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Fallita Ecc, prima azienda a sfidare Nespresso con le compatibili biodegradabili

Il direttore generale Philippe Nicolet: "Le nostre disavventure conseguenza di una strategia di sfinimento condotta sin dal 2010 da Nespresso". Il fondatore Jean-Paul Gaillard: "Una sfida ad armi impari"

Il fondatore di Ethical Coffee Company, Jean-Paul Gaillard

FRIBURGO (Svizzera) — Ethical Coffee Company (Ecc), storico rivale di Nespresso, rischia di uscire definitivamente di scena. La società friburghese, prima azienda in assoluto a commercializzare delle capsule compatibili, è stata infatti dichiarata fallita dal Tribunale della Sarine. Contro la decisione è già stato depositato ricorso al Tribunale cantonale.

«Prosciugata da questa guerra, ECC ha volontariamente annunciato la propria insolvenza quest’estate», ha dichiarato oggi all’agenzia finanziaria Awp il direttore generale del fabbricante di capsule biodegradabili Philippe Nicolet, che confida tuttora di poter evitare la bancarotta.

«Abbiamo un piano che rappresenta la miglior soluzione possibile nell’interesse dei creditori» ha infatti aggiunto. Il giudizio sul ricorso è atteso entro fine anno.

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Ecc ha sede a Friburgo e dispone di uffici anche a Losanna; il suo organico si è notevolmente ridimensionato e conta attualmente meno di dieci dipendenti.

Al suo apice impiegava una cinquantina di persone nel suo sito di Ville-la-Grand, nel dipartimento francese dell’Alta Savoia, e realizzava un fatturato tra i 10 e i 20 milioni di franchi. Stando a Nicolet, la produzione è stata interrotta da un mese.

Fondata dall’ex ceo di Nespresso

L’atto costitutivo della società risale al 2008. A fondarla fu Jean-Paul Gaillard, ceo di Nespresso dal 1988 al 1997, e artefice del successo planetario del sistema di casa Nestlé. Ecc si è lanciata in un annoso scontro frontale a colpi di denunce, sentenze, ricorsi e richieste di risarcimento contro Nespresso.

Oggetto principale del contendere, l’introduzione da parte di Nespresso nelle proprie macchinette di un meccanismo che impediva l’uso delle capsule biodegradabili prodotte dalla piccola azienda friburghese.

Dall’anno scorso Ecc ha infine smesso di produrre i suoi serving “Nespresso-compatibili” ritenendoli ormai un business con margini minimi. Nicolet ritiene che le disavventure di Ecc siano la conseguenza di una strategia di sfinimento condotta sin dal 2010 da Nespresso.

Lo stesso Gaillard, in un’intervista pubblicata a marzo dalla HandelsZeitung, aveva fatto notare che la sfida alla multinazionale si era svolta ad armi impari.

Il quotidiano di Friburgo La Liberté riporta anche la posizione di Nespresso sulla vicenda.

«Ecc ha perso la maggior parte delle procedure legali intentate in questi otto anni, anche se qualcuna è ancora in corso», ha detto alla testata romanda la portavoce Claudia Afonso. «Siamo una delle numerose aziende a cui devono dei soldi», ha fatto notare.

Nicolet non ha voluto replicare a queste dichiarazioni, ma ha comunque definito “drammatico” il fatto che Nestlé «abbia stroncato sul nascere un prodotto interamente biodegradabile».