martedì 20 Febbraio 2024

Ice Arabica: ecco come i trader cercano di ricertificare il caffè che non sono riusciti a vendere

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MILANO — Le scorte certificate dell’Ice Arabica, un importante indicatore di mercato, continuano a crescere. Ieri, mercoledì 31 agosto, sono risalite a 672.585 sacchi: un dato ancora bassissimo, ma nettamente al di sopra del minimo storico di 571.580 sacchi toccato il giorno di Ferragosto. Intanto, i report specialistici segnalano un fenomeno anomalo.

Vari operatori starebbero infatti cercando di certificare nuovamente delle partite di caffè già ammesse a suo tempo alla borsa e successivamente vendute. Un’operazione perfettamente lecita, anche se inconsueta, che riguarderebbe complessivamente, secondo stime, quasi 270 mila sacchi.

La celebre analista Judith Ganes, di J.Ganes Consulting, non ha dubbi: si tratterebbe di lotti di caffè di origine brasiliana, già certificati tra novembre 2020 e maggio 2021 e successivamente venduti sul mercato fisico.

Se tali lotti fossero rimasti ininterrottamente per tutto questo tempo nei magazzini della borsa newyorchese, oggi sarebbero soggetti a sconti temporali compresi tra i 4,25 e i 7,25 centesimi per libbra, sostiene Ganes.

Ma se le partite saranno nuovamente promosse, il caffè sarà considerato come nuovo.

Va detto però che il processo logistico di certificazione è molto severo. Nei magazzini autorizzati vengono estratti dei campioni della partita da certificare, che sono spediti alla Stanza di valutazione (Grading Room) dell’Ice.

Qui essi sono classificati in base a tazza, difetti, colore e profumo. Dopo la classificazione del caffè, la borsa emette il verdetto, che può essere, appunto, “promosso” o “respinto”.

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