mercoledì 28 Febbraio 2024
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Funghi Espresso, l’avventura del riciclo dei fondi di caffè, nata nel 2014

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Dalla Corte
Demus Lab - Analisi, R&S, consulenza e formazione sul caffè

MILANO – Le start-up del caffè sono in crescita, in termini di numero e di idee innovative. Per fortuna, aggiungiamo, perchè la ricerca e le novità nel settore sono sempre necessarie. Di Funghi Espresso, impresa di Antonio di Giovanni, nata per il riutilizzo dei fondi di caffè per coltivare miceti, ne avevamo già parlato. Ma l’indagine non si è fermata lì: proponiamo di seguito un’intervista per scoprire il mondo dietro questo esempio di economia circolare.

Da dov’è nata l’idea di concentrarsi proprio sugli scarti del caffè per ricavarne addirittura dei pesci?

“Il percorso che ha portato alla creazione di Funghi Espresso inizia nel marzo 2013; quando Rossano Ercolini, coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, nonché vincitore Premio Goldman Prize 2013, apre il caso studio sul riutilizzo del fondo di caffè in agricoltura. Presentato già all’interno dello showroom “Il gusto di un caffè sostenibile”.

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Antonio di Giovanni in fungaia

Dal caso studio, il Centro di Ricerca Rifiuti Zero. Con la collaborazione di Antonio Di Giovanni (membro del team operativo), realizza il progetto pilota di
educazione ambientale “Dal caffè alle proteine”. Che ha visto la partecipazione di circa 200 alunni dell’Istituto comprensivo Ilio Micheloni alla coltivazione di funghi (Pleurotus Ostreatus).

Utilizzando come substrato proprio il fondo di caffè. In seguito a questa sperimentazione, nel 2014, inizia l’avventura di Funghi Espresso.

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Funghi Espresso grazie al suo modello ispirato ai processi naturali, produce cibo sano e nutriente a partire da uno scarto, il fondo di caffè

Infatti, grazie alle caratteristiche chimico-fisiche del fondo di caffè è possibile produrre ottimi funghi del genere Pleurotus. Il substrato esausto della funghicoltura viene trasformato in humus di lombrico. Grazie all’aiuto prima dei batteri e successivamente dei lombrichi.

L’humus, poi viene utilizzato come ottimo ammendante organico per le piante da orto e da giardino. Mentre una piccola parte dei lombrichi viene utilizzata per originare un nuovo ciclo, quello dell’acquaponica, dove i pesci trasformano questo apporto proteico in sostanza organica, grazie alla quale le piante crescono in modo naturale.”

E’ stata fondamentale la collaborazione con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero

Ora avete il sostegno dell’Istituto tecnico agrario di Firenze: questo scambio continuo tra strutture di formazione e impresa.

Come funziona?

“Il nostro progetto nasce proprio dalla collaborazione con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori. Abbiamo avuto tanti riconoscimenti dalle istituzioni, (vedi riconoscimenti file descrizione Funghi Espresso). Per questo l’Istituto Tecnico Agrario di Firenze ci ha dato la possibilità di essere ospitati all’interno della scuola. In cambio noi offriamo formazione gratuita per gli studenti.”

Ci sono per caso delle grandi aziende del caffè che si sono interessate alla vostra start-up?

“In questi anni abbiamo avuto occasione di parlare con grandi nomi del caffè come ad esempio Illy. L’unico problema che il nostro progetto è un progetto locale a km0 e poco si sposa con la filosofia delle grandi aziende.”

In termini di cifre: la vostra è un’attività redditizia, che crea profitto? Quali sono i vostri obiettivi di fatturato?

“La nostra attività al momento genera due posti di lavoro, il mio e quello del mio collaboratore. In termini di fatturato puntiamo sicuramente ad aumentare la redditività attraverso un nuovo progetto che al momento non possiamo svelare perché ancora in fase di preincubazione.”

Come avete convinto ad aderire i locali che poi hanno partecipato a questa iniziativa sostenibile?

“I bar sono i primi a capire l’importanza di quello che facciamo. Ogni giorno buttano via dai 5 ai 10 kg di fondo di caffè. Loro sono entusiasti di poter contribuire ad un percorso virtuoso come il nostro, infatti hanno aderito tutti senza nessun problema.”

Avete intenzione di estendere il progetto, coinvolgendo anche dei bar al di fuori di Firenze?

“Al momento recuperiamo il fondo di caffè in 10 bar della zona di Novoli circa 1,5 ton al mese. A Firenze ci sono più di 500 attività quindi ogni anno si producono circa 500 ton di fondo di caffè. Diciamo che ne abbiamo ancora un po’ di lavoro da compiere dentro Firenze prima di pensare a rivolgerci fuori.”

Voi vi occupate anche di formazione, per permettere di replicare il vostro modello: sono in tanti ad aderire e in genere di che target si tratta?

“Si esatto abbiamo attivato da due anni un training di formazione per permettere alle persone di avvicinarsi e toccare con mano il nostro mondo. Le persone che si avvicinano al nostro corso sono le più diverse, dall’ex-impiegato di banca in pensione, all’attore italo americano.

Come ci si può iscrivere?

“Basta inviare una email ad antonio@funghiespresso.com e visitare il sito nella sezione training e formazione.”

Avete anche un angolo dedicato alla cucina: come avete pensato e realizzato le ricette? Avete collaborato con degli chef?

“Si esatto, collaboriamo con lo chef Marco Vitale (chef vegano) che cura le nostre ricette. Ad esempio abbiamo realizzato la moka Funghi Espresso (vedi qui)”

Quali gli sviluppi futuri previsti per Funghi Espresso?

“Stiamo elaborando un progetto per la città di Firenze. La nostra idea è quella di realizzare la prima grande urban farm della città, a due passi dal centro storico.

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