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martedì 16 Luglio 2024
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Il gelataio Simone De Feo spiega il rapporto tra gelato e alcol

De Feo: "Il mio obiettivo non è tradurre dei cocktail in gelato, ma portare in gelateria lo stesso tipo di approccio che usano i mixologist. Voglio far in modo che la materia prima venga valorizzata dagli altri ingredienti"

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Dalla sua Cremeria Capolinea a Reggio Emilia, il gelataio Simone De Feo spiega perché è difficile usare gli spirits in gelateria, ma anche che cos’hanno in comune i distillati e il dolce estivo più amato d’Italia. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Eugenia Torelli per il portale d’informazione Linkiesta.

Il rapporto tra gelato e alcol

REGGIO EMILIA – Estate, tempo di gelati, e da un po’ di anni il lato freddo della pasticceria ha saputo evolversi e innovare moltissimo, sia dal punto di vista tecnologico che ingredientistico. C’è chi ha cercato di scardinare i cliché di una produzione energivora, utilizzando corrente domestica e riducendo il consumo di acqua, e chi ha reso il gelato più inclusivo verso intolleranze a glutine e lattosio o verso diete a base vegetale, ma c’è anche chi è andato oltre, facendo leva sugli studi di biomedicina e alimentazione per creare gelati funzionali (lo fa un italiano a Cádiz).

Questi sono soltanto alcuni esempi all’interno di un settore che oggi è in grado di offrire vere e proprie esperienze gastronomiche in cono e coppetta.

Con la fisica però non si scherza e c’è un ingrediente che resta naturalmente difficile da impiegare, l’alcol.

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