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Orizzonte caffè: come si evolvono i consumi nel lontano Giappone

La pandemia qui ha incentivato la rivoluzione digitale, accelerando l'utilizzo di nuovi metodi di distribuzione. Quando Streamer Coffee Company ha dovuto chiudere i suoi locali offline, hanno aperto un negozio online che vendesse i grani e mantenesse i contatti con i clienti

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Una delle catene di caffetterie in Giappone | Tommaso Barbetta

GIAPPONE – Diamo un’occhiata dall’altra parte del mondo, all’Oriente: questo è un terreno di sfida per il settore caffè, che da sempre deve fare i conti con una cultura legata a doppio filo a un’altra bevanda calda, ovvero, il tè. Per questo è importante monitorare il mercato del Giappone, per capire come si evolve e così, adattare l’offerta e le strategie aziendali. A questo proposito abbiamo ripreso l’articolo Spencer Cohen e Tommaso Barbetta per il sito japantimes.co.jp.

Giappone e caffè: sarà amore?

Akira Nagai ha 73 anni e negli anni ha dovuto affrontare diversi alti e bassi da proprietario del Coffee Ashi. Prepara nel suo angolo cucina cibo e caffè, tra le pentole, le padelle e tende di plastica. I clienti regolari per fortuna sono aumentati negli ultimi tempi.

A parte ora con l’arrivo della pandemia, nuovi avventori hanno iniziato a farsi vedere nel locale di Nagai. Sono di solito clienti della zona, che sono meno propensi a percorrere grandi distanze per bere il proprio caffè e così questa nuova tendenza ha favorito i posti come il Coffee Ashi in Giappone.

Sembra che in Giappone stia soffiando aria nuova

Cifre alla mano, la svolta recente verso il caffè in Giappone riguarda più che altro il passaggio dalla consumazione in negozio a quella casalinga. Key Coffee, uno dei principali distributori con sede a Tokyo, ha di recente riportato una crescita dell’oltre 30% delle vendite per i prodotti domestici.

In ogni caso, “C’è qualcosa nelle caffetterie che non possono trovare una spiegazione nei numeri. Parliamo di un terzo luogo oltre casa e ufficio” afferma Terutaka Yamaji, fondatore della Streamer Coffee Company, pioniere della terza onda degli specialty coffee shop. Per lui questi luoghi supportano la socialità anche a superare il Covid e trovare nuove forme di adattamento.

In Giappone i coffeeshop trovano una nuova normalità

La pandemia qui ha incentivato la rivoluzione digitale, accelerando l’utilizzo di nuovi metodi di distribuzione. Quando Streamer Coffee Company ha dovuto chiudere i suoi locali offline, hanno aperto un negozio online che vendesse i grani e mantenesse i contatti con i clienti.

Un fenomeno che di solito rafforza il legame tra il consumatore e il gestore che dovrebbe poi in un secondo momento portare al ritorno dell’utente ad acquistare in loco. Ma non in tutte le zone del Giappone ha lo stesso effetto: a Ginza ad esempio, come testimonia la titolare Fujihiko Hayashi, il dislocamento online non è una strategia vincente.

Sembra quasi essere una contraddizione quella tra il digitale e il locale in Giappone, ma di sicuro ha fatto emergere come la cultura del caffè in questi luoghi sia intesa in due modi differenti.

Per alcuni il coffee shop è un luogo per ricaricarsi, per altri è il posto dove trovare un buon caffè

E una cosa risulta altrettanto evidente: in uno stadio più avanzato dell’emergenza, si può già affermare come le innovazioni e le alterazioni impatteranno su un ulteriore sviluppo della cultura del caffè in Giappone (come altrove).