martedì 18 Gennaio 2022

Il Governo impugna l’ordinanza della Calabria per bar e ristoranti aperti

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante l’informativa alla Camera sull’emergenza coronavirus, ha bollato come “illegittime” le iniziative autonome di Regioni e Comuni, come la Calabria, che sono in aperto contrasto con la linea dettata dal governo con l’ultimo dpcm, affermando che le fughe in avanti, sulle riaperture, non potranno essere tollerate

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ROMA – Una situazione singolare quella che si è verificata in Calabria In anticipo sul via libera nazionale il governatore della regione, Jole Santelli (Forza Italia), ha decreto la riapertura di bar e ristoranti. Ne è sortita una gran confusione, con sindaci che hanno emesso ordinanze contrarie. Con tantissimi esercizi che il giorno indicato hanno deciso di non riaprire per tantissimi motivi: non andare contro le norme locali, difficoltà a riapre con così poco preavviso.

Una confusione formidabile che serviva. Per capire in che situazione siamo in Italia. Della questione se ne è occupato in maniera completa Annalisa Cangemi per il sito Blitz quotidiano. Vi proponiamo l’articolo.

di Annalisa Cangemi

ROMA – Mercoledì scorso con un’ordinanza in netto contrasto con le indicazioni contenute nel dpcm, la governatrice della Calabria Jole Santelli (Forza Italia) ha stabilito che dal 30 aprile, nella sua Regione riapriranno bar, ristoranti, agriturismi e pasticcerie che dispongono di tavoli all’aperto, e ha dato il via libera alla ripresa degli sport individuali, anticipando il calendario del governo.

Il governo aveva annunciato la diffida dell’ordinanza, che è l’atto che precede l’impugnativa. Si tratta di una lettera con cui si invita il governatore a rimuovere le parti incoerenti dell’ordinanza rispetto al dpcm varato. Se le modifiche non vengono apportate, il governo può a quel punto decidere di ricorrere al Tar o alla Consulta e impugnarla. Fonti di governo hanno però fatto sapere che già oggi l’esecutivo potrebbe impugnare l’ordinanza, saltando il passaggio della diffida.

Le Regioni infatti possono decidere in autonomia di apportare modifiche rispetto alle indicazioni del governo, ma solo se queste modifiche non sono in contrasto con la cornice normativa fornita dal dpcm, valido su tutto il territorio nazionale.

Il premier Giuseppe Conte, durante l’informativa sull’emergenza coronavirus, torna sullo scontro con le Regioni, bollando come “iniziative improvvide” le decisioni autonome di Regioni e Comuni. In base al decreto legge 19/2020, i balzi in avanti, annunciati da Veneto e Calabria in queste ore, non potranno essere tollerati. Il governo interverrà con “misure tempestive” nel momento in cui si dovessero verificare nuovi focolai di contagio, l’allentamento delle restrizioni avverrà anche “su base territoriale” ma “sulla base di presupposti scientifici” e non con “iniziative improvvide di singoli enti locali”, che nel caso in cui fossero meno restrittive di quelle del governo centrale sarebbero appunto “illegittime”.

“Non possiamo permettere che gli sforzi compiuti risultino vani per imprudenze compiute in questa fase così delicata. Qualsiasi atteggiamento ondivago, come passare dalla politica del tutto al riapriamo tutto, rischierebbe di compromettere in maniera irreversibile questi sforzi”, ha sottolineato il presidente del Consiglio, spiegando che l’esecutivo “non può assicurare in modo immediato il ritorno alla normalità”.

Nonostante le polemiche, e le proteste di molti sindaci, la governatrice azzurra non intende fare marcia indietro e l’ordinanza non verrà ritirata. Lo specifica la stessa Santelli con un post sul suo profilo Facebook, affermando che sta circolando un “documento falso” in cui si annuncia il differimento del provvedimento. “#fakenews. Nessuna ordinanza è stata ritirata #riparticalabria”, ha scritto.

La lettera dei parlamentari calabresi a Mattarella

Sul braccio di ferro tra Regioni guidate dal centrodestra e governo sulla fase 2, i parlamentari calabresi del Movimento 5 Stelle Paolo Parentela, Francesco Sapia, Bianca Laura Granato e Giuseppe d’Ippolito hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica, chiedendo il suo “intervento autorevole per riportare la massima unità tra le diverse articolazioni della Repubblica, ora più che mai indispensabile”. Nella missiva i parlamentari hanno ricordato che sull’ipotesi di riaperture immediate l’Istituto Superiore di Sanità aveva già relazionato a proposito dei rischi di contagio. Nella loro lettera al presidente Sergio Mattarella, i pentastellati hanno aggiunto che la programmazione per la fase due dell’emergenza “è il frutto di un lavoro complesso, volto a garantire, assieme, la tutela della salute e la ripartenza dell’economia”.

“Con misure straordinarie – hanno scritto i parlamentari – il governo è intervenuto più volte per fronteggiare la crisi e assicurare il mantenimento dei livelli di occupazione. Peraltro nelle sedi dell’Unione europea si stanno definendo gli strumenti comuni più adeguati alla ripresa economica degli Stati, considerati gli effetti, pesantissimi, della pandemia. Lo stesso presidente del Consiglio aveva chiesto e auspicato pubblicamente una più stretta collaborazione con le Regioni e tutti i livelli istituzionali coinvolti in questa emergenza”.

“Tuttavia – hanno sottolineato – a ciò non ha fatto seguito, e di certo non per responsabilità del presidente del Consiglio, l’effettiva condivisione e unità dei poteri pubblici coinvolti, visto che alcuni presidenti di Regione hanno agito in maniera difforme, benché il ministro per gli Affari regionali avesse chiarito che dal prossimo 18 Maggio, valutati i dati epidemiologici, si potranno differenziare le misure di contenimento sulla scorta delle singole situazioni territoriali”.

“Tutti, noi compresi, siamo in sofferenza per i drammi, i sacrifici e l’incertezza del futuro determinati dalla diffusione del Covid-19. Riteniamo, però, che non si debba cedere a tentazioni e suggestioni di sorta; intanto perché, salvo eccezioni, la responsabilità e la partecipazione dei cittadini è stata in queste settimane esemplare. Peraltro, a causa dell’emergenza si è sviluppata largamente una solidarietà toccante, una coscienza individuale e collettiva forse inedita, senza dubbio preziosa per il ritorno alla normalità e alla vita quotidiana, nonché per alimentare insieme una cultura profonda del bene comune, in vero radicata nella storia e nello spirito degli italiani”.

Annalisa Cangemi

 

 

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