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Con Giovanna De Vecchi entriamo nel bar dove la macchina si chiama Rosita

Ovunque si viaggi non è importante esser in vacanza oppure in giro per affari: quello che conta sempre è la ricerca della qualità nei bar in cui ci si imbatte sulla via. Fonti di storie, ispirazione e sorprese piacevoli per un amante della bevanda

giovanna de vecchi
Giovanna De Vecchi

MILANO – Giovanna De Vecchi è comparsa già più volte tra queste pagine come amministratrice delegata De Vecchi Giuseppe Srl, donna del caffè, imprenditrice: insomma un quadro completo…o quasi. Ad arricchire ulteriormente il suo profilo, condividiamo un suo breve racconto che la stessa ha voluto far presente ai lettori.

Una visione da uno sguardo interno, della giornata vacanziera di questa imprenditrice che in qualche modo resta sempre attiva anche durante un periodo di respiro come quello estivo. Occhi puntati alla qualità, anche lontani dal posto di lavoro.

Giovanna, una sua giornata che comincia con Rosita

“Come si fa a non voler bene a Rosita?”.

Siamo a Sarzana in provincia di L Spezia, fa caldo e, seguendo la mia regola che esige che prenda l’espresso nello stesso posto in cui mangio, mi appropinquo nell’afa post prandiale per le vie di questa deliziosa cittadina.

In questo luogo, Liguria e Toscana si toccano e lo percepisco per quel misto di accenti scivolati e di piatti al profumo di pesto.

La scelta del bar dove prendere l’espresso parte da una prima macro analisi, il brand, sviluppandosi poi con la sbirciatina interna, macchina, macinino ed infine non ultimo il barista.

Decido, entro

Barista super professionale, brandizzato naturalmente. Macchina impeccabile, anche se un po’ datata. Leggo il nome del service (che riconosco molto bene) e così sono certa che anche l’assistenza dovrà esser decisamente all’altezza degli anni della macchina.

Espresso buono, “Zucchero? “, “No grazie ” ed il barista mi guarda e dice “Le piace Rosita?”. “Rosita?” risponde Giovanna, basita

“Si, Rosita, la mia fedele amica”.

Capisco che si riferisce alla macchina per l’espresso. Poi aggiunge soddisfatto: “Ha i suoi anni, certo, ma come si fa a non voler bene a Rosita? L’è la mia miglior amica!”. E sorride stendendo il braccio sui tre porta filtri.

Va bene, ora penserete “ma quante storie, che romanticismo fuori luogo” e forse un po’ avete ragione ma, credetemi, un buon barista non può non amare la propria macchina, prendersene cura, pulirla e mantenerla a regola d’arte.

Che poi la macchina si chiami Rosita è un’altra storia!

Buon caffè espresso a tutti!