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Cosimo Libardo: «Nel board della Sca per dare più peso all’Italia e all’Europa»

Cosimo Libardo sca
Cosimo Libardo, Ad di Carimali, durante il suo intervento al Trieste Coffee Experts

MILANO – Cosimo Libardo toglie i panni di amministratore delegato Carimali e veste quelle del politico. Che per altro ha già rivestito in passato, come presidente Scae e con altri incarichi. Ora punta ancora a Sca (Specialty Coffee Association). Com’è il contesto attuale?

“Io credo che il nostro settore oggi viva un periodo particolare. Da ex Presidente dell’Associazione europea, ho osservato il modo di lavorare della Sca e come il mercato sia cambiato nel frattempo. Descrivendo la situazione attuale, potrò spiegare meglio il mio punto di vista e, conseguentemente, cosa potrei apportare con la mia presenza nel Board of Directors.”

“In futuro, il buon sapore nel caffè, non soltanto sotto forma di espresso, sarà disponibile in sempre più luoghi grazie a nuove tecnologie estrattive che lo renderanno fruibile attraverso macchinari “portatili” – obiettivo ad esempio dell’induzione magnetica – e packaging innovativo (capsule, lattine, bottiglie, fiale con prodotto liofilizzato, …) che ci permetteranno di portarcelo in aereo o in macchina, in campeggio o su spiagge remote.”

“Fino ad oggi questi packaging e tecnologie alternative producevano prodotti di opinabile qualità, ma sul panorama mondiale ho personalmente assaggiato cose eccelse che mi hanno fatto riflettere sul futuro del settore. Il risultato sarà verosimilmente un ulteriore frazionamento dei consumi al bar: le macchine vending o i supermercati permetteranno di prendere un buon caffè in lattina e poi riscaldarlo in tazza a casa, in ufficio o in campeggio, senza la necessità di spostarsi nel coffee shop per poterne prendere “uno buono”.

“La conseguenza è che si creerà un aumento complessivo del consumo, ma non sarà più il bar l’unico luogo d’elezione in cui ciò avverrà o, quantomeno, verrà ridimensionato il ruolo del bar come crocevia del consumo del caffè fuori casa.”

“Lo scenario di cui sopra è molto più reale di quanto sembri, basti vedere i dati sul consumo medio al bar e la contemporanea comparizione di tutta una serie di bevande di cui il caffè è diventato un semplice ingrediente. In questa fase la SCA deve rafforzare l’impegno nel supporto dei bar che fanno qualità offrendo un buon prodotto, elevandoli rispetto alla concorrenza, non solo perché tecnicamente più bravi, ma anche aiutandoli a creare un modello economico di riferimento che permetta a chi opera nel settore del bar di diventare più bravo a gestire il suo business facendo cassa e profitti: in sostanza associare eccellenza del caffè in tazza a profitti più alti, per resistere a questa ulteriore evoluzione del mercato mondiale, sostanzialmente rafforzandone le eccellenze.”

“L’Italia con la sua radicata cultura dell’espresso al bar ha una situazione più locale e difendibile che però solo rallenterà queste tendenze di consumo ormai consolidate a livello internazionale.”

“Poi ci sono considerazioni da fare sul principio della filiera produttiva del caffè: nei Paesi d’origine, chi produce caffè soffre. C’è bisogno di creare un nuovo modello di trade (determinazione del prezzo) per i caffè speciali, che permetta ai caffè di qualità più elevata di emergere sul mercato e non dipendere dal «C» Market della Borsa di New York che, con i suoi fenomeni speculativi e un’offerta guidata da Brasile e Vietnam, non riflette la realtà economica di tutti i Paesi produttori, generando prezzi ingiusti e non sostenibili per la maggior parte dei produttori che fanno qualità.”

“Il nuovo modello di fissazione del prezzo dovrà inoltre essere imitabile dal contadino, che non è molto istruito ma che può prendere esempio dal suo vicino che invece lo è, per determinare la svolta delle modalità di scambio.”

“Pensiamo al Cup of Excellence: il contadino non deve sapere come si forma il prezzo, deve solo mettere il suo caffè all’asta. E così viene venduto a un costo più elevato.”

“Probabilmente quindi, quello che manca tra il Cup of Excellence, che funziona per i più alti livelli qualitativi, e il C Market, nella parte bassa del mercato, è un sistema che permetta di vendere ciò che sta nel mezzo: caffè specialty che siano oltre gli 80 punti di cupping score anche se non di fascia altissima ma sempre puliti nel sapore e differenti da quelli commerciali.”

“In tutto questo scenario, io vorrei aiutare la SCA portando la mia visione a livello di board, per convincere SCA a investire più risorse proprio nel supporto dei due anelli più a rischio della catena del caffè.”

“Perché secondo me c’è bisogno di creare una connessione emotiva con i soci in quella che, forse, è diventata un’associazione troppo distaccata, troppo transattiva, come risultato della sua rapida crescita. Oggi bisogna invertire tendenza e ancorarsi di nuovo al territorio.”

“Questo significa rafforzare la rappresentanza europea nel board, così come quella dei produttori di macchine del caffè, che oggi sono divenuti una minoranza nel board. Per ultimo, la mia passata esperienza nella gestione della membership di un’organizzazione non profit Europea, che coinvolgeva 24 paesi, potrebbe tornare utile all’SCA a livello mondiale.”

Aggiunge Libardo: “Per essere chiari: da Vice President con delega alla membership, ho diretto la riforma dei sistema dei chapter in Europa, che poi è stata adottata dalla SCA a livello mondiale. In più ho ideato, pianificato e seguito, come presidente SCAE, la creazione del Barista guild of Europe che puntava a ri-professionalizzare il ruolo del barista, dando nuovo lustro a quello che una volta era considerato un mestiere, e a creare una community di talenti utilizzabili dalle aziende del settore. Diciamo quindi l’esperienza non manca… e nemmeno le idee, che intendo mettere a disposizione dell’interesse dei soci membri, come volontario.”

Recentemente è apparsa la sua foto per invitare alla votazione: in che fase siamo adesso?

“E’ un po’ complesso il processo. La Scae (Specialty Coffee Association of Europe) aveva un sistema più semplice: un iscritto veniva nominato dai soci per essere aggiunto alla lista dei candidati. Chi prendeva più voti veniva eletto al board europeo seguendo la regola di un socio – un voto. Gli americani della Scaa (Specialty Coffee Association of America) invece utilizzavano il sistema dei grandi elettori: il board veniva scelto non dai membri soci ma da grandi elettori nominati. Quando le due associazioni sono state fuse, anche il metodo elettorale è stato unito creando un ibrido in due fasi.”

“Per cui come funziona oggi: c’è una prima selezione in cui praticamente è lo stesso comitato del board che sceglie i futuri membri dello stesso. Ogni anno sei candidati vengono scremati tra 40 o 50 che manifestano interesse. In base alle competenze che servono al board stesso.”

“Ma questo modello è un po’ troppo autoreferenziale per cui si è deciso di dare voce anche ai soci membri attraverso il processo di petizione: nel caso in cui i soci membri decidano di nominare qualcuno e questo candidato raccolga 100 firme, il suo nome dovrà essere di diritto aggiunto alla lista dei sei nomi da votare.”

“Ecco perché io lo scorso settembre ho organizzato questa petizione per poter essere aggiunto alla lista, cosa che è fortunatamente successa. A novembre ci sarà la votazione finale che, in questo caso, vede 7 nomi per sei posti.”

Come si vota?

“Rispetto alla fase di petizione credo Sca renderà il processo più fluido: invierà una e-mail a tutti i soci con un link per votare. Se sei un socio attivo che ha pagato la membership prima di novembre, puoi votare. L’associazione verosimilmente chiederà dati a chi vota come numero membership e nome e poi proporrà la lista dei sette candidati. Se ne potranno votare fino a 6 di nomi, in quanto i posti sul board sono sei. Molto spesso non tutti votano sei nomi, ma il limite massimo è quello. I suggerisco di votare non solo per me, ma anche per il greco Konstantinos Konstantinopoulos della catena Coffee Island e per Burak Alici di Ditta Artigianale. Persone che aiuteranno l’Europa ad avere maggior peso nelle strategie future.”

“Apprezzerò sicuramente il sostegno ricevuto e cercherò di ricambialo rappresentando il punto di vista italiano nel mondo. Che, assieme a quello più ampio europeo, si è perso negli ultimi tempi. Vorrei che noi avessimo una presenza maggiore e più bilanciata. Teniamo presente che dei sei nomi proposti dal board, 4 sono americani e solo due di appartenenza alla sfera europea (ai quali adesso si è aggiunto il mio facendoli diventare tre): penso quindi che gli equilibri debbano esser riformulati. Non tanto per un discorso di battaglie continentali, o per protezionismo: siamo una trade association che promuove la crescita del mondo dei caffè speciali e la sua ricchezza si crea proprio quando tutti i punti di vista sono rappresentati.”

L’Italia è stata spesso rappresentata ai massimi livelli dell’associazione europea. Ora no. Nella sede di Londra, di italiani non ce ne sono molti, tra staff e commissione

“Diciamo che nel comitato finance oggi ci sono solo io di italiano. Chiaramente c’è bisogno di avere competenze di bilancio: non tutti i soci membri le hanno. E’ vero però che manca la nostra presenza a livello direttivo di uno dei chapter più importanti, come quello italiano e che, più in generale, tutta l’Europa sia poco rappresentata.”