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Il Gilli di Firenze ancora chiuso: il lockdown lascia a casa 60 dipendenti

Veder chiuso ancora oggi uno dei caffè-icona di Firenze nel mondo, è una ferita al cuore. Marco Valenza, titolare insieme alla madre Linda e alla sorella Sonia anche dello storico Caffè Paszkowski sempre in piazza della Repubblica, a malincuore, è stato costretto a prendere questa decisione

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Una delle sale del Gilli

FIRENZE – Il lockdown causato dallo scoppio della pandemia ha messo a dura prova l’intero settore dei pubblici esercizi: in ginocchio non solo le attività più recenti, ma anche i locali storici. Tra questi, il Gilli di Firenze, che di fronte alla crisi non è riuscito a riaprire nella Fase 2: un esempio di quanto sia estrema la difficoltà in cui versano questi luoghi di ritrovo in tutta Italia, nessuno escluso. Leggiamo la notizia di Rossella Conte, su lanazione.it.

Gilli a Firenze ancora in stop

È il più antico caffè di Firenze, Gilli (ha alzato la sua saracinesca per la prima volta nel 1733), diventando un punto di ritrovo per intellettuali e artisti. Adesso, il bandone abbassato di Gilli, uno dei caffè-icona di Firenze nel mondo, è una ferita al cuore. Marco Valenza, titolare insieme alla madre Linda e alla sorella Sonia anche dello storico Caffè Paszkowski sempre in piazza della Repubblica, a malincuore, è stato costretto a prendere questa decisione.

Quando pensate di riaprire?

“Non abbiamo ancora una data purtroppo, viviamo alla giornata. Abbiamo deciso di aprire il Caffè Paszkowski ma non stiamo facendo grandi affari, più che altro lo facciamo per dare un segnale alla città e garantire un servizio. Non ci sono turisti né residenti. È dura andare avanti così”.

Dal 10 marzo il Gilli è chiuso. Un grosso danno per un’attività come la vostra che dà lavoro a decine di famiglie?

“Dall’inizio del lockdown abbiamo perso quasi 3 milioni di euro di fatturato. E abbiamo sessanta dipendenti in cassa integrazione. Tra l’altro, a qualcuno è arrivata mentre altri hanno percepito solo i primi due mesi. Da parte nostra, nonostante il periodo di grande difficoltà che stiamo vivendo, stiamo cercando di aiutare tutto il nostro personale. A chi ce lo ha chiesto abbiamo dato anche un anticipo sul Tfr”.

A Firenze e in tutte le città d’arte i locali dei centri storici soffrono

“Esatto. I nostri locali ora si ritrovano in strade disabitate: negli ultimi venti anni, con il progressivo decentramento verso le periferie di tanti servizi, parecchi residenti si sono trasferiti. Oggi poi non possiamo contare nemmeno sull’afflusso di visitatori. Abbiamo un milione di euro di affitto e 240mila euro di suolo pubblico da pagare per i due caffè di piazza della Repubblica e oltre cento dipendenti a cui assicurare uno stipendio. Ripeto: arduo andare avanti così”.

Cosa posso fare le istituzioni per aiutare il Gilli?

“Le istituzioni devono fare qualcosa. Non possiamo più aspettare. La politica deve riportare i cittadini e le famiglie a vivere le nostre piazze, solo se ci riuscirà avrà fatto il proprio dovere”.

Vedere il bandone abbassato di un negozio storico è una ferita per tutti.

“In tanti ci scrivono chiedendoci quando riapriremo e i nostri dipendenti sono seriamente preoccupati anche perché a oggi non siamo riusciti ancora a vedere uno spiraglio di luce. Credo che i locali storici, e non parlo solo di Gilli, quelli che continuano a portare avanti la storia e la tradizione delle città, andrebbero difesi”.