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La Marzocco, il Ceo Guido Bernardinelli: «Non si è veri leader se nessuno ci segue»

Il Ceo dell'azienda toscana: “Credo che tutto dipenda nel bene e nel male dalla leadership e non dalla gerarchia. Esser al comando significa saper ispirare gli altri ad esser grandi. Il capo non è chi scala la montagna da sola, ma chi riesce a portare tutti in cima, dando un abbraccio a chi arriva sino alla meta e poi torna indietro ad aiutare i più lenti."

Guido Bernardinelli Ceo La Marzocco
Guido Bernardinelli Ceo La Marzocco

MILANO – La storia de La Marzocco, l’azienda toscana produttrice di macchine professionali del caffè, è anche un pezzo di quella che segna il più ampio successo dell’eccellenza del made in Italy: la conquista della fiducia oltre oceano è stato un processo lungo e stimolante, portato avanti da persone che hanno fatto la differenza per il brand: riportiamo dal sito theceomagazine.com la traduzione dell’intervista al Ceo-amministratore delegato de La Marzocco, Guido Bernardinelli. Attraverso il suo racconto in prima persona, è possibile esplorare l’evoluzione di un marchio storico e ancora oggi competitivo su scala mondiale.

Guido Bernardinelli rapito dal sole toscano e poi rimasto per la passione

L’attuale Ceo de La Marzocco ha trasformato il brand da uno riconosciuto soltanto in un mercato di nicchia, al leader del settore dello specialty coffee.

La prima volta che Guido Bernardinelli ha visitato lo stabilimento toscano de La Marzocco, era per declinare un’offerta di lavoro all’interno della stessa azienda.

“Il mio collega Lorenzo e io abbiamo guidato insieme da Milano a Firenze, solamente per una forma di cortesia nei confronti del nostro concorrente”, ricorda lui stesso. In effetti, all’epoca entrambi lavoravano per un’importante e ben più grande industria del settore delle macchine per il caffè.

Era un momento molto particolare per Bernardinelli. “Mia moglie aveva appena perso il suo impiego. Avevamo un bimbo da mantenere e un mutuo. Non pensavo assolutamente di poter scegliere di lavorare per un’azienda così piccola, con appena 10 impiegati”, continua Guido Bernardinelli.

Il racconto prosegue

“Per la durata dell’intero viaggio in auto, io e Lorenzo abbiamo discusso sul modo più adatto a comunicare a quelle persone meravigliose, il motivo per cui non potevamo trasferirci”. Come narra la storia, quella stessa chiacchierata non è mai accaduta.

Guido Bernardinelli: “L’antica fabbrica, la luce splendente dietro le colline toscane attraverso le finestre; l’acciaio inossidabile delle macchine, Piero Bambi, figlio del fondatore, che era quasi una figura paterna e un mentore per noi, che comunicava con una passione travolgente – riconosci subito la sensazione quando entri in un posto ricco di storia, di amore, che si tratta di un affare di cuore”.

Guido Bernardinelli, il numero 14 de La Marzocco

E la situazione si ribaltò. “Nel viaggio di ritorno al contrario, abbiamo discusso su come comunicare a quella che era la nostra azienda dell’epoca, che ce ne saremmo andati” ride Guido Bernardinelli. Lorenzo è presto diventato il numero 13 dell’azienda e Guido, il 14.

“Sono entrato con la visione di esser una guida verso la trasformazione”, racconta.

“Credo che tutto dipenda nel bene e nel male dalla leadership e non dalla gerarchia. Esser al comando significa saper ispirare gli altri ad esser grandi. Il capo non è chi scala la montagna da solo, ma chi riesce a portare tutti in cima, dando un abbraccio a chi arriva sino alla meta e poi torna indietro ad aiutare i più lenti.”

Diciotto anni dopo e 460 dipendenti più avanti

Guido Bernardinelli Ceo La Marzocco
Guido Bernardinelli Ceo La Marzocco

Guido Bernardinelli sembra aver raggiunto il suo obiettivo. La Marzocco ora è, con le sue stesse parole “cento volte più grande”, un’azienda manifatturiera leader nel campo delle macchine del caffè nonché apripista nel settore dello specialty.

“Quando abbiamo iniziato a muoverci in questo campo, molti dei nostri competitor erano ancora focalizzati su altri segmenti dell’industria. Nessuno aveva ancora intuito quanto grande fosse questo business e cosa sarebbero diventate le micro torrefazioni.” ricorda sempre Guido Bernardinelli.

“Noi invece ci siamo buttati a capofitto perché abbiamo notato che quel terreno era ancora non battuto dalle aziende produttrici di macchine e per cui saremmo potuti esser i pionieri. Pensando dei sistemi di design dedicati, commettendo magari degli errori prima ancora che qualcun’altro ci avesse persino pensato.”

Innovazione: non una novità per La Marzocco

Nel 1934 infatti, i fondatori Giuseppe e Bruno Bambi svilupparono e brevettarono il boiler orizzontale, che ora è quello standard per tutta l’industria. I sistemi di boiler si sono poi ulteriormente sviluppati sino alla creazione della tecnologia del dual boiler.

“Il dual boiler separa il vapore e l’acqua calda, cosicché uno non influisca con la temperatura dell’altra” spiega Guido Bernardinelli. “Ciò permette al barista di calibrare l’esatta temperatura per il caffè, senza influenzare il vapore per lavorare la crema del latte necessaria alla preparazione del cappuccino.

Infatti, ecco quello che accade nelle macchine a single boiler che ne possiedono uno soltanto riempito a metà con acqua e per metà dal vapore. Per ottenere una crema di latte bella schiumosa ma compatta, è possibile aumentare la pressione, con il rischio però di bruciare il caffè. Facendo il contrario, si ottiene un caffè migliore, ma producendo una crema piena di bolle”.

Seguendo le orme di suo padre, il figlio di Giuseppe, Piero, si è anche costruito una reputazione come rispettabile designer, in quanto mente dietro all’ideazione delle iconiche macchine La Marzocco, come la Gb5.

Una delle novità La Marzocco: la Kb90

Dotata di una caratteristica rivoluzionaria: il portafiltro Straigth-in, che elimina il passaggio del “bayonet ring twist”.

“Un portafiltro tradizionale è attaccato alla macchina da un innesto a baionetta, che richiede al barista un movimento della mano dalla sinistra verso destra, quando devono rimuovere gli scarti. Non proprio ergonomico” spiega Guido Bernardinelli.

Rimuovendo la baionetta, si riduce il rischio dell’infortunio conosciuto come “il polso del barista”

Oggi La Marzocco non è più solo nel campo degli specialty

“Quando gli altri hanno visto il nostro successo, hanno iniziato a muoversi verso la nicchia” racconta Guido Bernardinelli. Che non ha mai considerato questo fatto come un aspetto negativo. “Non siamo abituati a competere, dopo così tanti anni da soli su questo mercato. Tuttavia, credo che la concorrenza stia aiutando la nicchia dello specialty a espandersi.

Con la crescita di questo settore, è anche aumentata la consapevolezza. Ci sono molte industrie come la nostra che sollecitano i clienti, ispirati sempre più da macchine migliori che offrono un caffè preparato meglio.

Spesso parliamo di un caffè più sostenibile, con chicchi che ruotano attorno alle loro origini e raccontano le storie dei coltivatori.”

Un nuovo modo di intendere il caffè

“La base della piramide, che comprende un prodotto meno costoso indirizzato al mercato di massa, di solito tende ad allargarsi (cosa che tipicamente accade nelle altre industrie con più attori al suo interno). Ora invece stiamo assistendo al processo inverso: il mercato più grande si sta spostando verso la cima più alta e ristretta.

I consumatori oggi vogliono pagare di più per un buon caffè speciale e così i prezzi hanno iniziato a salire. Questo si spera possa significare margini migliori per tutti lungo la filiera, inclusi coloro che hanno da sempre avuto bisogno: i coltivatori. ”

Guido Bernardinelli, un leader carismatico

“Non siamo leader se nessuno ci segue. Aver tanti seguaci o concorrenti con i quali abbiamo rapporti amichevoli, ci spinge a rafforzare la nostra posizione. Può esser un lavoro arduo, ma ci sono parecchi lati positivi che ne derivano.

Possiamo trovare Guido Bernardinelli, quando riesce a trovare un momento di pausa da condividere, rilassarsi con una tazzina del suo espresso italiano preferito. Ma non vi aspettate che questo tempo duri a lungo con lui: “Ho contribuito a render migliore l’industria del caffè, ma non ho ancora finito.”