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Finché il caffè è caldo: la storia del rito della tazzina trapiantata ad Oriente

Caso editoriale in Giappone, il romanzo d’esordio di Toshikazu Kawaguchi ha conquistato i lettori di tutto il mondo unendo il fascino del mistero alla delicatezza dei sentimenti

finché il caffè è caldo
La copertina del libro

MILANO – Il Natale si avvicina e così si pensa già ai possibili regali da comprare per amici e familiari. Se si conosce qualcuno che ama molto la bevanda così come la letteratura e magari ha pure una fissazione per gli autori giapponesi, allora il gioco è fatto: Finché il caffè è caldo sta diventato un caso editoriale che certo non può sfuggire all’attenzione degli interessati. Condividiamo la recensione di Francesca Turchi su nanopress.it.

Finché il caffè è caldo: un libro che unisce Oriente e Occidente

In una caffetteria speciale, popolata di personaggi eccentrici, è possibile tornare nel passato e rivivere un momento particolare, quello con cui si identifica una scelta sbagliata o un rimpianto.

Il cerimoniale è rigoroso, la caffettiera e la tazza ad esso dedicate sembrano oggetti quasi sacri, e le regole da rispettare sono tante.

Le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè. Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente.

Per tornare nel passato, bisogna sedersi solo e unicamente su una sedia particolare e non ci si può muovere di lì.

C’è un limite di tempo (bere il caffè finché è caldo)

Sono proprio tutte queste regole a far spesso desistere quelli che, incuriositi dall’antica leggenda sui viaggi nel passato, entrano nel caffè.

Cosa accade se non si rispettano le regole? Che succede? Ci si trasforma in un fantasma, come la donna vestita con abiti leggeri intenta a leggere un libro che occupa proprio quella sedia.

Anche sedersi sulla sedia rappresenta un problema, perché la donna, il fantasma, vive nella caffetteria e si alza dalla sedia una sola volta al giorno, per andare in bagno (e mai alla stessa ora).

Non sono quindi molti a voler tornare indietro, soprattutto per via di quella regola che non permette al presente di cambiare

E allora, a queste regole, perché qualcuno decide comunque tornare indietro? Lo si scopre leggendo questo romanzo delicato, tutto ambientato all’interno di questo antico caffè arredato in stile retrò, con tre orologi appesi ai muri, ognuno indicante un orario diverso.

In una atmosfera irreale, sospesa tra ciò che è stato e ciò che è, una nebbia avvolge chi va e chi torna e si torna sempre cambiati, profondamente.

Spesso più tristi, questo è vero, ma con una piena e totale consapevolezza di quale orientamento si intende dare al proprio presente. Potrebbe sembrare un romanzo malinconico, ancorato ai rimpianti e ai rimorsi, ma non lo è. È un’opera di profondo ottimismo che sottolinea l’importanza delle scelte ancora da compiere e la necessità di lasciar andare il passato.