto un accordo di commercializzazione dello champagne Taittinger in Italia.

Al menù di Illy, orfano dei gelati Grom, venduti a Unilever, di cui la holding di famiglia aveva una piccola quota, mancano i prodotti da forno per completare la gamma delle eccellenze.

Non è esclusa perciò un’ acquisizione nel corso del prossimo anno.

Ora si cerca un partner a monte delle attività extra-caffè

Un nuovo socio che possa contribuire con risorse fresche allo sviluppo delle eccellenze del gusto.

L’ alleato potrebbe avere il profilo di un socio finanziario, magari un fondo di private equity, o un gruppo industriale; purché complementare con le attività del gruppo.

Intanto il Cda della holding di famiglia, presieduta da Riccardo Illy, dovrà prendere in esame il progetto. Poi deliberare il via libera alla costituzione di una sub-holding, Il Polo delle eccellenze gusto, a cui afferire le partecipazioni extra caffè.

Sul futuro del gruppo Illy il dibattito è aperto da tempo

Sono intervenute società di consulenza, come Roland Berger, hanno fatto capolino banche d’ affari, e sono stati redatti patti di famiglia con la consulenza della European House Ambrosetti.

Illycaffè, la corazzata di famiglia che fattura 460 milioni di euro, è uno dei brand più affermati nella fascia alta del caffè di qualità e continua crescere.

Ha sviluppato una rete retail internazionale, stringendo accordi per la fornitura di espresso con giganti del calibro della compagnia aerea statunitense United Airlines.

Tuttavia la tazzina del caffè stimola sonni agitati a tutti protagonisti del settore

I margini sono sotto pressione a casua delle forti oscillazioni del prezzo della materia prima (anche come effetto dei cambiamenti climatici).

La curva di crescita dei consumi si sta appiattendo, anche in Italia. Nell’olimpo dell’ eccellenza vince ancora il made in Italy. Ma fino a dove possono spingersi i margini di crescita in un settore ormai saturo?

Sull’ ipotesi di una quotazione di Illycaffè, rumoreggiata più volte e poi smentita, qualcuno ha voluto intravedere un braccio di ferro tra fratelli.

Con Andrea, a lungo alla guida di Illycaffè, che preferirebbe una quotazione della tazzina per reperire risorse per la crescita, e invece Riccardo che sarebbe più propenso a uno sbarco in Borsa del “suo” Polo del gusto.

Di fatto però il gruppo sembra ora muoversi in accordo sulla nuova strategia

Tant’è che Il gruppo triestino del caffè ha già messo mano al portafogli per finanziare le attività extra. Come quelle del Polo del gusto, con un aumento di capitale da 38 milioni di euro e un bond da 25 milioni.

Ora è tempo di accelerare la corsa allo sviluppo.Per poi completare il riassetto della governance, in ottica di un passaggio di testimone dalla terza alla quarta generazione. Questa, negli ultimi 12-18 mesi ha visto già molti cambiamenti.

Andrea Illy conserva la presidenza di Illycaffè

La guida operativa però, è stata affidata a un manager esterno, l’ex Nespresso, Massimiliano Pogliani. Francesco si occupa dei vini Mastrojanni mentre Riccardo, tutt’ ora presidente della holding di famiglia, si cimenta con il rilancio del cioccolato Domori e nell’ architettura del Polo del gusto.

Entrambi hanno lasciato però, i rispettivi posti nel cda della holding.

Riccardo ha ceduto il posto in Cda alla figlia Daria, e Francesco a Licerio Degrassi, ex direttore finanziario del gruppo.

Al volante della holding di famiglia si è insediato un altro manager esterno Federico Marescotti

Ora vanno “sistemati”, se lo vorranno e se dimostreranno competenze adeguate, come è scritto nei patti di famiglia, tutti gli altri eredi Illy, come i figli di Francesco e di Andrea.

Il Polo del gusto potrebbe essere quindi l’ occasione per i più giovani di farsi le ossa a livello manageriale in imprese ancora piccole ma dal grande potenziale.

«Il mercato globale del vino – tiene a ricordare Riccardo Illy – vale più di cioccolata, caffè e tè messi assieme. In Italia abbiamo un tesoro vitivinicolo tra le mani che va potenziato.

Perciò continuiamo a investire nella tenute in Toscana e guardiamo con attenzione a nuove acquisizioni. Magari in Piemonte nel Barolo».

L’ idea di Riccardo Illy

Costruire un polo di eccellenza sui singoli prodotti, e su un modello retail polarizzato su monobrand ed e-commerce, e puntando su prodotti di fascia premium.

E la newco extra-caffè costituisce una piattaforma su cui puntare ad alleanze. Per poi, con una prospettiva a medio lungo termine, pensare alla quotazione in Borsa della sub-holding del gusto.

Come è il caso del cioccolato. Alle porte di Torino Domori custodisce la maggior parte delle bacche di cacao criollo al mondo, una delle tipologie di maggiore qualità.

Il cioccolato che consumiamo ogni giorno proviene prevalentemente da piantagioni ad alta produttività ma meno pregiate, come le tipologie di Forastero e il Trinitario.

«Il criollo è una rarità nel panorama agroalimentare. Grazie agli investimenti fatti nelle piantagioni venezuelane, oggi disponiamo quasi del monopolio della qualità».

In vista di un aumento della produzione, destinata alle barrette, Domori conta di acquistare e sviluppare un’ altra piantagione in Ecuador. Inoltre si pensa di potenziare, a livello tecnologico e di capacità produttiva, anche il sito industriale torinese.

Una delle poche aziende a poter disporre dell’ intera filiera, dalla piantagione fino alla distribuzione.

Christian Berna