Home Bar Caffetteria I baristi sul...

I baristi sulle Frecce insistono per poter riaprire e lavorare a bordo dei treni superveloci

"Siamo in ginocchio – scrivono – il servizio bar è chiuso completamente da quasi un anno, diverse tipologie di servizi vengo inseriti durante il mese e poi sospesi. Abbiamo famiglie a casa, anche noi muti da pagare, affitti, bollette, finanziamenti. Dateci l’opportunità almeno di garantire i servizi minimi, dove possiamo lavorare tutti, un paio di settimane al mese, garantendo un servizio minimo a chi paga il prezzo del biglietto a prezzo pieno"

frecciarossa
Si riaprano i bar sui treni

MILANO – Una richiesta più che comprensibile arriva dal personale dei bar sui mezzi Frecciarossa: tornare a lavorare. Il servizio su questi treni infatti, è rimasto praticamente fermo per via dello scoppio della pandemia ed ora è diventato insostenibile per chi dipendeva da questa occupazione. Un problema di tipo economico, che ora rischia di trasformarsi nell’ennesima emergenza. Leggiamo la notizia di Andrea Gianni su ilgiorno.it.

Frecciarossa: i bar ancora ridotti ai minimi

Il loro compito è quello di “coccolare i clienti” sui treni Frecciarossa che attraversano l’Italia, garantendo caffè, bevande, snack e piatti caldi durante i viaggi. Un lavoro sconvolto dall’emergenza sanitaria, che ha ridotto ai minimi termini i trasporti e ha congelato i servizi sui treni. Per questo i dipendenti della multinazionale francese Elior, che attraverso la divisione Itinere gestisce la ristorazione sulle linee dell’alta velocità, hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e a Trenitalia, firmata Staff Itinere per le Frecce.

“Siamo in ginocchio – scrivono – il servizio bar è chiuso completamente da quasi un anno, diverse tipologie di servizi vengo inseriti durante il mese e poi sospesi. Abbiamo famiglie a casa, anche noi muti da pagare, affitti, bollette, finanziamenti. Dateci l’opportunità almeno di garantire i servizi minimi, dove possiamo lavorare tutti, un paio di settimane al mese, garantendo un servizio minimo a chi paga il prezzo del biglietto a prezzo pieno”.

Chiedono di ripristinare, almeno in parte e in condizioni di sicurezza, i servizi a bordo

In modo da poter rientrare al lavoro dopo quasi un anno di Fondo di integrazione salariale, l’ammortizzatore sociale per il loro settore che riguarda quasi tutti i lavoratori, tremila in Italia. “In questo periodo faccio 2-3 viaggi al mese mentre prima del Covid lavoravo tutti i giorni”, spiega Claudio, addetto sulla tratta Milano-Roma che parla a nome di tutti i colleghi che hanno deciso di far sentire la propria voce scrivendo a Conte. “L’azienda ha già tagliato tutti i contratti a termine – prosegue – e siamo molto preoccupati per il futuro. Vogliamo poter tornare a fare il nostro lavoro, che è quello di coccolare i viaggiatori e fornire loro un servizio di qualità”.

Elior, infatti, aveva ridotto a uno il numero degli operatori in itinere a bordo dei FrecciaRossa e FrecciaArgento “a seguito delle conseguenze della pandemia”

Per 17 italiani addetti al servizio di ristorazione che Thello (controllata da Trenitalia) aveva affidato all’impresa Gate Gourmet sui Milano-Parigi soppressi, è invece già scattato il licenziamento: sono ora in corso trattative per ricollocarli. Sono solo alcune delle situazioni di crisi generate dalle limitazioni degli spostamenti, dei viaggi per affari e per turismo, che ha terremotato tutti i settori legati al trasporto ferroviario e aereo.

Solo in Lombardia sono migliaia i posti di lavoro in bilico, per ora “congelati“ dagli ammortizzatori sociali che hanno garantito agli addetti un reddito di base, nella maggior parte dei casi sotto i mille euro al mese. E i tempi della ripartenza dipendono dall’andamento dei contagi e della campagna vaccinale. Problemi che riguardano anche i lavoratori delle società di servizi agli aeroporti di Linate e Malpensa, come Airport Handling, dove i livelli di traffico sono ancora ben lontani dalla sostenibilità. Il rischio è quello di una tabula rasa, che si tradurrebbe in licenziamenti di massa e condizioni peggiori per i lavoratori “salvati“.